DERISI, INSULTATI, PICCHIATI, ACCOLTELLATI: GLI INSEGNANTI IN TRINCEA

DI CHIARA FARIGU

Trenta giorni di prognosi per i traumi riportati al volto e all’addome: è questo il bollettino medico rilasciato ieri al pronto soccorso di Foggia al vicepreside di una scuola secondaria della cittadina pugliese vittima della violenza inaudita da parte di un genitore. Quale il reato del malcapitato? Un rimprovero fatto al figlio il giorno precedente. Tanto è bastato per scatenare la sua furia sotto gli occhi di collaboratori scolastici e altri docenti che nulla hanno potuto fare per fermare l’aggressione.

L’ennesimo atto di violenza di una giustizia fai da te di genitori che hanno perso il controllo del ruolo che sono deputati a svolgere. Episodio che induce non solo a riflettere quanto a studiare interventi urgenti per porre fine a questa che appare sempre più come una guerra nei confronti dell’istituzione scolastica.

Recarsi al lavoro, per molti insegnanti è come recarsi in trincea. La cronaca, quasi giornalmente, ci racconta di violenze inaudite ai loro danni da parte di studenti che si ribellano a qualunque richiamo e di genitori pronti a difendere l’indifendibile. Privati di quel prestigio sociale di cui godevano nei decenni precedenti, remunerati alla stregua di un ragazzo di bottega, oltraggiati da un rinnovo contrattuale che, dopo dieci anni di blocco, prevede pochi euro di aumento, a fronte di nuovi carichi di lavoro a costo zero, ammassati in classi pollaio a rischio crolli in edifici fatiscenti, messi a cuccia da una riforma che li vede in balia degli umori dei dirigenti scolastici, gli insegnati sono divenuti, loro malgrado, il bersaglio preferito su cui vomitare ogni nefandezza della società. I ragazzi si fanno di droghe e di alcol, è colpa della scuola, mettono in atto comportamenti di bullismo è ancora colpa della scuola, non fanno sport e sono sempre più dipendenti dei social, è chiaramente ancora e sempre colpa della scuola. Che non vigila, non propone, non coinvolge, non prepara adeguatamente.

E allora ecco che ci si rivolge al Tar per ottenere giustizia per una bocciatura ritenuta ingiusta ma anche per una promozione con valutazione non linea con le proprie aspettative, e sempre più spesso la giustizia la si fa con le proprie mani, strattonando, schiaffeggiando, picchiando, rompendo costole e setti nasali, sfregiando i visi con coltelli a serramanico. I più “fortunati” possono sfangarla con insulti, aggressioni verbali, derisioni sui social e sberleffi in quantità.
Come si sia arrivati a raschiare il fondo del barile è facile da comprendere. A mettere il carico da 90, la politica. Governi di centrodestra e centrosinistra in ugual misura. La buona scuola poi ha dato il colpo di grazia a quel che restava di veramente buono della scuola pubblica. La campagna denigratoria portata avanti negli ultimi decenni a danno degli insegnanti è sotto gli occhi di tutti. Ultima ruota del carro della Pubblica Amministrazione sia per trattamento economico (v. rinnovo contratto) che considerazione sociale, la scuola e di conseguenza i suoi lavoratori sono visti come un peso morto, un costo per la società troppo oneroso e (forse) inutile per le casse dello Stato. Derisi e presi a schiaffi dalla politica, insultati e aggrediti dai genitori. Da quelli che hanno abdicato al ruolo genitoriale e, lancia in resta, vanno all’attacco per difendere figli viziati, prepotenti e superprotetti ai quali mai dire un NO. Perché, non sia mai, potrebbero subire un trauma.

Una spirale pericolosa questa che vede scuola e famiglia in contrapposizione e il docente il nemico da combattere.
Servono interventi efficaci e urgenti da parte delle istituzioni, non onorificenze e attestati di stima per i malcapitati di turno. Si cominci a restituire dignità e prestigio ai lavoratori della conoscenza e solo allora, forse, si potrà riannodare quel filo che teneva unite le due agenzie educative.
Intanto, ancora una volta, non dovremo aspettare molto. Un altro insegnante sta per essere aggredito. Non sa quando ma è certo che lo sarà. Chi può e soprattutto deve si chieda il perché e fermi questa spirale di violenza