FALLI DA DIETRO, SERIE A: IL FESTIVAL E’ AL SAN PAOLO

DI NELLO MASCIA

FALLI DA DIETRO – COMMENTO ALLA 24^ GIORNATA DEL CAMPIONATO

Il Festival è al San Paolo.

Gli Aquilotti picchiano per tutta la prima parte e la mettono sul piano fisico.

Hanno dalla loro un arbitro clone di Matthew McConaughey che perdona tutto.

Al magnifico Sergheij perdona anche “la mossa del cappio”.
E se Sor Tuta si arrabbia, che vada in tribuna.

Giochiamo a calcio. Ordina ai suoi il Comandante.

E loro eseguono. Giocando a calcio.

E sono 30 minuti di calcio stratosferico.
Fatto di palleggi veloci, di sovrapposizioni continue, di spostamenti ad uscire, di incursioni dei mediani.

E infine il goal. Da manuale.

L’azione del goal del Fiammante Fiammingo è la cosa più deliziosa che abbia mai espresso il campionato italiano negli ultimi anni.

Aiutatemi voi, ricordatemi se ho visto e se ho dimenticato qualcosa di simile negli ultimi anni.

Se ho visto e se ho dimenticato un tale concentrato di armonia collettiva e abilità individuale.

Un gol così bello sognano di farlo almeno una volta nella vita tutti i campioni.

Azione sulla sinistra avviata dal Pibe di Fratta.

Scambio stretto con il prezioso Jorginho.

Lancio al Signorinello Pallido dal talento immenso, che vola via sul fondo.

Vola via.
Ma poi si accorge di aver fatto tutto troppo in fretta, di aver sorpreso tutti. Anche i suoi.
Perché non vede compagni pronti.

Allora si ferma, per una manciata infinita di secondi.
Col cavolo che gliela tolgono, la palla dai piedi.

Aspetta.
Aspetta Ciro che intanto è in arrivo al centro a mille all’ora.
Quindi, dosa il pallone filtrante in una foresta di gambe pelose.

Ciro è lì.

Precisione micrometrica, tocco vellutato e beffardo di esterno destro.

Il portiere dal nome che fa invidia a Belen è anticipato.

Tutti a guardare la palla. Tutti lì fermi, senza muovere un muscolo.
Come in un film di Jacques Tati.

Tutti a guardare la palla che rotola lentamente, molto lentamente.
La palla che sobbalza su ogni filo d’erba che incontra.
E che alla fine attraversa la linea di porta e si infila nell’angolino.

Lì doveva andare. E lì è andata.

Cinque minuti di applausi scroscianti!

L’applauso spontaneo del San Paolo è forse il momento più bello della stagione.

Più o meno in contemporanea accade qualcosa di simile in Riviera alla fine del magnifico monologo di Koltes interpretato dal bravissimo Favino.

Per una volta l’Italia rende omaggio all’unisono alla bellezza e al merito.

Con molto meno merito, e con molte più polemiche gli ergastolani avevano espugnato la sera prima il Franchi.

Dove era stato celebrato il Festival del due pesi e due misure.

Brutta partita.

Per gli ergastolani un tiro e mezzo, due gol. Complimenti.

Sfortunati gli Stilnovisti, che hanno provato a giocare a calcio fino alla fine.

Più del rigore (che c’era), davvero ingiustificabile la gestione delle ammonizioni, da parte dell’arbitro.

Con gli ergastolani che andavano sistematicamente dritti sull’avversario nella convinzione che non sarebbero mai stati ammoniti.

Mente gli stessi falli sull’altro fronte venivano tutti sanzionati.
Stando così le cose, questi qui le vinceranno tutte, come due anni fa.

E buonanotte ai suonatori.

Attenti, però perché è tornato il Gallo. In tempo per il derby di domenica.

E la speranza è sempre l’ultima a morire.

Recupera la palla, si fa tutto il campo, salta un paio di avversari e batte Bizzarri con un diagonale preciso. La Maratona esplode.

I giovani.

Prima doppietta per Patrik Cutrone.

A suon di goal fa le pernacchie a Fassone che ha speso 60 milioni di euro per André Silva e Nikola Kalinic.

E adesso come lo togli di squadra uno come lui che fra gli Under 20 ha segnato di più in Europa?

Nosferatu Parapet si aggrappa a Yann Karamoh per non affogare.

Una prestazione superlativa per questo ragazzotto francese di vent’anni.

Entra nell’azione del goal di Eder e poi si mette in proprio decidendo la sfida di San Siro.

A tocchi a tocchi la campana sona, li Turchi so’ sbarcati alla Marina, urlano i Sangue-Oro all’Olimpico.

Con Cengiz Under in campo, è un’altra Roma.
Più rapida, più frizzante.
Due goals raffinatissimi e assist splendido per la testa del Ciclope bosniaco che, paradossalmente, con il turco alle spalle, sembra rigenerato e meno musone del solito.

Questa ve la voglio raccontare.

Passo davanti ad un trio di ragazzetti. Quattordici, quindici anni. Due maschi ed una femmina.

Sembravano i soliti annoiati,che tirano fino a tardi per sentirsi grandi.

Gli incomprensibili ed a tratti inconsistenti adolescenti con i quali, alle volte, faccio fatica ad entrare in sintonia.

Mi fermo un attimo davanti, dando loro le spalle, mentre cerco una sigaretta da dare a un barbone che me l’aveva chiesta.

In quel momento uno dei ragazzi dice: “Devo farvi ascoltare un pezzo, mi fa venire i brividi”.
“Adesso parte Lorenzo Fragola”, penso.

Invece dallo smartphone esce la voce di Faber, che canta “Amore che vieni Amore che vai”.

Ed io ieri sera, grazie a loro, ma non solo, ho più fiducia nel genere umano e nel futuro.