VOTA PER ME

DI MARTA ECCA

“Vota per me”, dicono Ali, Rahman, Michael, Iqbal, Viltus, Anayet, Mahmut, Cheng, Jasvir e Abubakar.
Li incontri per le strade di Cagliari, Nuoro, Olbia, San Teodoro e Trieste, a breve anche a Roma, Rimini, Bologna e Milano, affissi nei pannelli elettorali in vista del 4 marzo.
Ci chiedono il voto, nemmeno tanto simbolicamente, così da riportare al centro del dibattito pubblico la dignità degli individui, la complessità delle loro storie che non merita la banalizzazione stereotipata con cui la politica (non) affronta il fenomeno migratorio.

Guerrilla art ideata dall’artista Gianluca Vassallo e dagli attivisti che lo affiancano in questa impresa di educazione collettiva alla convivenza, attraverso lo strumento della propaganda in piena campagna elettorale, che vede l’occupazione di spazi destinati alla pubblica affissione trasformati in metafore di vita e luoghi di pluralità culturale.
Pluralità che già c’è, esiste, in un Paese che sembra essersi dimenticato la sua stessa Storia, fatta di migrazioni.

Cose belle che ci dicono che si può far politica in tanti modi e che un’Italia migliore c’è. Ha bisogno di spazio, facciamo in modo di garantirglielo anche con il voto.
Quel “vota per me” è il reale voto utile per tutti.