L’INASCOLTABILE RITORNELLO : ” SE L’E’ CERCATA”

DI FLORENZA CARSI

Femmina secondo gli (splendidi) eroi da bar
Sto vecchio ritornello va tanto (“se l’è cercata!”). Lo trovo in bocca alle anime forti. A quelle tutte d’un pezzo. Ai campioni della moralità ed agli eroi della rettitudine. Ne parlo spesso di questi eroi (ed eroine) perché sembrano moltiplicarsi ogni giorno di più, ad ogni donna ammorbata, abusata, violentata, perfino se fatta a pezzi per essere calcata in una valigia.
Ne ricordo bene uno di questi: anni cinquantaquattro portati con alterigia e ruvidezza. Vissuti con sicumera (e durezza). Sfogliava velocemente la politica e la cronaca durante un viaggio in treno o in aereo. Andava diritto ai mercati & finanza. Nel mezzo, se capitava, il commento era lo stesso: “Se l’è cercata.”
Ricordo i miei pensieri. Quelli di mesta simpatia (ed empatia) verso donne che forse non erano coraggiose, non erano furbe, intelligenti, rette, neppure avvedute. Donne che per la paura di un passo indietro o l’ansia di un passo avanti avrebbero ceduto e barattato loro stesse sdraiandosi a gambe larghe (e cuore stretto) nel letto di un produttore, un capoufficio, un padrone, un violento, un pusher. Donne sgangherate a cui, per circostanze della vita, sarei potuta (tranquillamente) appartenere anche io.
Tentai perfino di capire.
Intravidi in quella durezza gli sprazzi d’una etica: l’etica della responsabilità. Quella dura (e giusta) etica secondo la quale ognuno è responsabile di sé, e ne risponde.
Eppure non capivo perché quell’etica (così giusta) schiacciava SOLO il destino di queste donnette che per paura di un passo indietro o l’ansia di un passo avanti barattavano loro stesse sdraiandosi a gambe larghe (e cuore stretto) nel letto di qualcuno (e qualche volta non ne uscivano neppure vive). Perché? Perché questo spietato richiamo alla responsabilità (chiesta, pretesa, imposta) valeva per le vittime e non per i carnefici? Perché ste donnette (deboli, di poco spessore, talvolta solo senza mutande, o ubriache o solo flippate) erano responsabili del loro destino mentre chi ne abusava era paragonato al vento, alla pioggia, al terremoto: insomma, all’inevitabile su cui stendere un arreso silenzio?
Pensai che questa asimmetria derivasse da arcane filosofie, poi capii che non era così. Guardavo (e guardo) i titoli sdegnati dei giornali ogniqualvolta avidi risparmiatori (o risparmiatrici) comperavano prodotti rischiosi alla ricerca del facile guadagno. Ricordavo che tutta quell’etica della responsabilità (per la quale ognuna è cagione dei propri guai) spariva d’un botto. Di colpo gli avidi sprovveduti diventavano vittime. Ho visto la stessa etica della responsabilità volatilizzarsi per i contribuenti che si dimenticavano di pagare una tassa o i pazienti che sceglievano male il dentista. Ricordavo come l’etica della responsabilità si dissolveva (e si dissolve) quando si trattava di un autovelox. Spariva quando un popolo intero, in cerca di facili soluzioni, abboccava a Mussolini o a Hitler per poi piangere le bombe sul capo o lanciare altrove le responsabilità di un genocidio.
Così apparì chiaro fin d’allora che l’etica della responsabilità (il “se la sono cercata”) non vale sempre. Non vale se ci si rimette dei soldi; non vale se ci si rimette la salute e gli affetti; non vale per i propri elettori ed il proprio popolo; non vale se la chiede qualcun altro. Mentre vale se c’è di mezzo una donna sgangherata come me che (volente o nolente) viene scopata.
Tre anni dopo, in una stanza che la società adibiva a riunione, dopo decine di viaggi, decine di sprezzanti commenti su quanto ognuna sia artefice del proprio destino, lui (ormai di anni cinquantasette) piangeva. Io ero una stronzetta di anni trentuno istruita a dare brutte notizie. A tagliare teste. Quando quel ruvido signore seppe che era licenziato, la sua ruvida etica della responsabilità, di nuovo, ancora, non l’attribuiva a se stesso ma la implorava a me. Che io fossi vittima, oppure carnefice del suo lavoro, ero comunque (e solo) io quella che avrebbe dovuto agire responsabilmente. Smisi di chiedermi con che razza di uomo avessi a che fare e feci il mio lavoro (come sempre).
Appena salita in treno. Ora sfoglierò (come allora) i giornali. Prima di arrivare ai mercati, nel mezzo, troverò tristi notizie su troppe donne e alcuni commenti di persone così