STRAGE USA: TRUMP VACILLA, BISOGNA CAMBIARE LA CULTURA AMERICANA

DI CARLO PATRIGNANI

L’orrenda strage nella scuola Stoneman Douglas di Parkland in Florida, teatro del furioso attacco lucido e determinato del folle gunman Nicolas Cruz, ha messo ko la prima potenza mondiale, la culla della democrazia e della libertà.

E fa vacillare l’inquilino della Casa Bianca molto più di qualsiasi altra questione interna o esterna dove il nemico da combattere e abbattere è visibile, tanto che Donald Trump è stato costretto, forse suo malgrado, di fronte allo sconvolgimento generale prodotto dalla inspiegabile, inumana, cruenta carneficina, a evocare la cultura, ossia il modo di pensare.

In un messaggio televisivo alla Nazione ha annunciato: bisogna lavorare insieme per cambiare la cultura americana per abbracciare la dignità della vita e per costruire i rapporti ovunque. Quanto ciò sia vero lo si vedrà.

Quindi ha promesso di affrontare la sicurezza scolastica perchè le scuole siano sicure e il difficile problema della salute mentale. Forse perchè il sentimento, il buon senso popolare ha ben individuato che è la malattia mentale la principale causa non di una, ma di oltre mille stragi, dal 2013 a oggi, nei campus, nelle scuole, nei pub, nelle chiese, negli stadi in occasione di concerti, insomma nei luoghi affollati.

L’ultima spietata strage ha fatto tra ragazzi e insegnanti 17 vittime e 14 feriti, per i colpi sparati a ripetizione con il fucile semiautomatico Ar 15 usato dal suprematista bianco Nicolas Cruz, un ex studente 19enne della Stoneman Douglas da cui era stato allontanato perchè soggetto problematico: e si è scoperto che poco tempo prima era stato ricoverato in clinica per depressione.

Siamo in lutto, ma non impotenti, ha aggiunto l’ex Presidente Barak Obama secondo cui prendersi cura dei nostri bambini è il nostro primo lavoro, fino a quando non possiamo onestamente dire che stiamo facendo abbastanza per tenerli al sicuro dai pericoli, comprese le leggi sulle armi che la maggior parte degli americani vuole.

Il messaggio di Obama si differenzia da quello di Trump sulla dibattuta questione delle armi il cui possesso è libero e lecito: l’attuale inquilino della Casa Bianca non ne ha fatto cenno alcuno, nonostante la richiesta basta con le armi urlata da più di mille persone alla manifestazione di Parkland.

Anche le promesse sulla sicurezza scolastica e sul difficile problema della salute mentale mal si combinano con i tagli a Medicaid, la principale fonte di finanziamenti federali per il trattamento dei problemi di salute mentale come per i programmi di sicurezza scolastica.

Al di là delle polemiche tra l’attuale Presidente degli Usa e il suo predecessore, che di queste stragi ne ha viste diverse, è centrale la questione della cultura americana, quella che, a prescindere da chi siede alla Casa Bianca, ostenta al mondo intero il motto nazionale In God We Trust riprodotto sulla sua moneta, il dollaro, per dire che a guidare gli Usa è la fede.

Non a caso la prima potenza mondiale ha la leadership della religiosità, del più alto fondamentalismo religioso, della produzione di armi di piccola e grande taglia, delle pillole della felicità, gli psicofarmaci che sono il derivato della psichiatria organicista che ha abolito la malattia mentale mettendo al suo posto, nel Dsm diffuso nel mondo, una lunga e sofisticata elencazione di disturbi da curare con lo psicofarmaco ad hoc per la gioia delle case farmaceutiche.

Una cultura che non è affatto sbagliato dire dell’onnipotenza, senza mai trascurare una storia che ha alle spalle la distruzione di indiani e pellirosse, l’ostilità verso i neri, le contrapposizioni tra protestanti, schierati più con la destra, e cattolici che Obama a suo tempo voleva conquistare per il partito democratico, le guerre preventive per esportare la democrazia, fino ai nemici dichiarati: ieri il comunismo fallito, oggi la convivenza con etnie diverse, in primis quella islamica o addirittura quella cinese. Non sarà per caso che il germe sta nel connubio ragione e religione per il dominio del mondo?