ADESSO CHE BISOGNA VENDERLA ALITALIA E’ DIVENTATA EFFICIENTE?

DI GIORGIO DELL’ARTI

A gennaio la compagnia aerea più puntuale al mondo è stata Alitalia.

• Non ci credo. Non era sull’orlo del fallimento?
I dati non mentono. Secondo Flightstats, un autorevole sito curato dalla rivista di aeronautica FlightGlobal, i voli effettuati da Alitalia lo scorso mese sono arrivati puntuali nel 91,89% dei casi. Per puntuale si intende con non più di 14 minuti di ritardo rispetto all’orario stabilito. Seconda in questa speciale classifica è Qatar Airways, con l’87,88% dei collegamenti in tempo, terzo posto per la South African Airways (87,47%). Fuori dal podio la spagnola Iberia (86,73%), Austrian Airlines (86,66%), l’olandese Klm (86,13%), l’emiratina ed ex co-proprietaria di Alitalia, Etihad (85,75%), l’australiana Qantas (84,63%) e la brasiliana Latam Airlines (83,96%). Solo 11a Lufthansa, a dimostrazione del falso mito della puntualità tedesca. La peggiore di gennaio è risultata Air India: solo 52 voli su 100 sono giunti in tempo. Non è la prima volta che Alitalia ottiene risultati del genere: nei primi mesi del 2017, per esempio, era la terza compagnia europea più puntuale dopo Iberia e Austrian Airlines. E in generale in tutto il 2017 ha tenuto percentuali di puntualità molto alte, spesso superiori all’80%.


• Quindi Alitalia si è ripresa?
Ricorderà che lo scorso aprile Etihad, azionista di maggioranza, aveva proposto un piano di rilancio che prevedeva forti esuberi del personale. La maggioranza dei dipendenti votò No al piano, le banche si rifiutarono di concedere nuovi finanziamenti e si arrivò al commissariamento, con un prestito ponte dal governo per mantenerla in vita, un prestito arrivato a 900 milioni di euro. Oggi alla guida ci sono tre commissari straordinari, Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, il cui compito è di tagliare il tagliabile e limitare le perdite in attesa che arrivi un compratore. E per il primo trimestre di quest’anno è attesa una crescita dei ricavi tra il 4 e il 5%. Ma se vuole una risposta chiara alla sua domanda, allora le dico che Alitalia è ancora una compagnia gravemente malata. Continua a mangiare soldi pubblici, forse non al ritmo di 3 milioni di euro al giorno di un anno fa, ma certamente a ritmi elevati. Abbiamo calcolato che da quando questa rubrica esiste, cioè dal gennaio 2007, abbiamo dedicato ad Alitalia oltre cinquanta puntate, sempre con lo stesso problema al centro: brucia troppi soldi e non si sa come fare. Le ricordo che l’Alitalia pubblica aveva accumulato perdite per 7,4 miliardi, quella privata per 4 miliardi e mezzo. Se nel 2007 i dipendenti erano ventimila, oggi sono 11.600, ancora troppi. Ora sul tavolo c’è anche il problema della cassa integrazione straordinaria che scadrà il 30 aprile e riguarda 1.600 dipendenti.


• Ci sono candidati per l’acquisto?
Fino a poche settimane fa Lufthansa sembrava il più serio. Il problema è che i tedeschi hanno fatto sapere di non essere disposti ad accollarsi i 900 milioni del prestito dello Stato. Lufthansa investirebbe 300 milioni solo in cambio di una profonda ristrutturazione del gruppo. Il super amministratore delegato, Carsten Spohr, ha chiesto al ministro Calenda il taglio di 2.100 lavoratori, lo scarto della attività del servizio a terra e una consistente sforbiciata sulla flotta, da 120 a 90 aerei. Resterebbe insomma una mini-Alitalia. Anche per questo negli ultimi giorni sono salite le quotazioni della cordata composta da Air France, EasyJet, Delta e Cerberus, anche se non sono noti i termini della trattativa. Di certo quest’alleanza ha chiesto di fissare un incontro con i commissari per la prossima settimana.


• Si troverà un accordo prima delle elezioni?
Impossibile. I partiti sono cauti sul tema, l’unico a esporsi è stato Matteo Salvini. «Faremo di tutto affinché una compagnia di bandiera come Alitalia non venga venduta o svenduta a qualche multinazionale o a una compagnia straniera», ha detto il leader leghista. Gli ha risposto a tono il ministro dello Sviluppo economico Calenda: «Direi che la metamorfosi della Lega verso movimento autarchico è compiuta: Salvini per Alitalia compagnia di bandiera e dunque a spese dei cittadini. Saranno contenti piccoli imprenditori, artigiani e contribuenti. Altri 8 miliardi di soldi loro». È evidente che il futuro di Alitalia dipenderà in parte da chi vincerà le elezioni. Ed è comprensibile che anche i candidati, Lufthansa e la cordata dei quattro, aspettino il voto. Anche per evitare che si ripeta una situazione simile a quella del 2008, quando l’insipienza di Prodi prima e il falso patriottismo di Berlusconi poi fecero saltare l’accordo con Air France e arrivare la sciagurata cordata dei cosidetti capitani coraggiosi.


• Entro quando bisogna vendere?
Il governo ha prorogato al 30 aprile il termine «per la conclusione della gara». In realtà la vera data ultima è il 30 settembre, quando Alitalia dovrà restituire allo Stato i 900 milioni del prestito ponte più gli interessi vicini al 10%. Se non si troverà un compratore si porteranno i libri in tribunale per l’avvio della procedura fallimentare.