EMILIETTA DOPO VENT’ANNI LASCERA’ “CASA MALPENSA” MA SARA’ FELICE?

DI RENATA BUONAIUTO

La storia di Cecilia Ton, un’anziana signora di 78 anni, sembra ricalcare la trama di “The Terminal” un film di Steven Spielberg, interpretato da un grande Tom Hanks ed uscito sul grande schermo nel 2004, ma per Cecilia non si tratta di finzione perché da vent’anni in aeroporto lei, ci vive per davvero.
Siamo a Milano, Aeroporto Malpensa e più precisamente al Terminal 1, fra le uscite 4 e 5. Qui vive Cecilia.
Sulla panchina circolare di granito, Cecilia ripone le coperte che le fungeranno da “materasso” ed i cuscini che alcune hostess le hanno regalato, quelli che si usano durante i voli intercontinentali, piccoli e scomodi ma, almeno morbidi. Sotto la panchina ha sistemato dei cartoni, dentro i suoi viveri, mentre su due carrelli portabagagli ha in bell’ordine i vestiti.
Dopo vent’anni Cecilia ha sviluppato un’organizzazione impeccabile. Fa il bucato, stira, nel bagno dedicato alla nursery “Giuseppe”, un dipendente della Sea società aeroportuale, le ha procurato una “doccetta”, con quella negli orari di minor folla, immaginiamo di notte, Cecilia si lava. Ha pure un fornellino da campeggio, ogni tanto si concede un pasto caldo. Non chiede l’ elemosina ha una piccola pensione, una parte la invia ai figli ed il rimanente lo tiene per sé.
Tante le dimostrazioni di solidarietà e di affetto, ma Cecilia è orgogliosa, non vuole esser di peso a nessuno, vuole solo riabbracciare i suoi figli e, se ha voglia di piangere lo fa di nascosto, la notte su quella panchina di granito.
Cecilia Ton è nata a Loreggia un paese in provincia di Padova. Figlia di contadini, dovette abbandonare la scuola a soli 7 anni per aiutare nei campi, ma amava leggere, scrivere e far di conto, così racconta di esser riuscita a prendere il diploma di quinta elementare, seguendo dei corsi serali. Si sposa ma, del marito non ama raccontare, chissà forse la sua mente ha buttato via dal cassetto dei ricordi, gli avvenimenti più tristi, quelli che le hanno cambiato radicalmente la vita.
Parla però dei due figli, Oscar e Cristiano, della sua attività, una fabbrica di materie plastiche, della crisi e della decisione di trasferirsi alle Mauritius. Nel 1978, vanno tutti lì, forse il marito era un uomo del posto, chissà. Adesso i ricordi diventano confusi, accenna ad una malattia del figlio, alla necessità di rientrare in Italia per curarlo e poi quel viaggio brutalmente interrotto il 19 novembre del 1998, quando le Autorità Mauritiane le impediscono di rientrare.
Il suo visto sul passaporto era scaduto, non poteva restare con i figli, doveva tornare indietro.
Inizia dunque come protesta, questo suo accamparsi in aeroporto.
Un grido d’aiuto che lancia verso le autorità per poter tornare alle Mauritius ma, il tempo passa, e l’autorizzazione non arriva. Adesso i suoi contatti con loro sono solo telefonici, stanno bene ma lei non può piu’ partire. Pian piano Cecilia cambia anche nome , diventa “Emilietta” per quanti a Malpensa la conoscono e le si sono sinceramente affezionati.
C’è chi le porta un vestito “smesso”, chi le offre la colazione ma c’è anche chi ritiene uno spreco l’acqua calda dei bagni e decide di mettere una chiave e la chiude, Emilietta conosce tutti, sa come difendersi e poi c’è la sua immensa “Fede” che la conforta e la rende “felice”.
Chi non crede in nulla, è una canna vuota esposta a ogni vento. Purtroppo non si può dire a un uomo credi, se Dio non gli apre il cuore. È questa la sua disgrazia più grande”.
Nei suoi quaderni, tante favole, tanti pensieri, tanti sogni. Una calligrafia ferma alla quinta elementare ma, aperta e curiosa come quella di un bambino.
La sua vita è sfiorata da mille incontri casuali, alcuni le aprono il cuore, come quel signore, tanto piu’ giovane di lei ma, che la va a trovare, le parla di sé e rimane per ore ad ascoltare le sue “favole”. Vorrebbe poter vivere con lui un giorno, perché è il suo “Angelo Custode” e lei di un Angelo ha tanto bisogno.
Fra pochi giorni “Emilietta” lascerà la sua “casa Malpensa”, La Sea, in collaborazione con la Croce Rossa ed il Comune di Ferno stanno infatti lavorando per trovarle una casa.
A via Santa Maria, vicino l’aeroporto, la Regione sta liberando alcuni appartamenti. Gli attuali inquilini, trovano insopportabile il vai e vieni degli aerei. Per Emilietta, quel rumore è talmente familiare che certo non potrà disturbarle il sonno, un letto invece ed il tepore di una “vera casa”, saranno sicuramente un conforto ed una protezione per questa piccola grande donna.
Il Sindaco di Ferno, Filippo Gesualdi, è ottimista, a breve la Regione gli consegnerà l’immobile e con la collaborazione della Croce Rossa e della Sea, verrà consegnato a Cecilia.
Ma lei resta silenziosa, è abituata a nascondere le sue emozioni, forse anche questa volta le affiderà ai suoi quaderni. A loro racconterà che vent’anni chiusa in un aeroporto, sono un tempo troppo lungo, che la sua vita oramai è lì, scandita dai mille incontri, i mille occhi curiosi e teneri che la gente le regala. Da quelle luci abbaglianti dei neon e da quelle voci metalliche che informano sui “gates” aperti per l’imbarco.
Chissà cosa pensa veramente “Emilietta”, di tutte queste manifestazioni di solidarietà, che non si sono mai fermate a chiederle cosa il suo cuore volesse davvero, cosa nascondessero i suoi silenzi ed i suoi “strani” racconti. Se quei figli esistono davvero e, dove siano adesso.
Le daranno una casa, sicuramente ancora amore ed aiuti tanti, sinceri ma forse a lei serve solo ancora tempo per ritrovar se stessa.