MASSIMO FAGIOLI: FAR RICERCA MAI ESISTITA SU REALTA’ PSICHICA UMANA SENZA PAURA

DI CARLO PATRIGNANI

Fare ricerca sulla realtà psichica umana mai esistita e sull’inconscio, è possibile e va fatta senza paura. E’ questa la via mai pensata poi riconosciuta e divenuta obbligata, tracciata, come un’affresco, dallo psichiatra dell’Analisi collettiva, Massimo Fagioli, se si vuol capire qualcosa dell’essere umano e del pensiero umano.

Del resto, è questa della ricerca sulla realtà umana, del confronto e della dialettica, del tener sempre vivo il rapporto interumano, il grande e preziosissimo lascito dello psichiatra: ricerca che mai esistita continua e prosegue con altre modalità essendo diventata un modo d’essere, un’identità ben salda.

Era luglio 1996 e a Spoleto si teneva l’annuale convention scientifica Spoleto-Scienza sul tema Il patto con il diavolo – C’è qualcosa di faustiano nella ricerca scientifica. Si evocava, quell’anno, la leggenda del Faust di Goethe, il sagace ingegnoso dottore che vuole riconquistare la giovinezza e perciò si cala nelle tenebre per capire le cause che impediscono il perdurare della salute e della felicità.

Nelle tenebre c’è il diavolo, Mefistofele, con il quale il dottore stringe un patto: sapere e potere tutto a condizione di cedere in uso e proprietà la sua anima. Quel che ottiene è un sapere e un potere illusorio, una conoscenza all’apparenza nitida e smagliante ma in effetti umbratile e confusa.

Per non fare la fine di Faust che per avere la conoscenza vende l’anima a Mefistofele, occorre disporre di una teoria sull’essere umano perchè non si possono fare le cose senza teoria: è il caos e la confusione. E la teoria è l’identità.

Fu l’immediata, bruciante, replica di Fagioli al tema della convention che andava ben al di là della dimensione scientifica investendo in pieno la cultura.

Ovviamente se la teoria è l’identità, quest’ultima non può che essere del suo autore, che da più di vent’anni aveva formulato la teoria della nascita nei suoi primi tre libri fondamentali dati alle stampe all’inizio degli anni ’70: Istinto di morte e conoscenza, La marionetta e il burattino, Teoria della nascita e castrazione umana, cui seguì, nel 1980, il quarto libro Bambino, donna e trasformazione dell’uomo.

Non così andò per il grande pensatore e padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, responsabile di aver stabilito, su input di Mefistofele, l’inconscibilità dell’inconscio e aver bloccato qualsiasi ricerca.

Mi pare che l’inconoscibilità dell’inconscio non sia più un tabù se si comincia ad abbozzare un nuovo discorso sul sapere e sulla conoscenza, ironizzò Fagioli.

Ma attenzione – ammonì – per non fare la fine di Faust, avere un sapere e un potere illusorio e una conoscenza umbratile e confusa, direi una non-conoscenza, non basta criticare Freud

Se è necessario ma non sufficiente, cosa bisogna fare allora?

Bisogna rispondere o due quesiti: la rivolta alla religione, al suo non essere, è politica o invece è ricerca scientifica? E la conoscenza è politica o è invece ricerca scientifica? Ecco, bisogna rispondere a questi due quesiti.

Per chi non ha mai avuto dubbi sull’inganno e sulla truffa della non-teoria di Freud, la risposta fu netta e chiara.

Fare ricerca sulla realtà psichica umana e sull’inconscio umano è possibile e va fatta senza paura perchè non è affatto vero che l’inconscio, il non cosciente, è perverso, inconoscibile, immodificabile, nè tanto meno è spirito o anima. E’ immagine interna del primo anno, anno e mezzo di vita, dai contorni e dai contenuti femminili come recettività e sensibilità

Poi, nello stesso anno, rivolto sempre alla comunità scientifica Fagioli lanciò la sua ennesima provocazione.

Il nostro lavoro di psichiatri inizia da dove si fermano i biologi: il passaggio dallo stato biologico a quello psichico, ossia la ricerca sull’inconscio umano.

Stimolato dai Premi Nobel Rita Levi Montalcini: non esiste il gene dell’aggressività e da Renato Dulbecco: non esiste il gene dell’intelligenza, lo psichiatra osservò: se non esiste il gene dell’intelligenza non esiste quello della stupidità. E di stupidità si può parlare solo in presenza di un trauma o di una malformazione, ad esempio, la mancanza di un lobo. Ancora, se non esiste il gene dell’aggressività non è vero che si nasce violenti e quindi portati a uccidere o ad aggredire l’altro.

E’ a questo snodo che si pone in tutta la sua straordinaria portata, la ricerca sulla realtà psichica e sull’inconscio che non è perverso o malato. Occorre dunque scoprire quel qualcosa che ai biologi sfugge, non per colpa loro, ma perchè non rientra nel loro lavoro. 

Cos’è quel qualcosa che sfugge ai biologi?

Quel qualcosa che sfugge io la chiamo vitalità, memoria. Lo sviluppo mentale di tutti gli esseri umani si gioca sulla formazione delle immagini, in quel terzo di vita quando si dorme e non ci sono coscienza, comportamento, linguaggio articolato ma i sogni che bisogna poi saper interpretare.