LIBRI. NEL PIÙ BEL SOGNO. UNA NUOVA AVVENTURA PER IL COMMISSARIO BORDELLI

DI CECILIA CHIAVISTELLI

“Nel più bel sogno”, Ugo Guanda Editore, è l’ultimo libro di Marco Vichi, fiorentino come il commissario Bordelli, il protagonista di tanti suoi romanzi.

L’ambiente è la Firenze del dopo alluvione, la tragedia che a tratti ritorna alla mente di quest’uomo di mezz’età. Insieme ad altre vicende della sua vita passata.

Il commissario era sopravvissuto alla guerra portandosi ancora dentro le ferite dell’anima: le violenze dei fascisti, i compagni morti e dispersi, i bombardamenti, i tedeschi, le imboscate. Anche ora, dopo anni, alcuni eventi tornano alla memoria e fanno male.

Nuotando nella memoria arrivò in piazza Edison… Si ricordava ancora di quando proprio in quella piazza aveva visto una scena che lo aveva sconvolto. Da un camion erano scesi degli uomini vestiti di nero, con i teschi cuciti sulle camicie, e ridendo avevano picchiato un ragazzo, gridandogli in faccia delle frasi volgari. Lui aveva seguito tutta la scena inorridito. Alla fine i fascisti se n’erano andati verso Fiesole, cantando a squarciagola. Il ragazzo era rimasto sul marciapiede con il volto pieno di sangue. La spesa che stava portando a casa era sparsa là intorno, schiacciata dagli stivali”.

Essere un commissario nel 1968. Quando i giovani si ribellano allo status sociale, Vogliono capovolgere le regole del vivere a suon di proteste e scontri in piazza con la polizia. Lo stesso vale nel privato. I figli si ribellano ai genitori, sono vecchi, sono i matusa. I genitori, prostrati e sgomenti, non capiscono.

Il commissario Bordelli, alle soglie della pensione, guarda ai giovani con malinconia ma anche con la consapevolezza che il cambiamento non sarà facile da realizzare.

Vive da lontano gli scontri e le lotte dei giovani.

Il suo pensiero è concentrato alla soluzione di tre omicidi avvenuti lo stesso giorno.

Il primo caso sembrava risolto. Si doveva fare qualche controllo, e se tutto filava liscio bastava fornire al magistrato dei documenti non del tutto veri, per nascondere una verità che non sarebbe servita a nessuno”.

Restano gli altri due omicidi dunque. Con il fiuto del poliziotto esperto Bordelli riesce a intuire la dinamica delle due diverse storie e a risolvere entrambi i casi con grande stile. Ma è solo una piccola vittoria perché un’amara sorpresa attende il commissario, in un bosco. La macabra scoperta con la consapevolezza delle torture inflitte a una donna trovata morta lo fanno vacillare. “Capiva di essere di fronte a una materia complessa, a lui del tutto sconosciuta, e si preparò a una lunga battaglia… Quale mente aveva concepito una cosa del genere? Com’era possibile infliggere terribili sofferenze e provare piacere?”.

Nessun indizio, nessuna traccia, nessun legame apparente tra la vittima e il luogo. Niente che possa ricondurre al suo assassino. Scopre solo che è seriale, ma poi il vuoto assoluto. Sarà in grado di risolvere un caso di questo genere? “Cosa diavolo poteva fare? Quale direzione prendere se non si vedeva nessun sentiero? Nemmeno uno dei testimoni aveva visto un’auto sbucare dal bosco, o un tipo sospetto, o almeno un’ombra… Non c’era niente di peggio che avere davanti una sorta di affresco carico di dettagli inutili, e dover aspettare che il pittore assassino aggiungesse una pennellata, sperando che commettesse un errore”.

Sullo sfondo, nelle giornate di Bordelli, ci sono gli amici di sempre, Rosa, ex prostituta che accoglie il commissario stanco facendogli dei massaggini ai piedi. Il Botta, il colonnello Arcieri, Ennio, Dante, Diotivede insieme al Piras, suo braccio destro in commissariato, e il cane Blisk, tra un bicchiere di grappa e una cena memorabile a Gersolè, la casa di Bordelli, vicino Impruneta, nella bella campagna fiorentina. Un nuovo incontro con la giovane Eleonora, conosciuta al tempo dell’alluvione, fa presagire un nuovo amore per il maturo commissario.