ADDIO BALLANDI, PADRONE DELLA TV CHE SI È ARRESA

DI SILVIA GARAMBOIS

“Io non so mica l’inglese, ho la terza media”: Bibi Ballandi si vantava di essere uno che arrivava dalla gavetta; se lo poteva permettere, visto che in tv contava più di qualunque direttore generale (e quanti ne aveva visti passare). “I veri padroni della Rai, come della televisione in generale – diceva Enzo Biagi- sono quei due o tre produttori cui è delegato tutto, che controllano i palinsesti e ci propinano su sei reti la solita roba, i quiz e la tv verità. I nomi si conoscono: sono i vari Bibi Ballandi e la figlia di Craxi. Fanno tutto loro”. E in realtà il nome di Ballandi tornava sempre nei titoli di coda, dai grandi show del sabato sera a Domenica in, ai “grandi flop” (come quello con Sgarbi, passato agli annali Rai). E anche in produzioni recentissime come “Stasera CasaMika”“Laura & Paola” con Laura Pausini e Paola Cortellesi o la serata con Roberto Bolle.

Ma non era uno che si metteva in mostra, tutt’altro: alla presentazione dei suoi programmi lui faceva tappezzeria, stava nelle ultime file, si manifestava solo quando dal tavolo lo citavano, di solito lo ringraziavano.

Ballandi è morto, all’età di 71 anni, di cancro: un male di cui parlava molto, perché era già riuscito a sconfiggerlo due volte, nel 2005 e nel 2011. Poi era sempre tornato sulla breccia. Il cordoglio del mondo della tv alla sua scomparsa è stato subito enorme, e non poteva essere diverso visto che il suo nome è legato alle più grosse produzioni televisive italiane, con personaggi del calibro di Celentano, Fiorello, Morandi, Clerici, Panariello, Renato Zero.

Il suo successo, però, ha corrisposto anche alla resa della tv, della Rai: le grandi produzioni ormai affidate completamente a società esterne, una sorta di subaffitto degli spazi che solo fino a qualche anno fa era distribuito tra Paolo Bassetti (Endemol Italia, marito di Stefania Craxi), Giorgio Gori (Magnolia), Luca Josi (Einstein Multimedia), Bibi Ballandi (Ballandi Entertainment), Carlo Bixio (Publispei), Luca e Matilde Bernabei (LuxVide), Carlo degli Esposti (Palomar). Come se non ci fossero più i produttori Rai.Lo stesso Giovanni Minoli, eterno candidato alla direzione generale della Rai, commentava: “La Rai ha smesso di pensare, di progettare programmi, di allevare talenti”.

Oggi l’unica cosa che è cambiata è che nel gioco azionario di queste società sono subentrate le multinazionali, che qualche vecchio leone è uscito di scena (Bixio, ora Ballandi), qualche altro si è dato alla politica.

Escono di scena, insomma, i personaggi che negli anni Novanta hanno “sconfitto” la concorrenza all’ultimo sangue delle tv generaliste, hanno omogeneizzato l’offerta televisiva, producendo di volta in volta in volta per il miglior offerente, addirittura con la capacità (contrattuale) di non avere mai i propri programmi in concorrenza tra loro su reti diverse. I responsabili della melassa televisiva, tutta ovunque uguale, sulla quale solo l’avvento del digitale con la moltiplicazione di canali a tema ha portato un po’ di ossigeno.

Personaggi, per altro, da raccontare a tutto tondo, come appunto il cattolicissimo Ballandi, che aveva un crocifisso in ogni stanza della sua casa di produzione, che ci credeva quando diceva che alcune canzoni erano ispirate direttamente da Dio, che – come ricorda Giorgio Dell’Arti in un ritratto del potente produttore – si dichiarava“democristiano non pentito” ma che aveva fatto soldi a palate con le Feste dell’Unità.

Ma la logica del subaffitto, quella, rimane: da “Montalbano” (Palomar) a “Don Matteo” (LuxVide), all’ultimo“Che tempo che fa” (prodotto da Fazio insieme a Magnolia) … È lungo tempo ormai che la tv non la fanno più le tv.

http://www.strisciarossa.it/addio-a-ballandi-il-padrone-della-tv-che-si-e-arresa/