LA RAPINA DELL’UOMO NASCOSTO DALLA MASCHERA

DI MAURIZIO PATRICIELLO

Cesare Pavese: «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi». Poesia. Ne abbiamo bisogno. Nelle rime del poeta persino il morire perde la sua acredine. Ma non sempre accade. La morte di Raffaele è arrivata all’ improvviso; cieca, sorda, sarcastica. Veloce come un lampo a ferragosto. Lo ha colto di sorpresa, con la testa infilata in una maschera di carnevale. Un uomo senza volto. Raffaele non l’ aveva indossata per divertirsi. No, a lui, la maschera gli serviva per fare una rapina. Sabato sera, a Frattamaggiore, importante cittadina del Napoletano, le strade del centro storico sono illuminate, affollate, gioiose. Bambini e genitori passeggiano sereni, guardano i negozi, si fermano a chiacchierare con gli amici. La “Gioiellieria Corcione” è a ridosso della Basilica di san Sossio, antico e stupendo centro di cultura, di fede, di aggregazione. Accade tutto all’ improvviso. Quattro giovani mascherati, in sella a due moto, si fermano davanti alla vetrina. Una rapina, una delle tante. Un fatto – lo diciamo con rammarico – di routine in questi anni, in queste zone. La disoccupazione, la droga consumata in quantità industriale, la scarsa voglia di tanti ragazzi di impegnarsi, fare sacrifici, il volere tutto e subito, le lungaggini legali, la possibilità di farla franca, o quasi, spingono tanti giovani a imboccare la strada della delinquenza. Quella in apparenza più facile, più comoda, più redditizia. Rapinare è diventato uno dei loro sport preferiti. Si guadagna molto, si rischia poco, a volte quasi niente. Soprattutto quando nel mirino finiscono vecchi, bambini, malati, ragazzine. Loro sono forti, motorizzati. Incoscienti. Cattivi. Hanno la pistola in mano, tiranneggiano, minacciano. Contano sull’ effetto sorpresa. “Loro” sanno che cosa vogliono, tu, in quel momento, no. Immerso nei tuoi pensieri, nei tuoi problemi, vai per la tua strada. “Loro” arrivano, ti puntano in faccia l’arma. Spaventato a morte, col sangue che ti scoppia nelle tempie, tremante, tu cedi. Gli dai quello che vogliono, quello che hai. Non basta la prudenza del singolo per essere al sicuro, ci vuole altro. Ci vuole uno Stato capace di farsi prossimo, di farsi accanto; uno Stato in grado di liberare i buoni dalle grinfie dei delinquenti e punire severamente chi si fa nemico dei suoi fratelli. A Frattamaggiore, sabato scorso, ci è scappato il morto. Aveva 26 anni e un bellissimo bambino che lo attendeva a casa. Raffaele abita a pochi passi dalla mia parrocchia. In quattro avevano preso di mira la gioielleria. Anche il gioielliere è armato. Spara. Raffaele stramazza al suolo. Con la maschera in testa. Un uomo senza volto. La maschera, viscida, brutta, orripilante assurge a icona. L’icona dell’uomo sfigurato dal male; dell’ uomo quando si fa lupo di suo fratello. La maschera dell’orrore. Un falso. Il ghigno del maligno. Sotto la maschera c’è l’uomo creato a immagine di Dio; l’uomo per il quale Gesù Cristo è morto. Terrorizzati, gli astanti fissano quel corpo senza vita, senza espressione. La nostra gente è arrabbiata, addolorata, ha paura, chiede aiuto. Ma non vuole cedere, non vuole rinunciare alla pietà. Non vuole incamminarsi per la strada dell’odio, della rassegnazione, della vendetta. Non sempre è facile, ma è possibile, coniugare la sete di giustizia e la pietà; la compassione e la verità. Il pensiero del bambino di Raffaele ci intenerisce  il cuore. A messa, domenica, abbiamo pregato per il piccolo orfanello, per il suo papà, per il povero gioielliere. Per i nostri governanti perché si rendano conto che quando la gente è affamata, stanca, sfiduciata, arrabbiata, può accadere, e di fatto accade, il peggio. E possa correre ai ripari perché a tutti sia concesso di vivere in pace guadagnando il pane con il sudore della propria fronte.