P2: QUEI RAPPORTI TRA GELLI E I MILITARI ARGENTINI NEGLI ANNI DELLE STRAGI

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

Una rogatoria in Svizzera, chiesta dalla procura di Bologna, per verificare i movimenti da milioni di dollari partiti da un conto di proprietà di Licio Gelli (morto nel 2015), verso discutibili rappresentanti dei servizi segreti, giornalisti amici e militanti dell’estrema destra veneta. Secondo i magistrati, quei soldi avrebbero finanziato l’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Un’ipotesi che periodicamente torna in scena, ma che la giustizia non è ancora riuscita a provare.
Si aggiunge così un tassello alla trama di potere e relazioni che negli anni ’70 permise al Venerabile di dominare non solo la politica italiana, ma persino quella sudamericana. Gelli, infatti, aveva rapporti con i militari della giunta che governò l’Argentina tra il 1976 e il 1983. Rapporti noti, ma volutamente ignorati dalla politica italiana, iniziati peraltro prima del colpo di stato, già durante l’ultimo governo di Juan Domingo Perón (caratterizzato da una svolta a destra e autoritaria) e il successivo mandato della presidente Isabelita, vedova di Perón e sua vicepresidente. Isabelita era manipolata dal ministro-poliziotto José Lopez Rega, creatore della Triple A (Alianza anticomunista argentina), una forza paramilitare responsabile di sparizioni, omicidi e torture nei mesi precedenti il golpe del 1976.
Gelli era amico di Emilio Massera, uno dei militari della giunta e membro della P2, la cui ideologia – un misto di anticomunismo e antisemitismo – era impregnata di ossessioni religiose. Grazie a lui, gli industriali italiani iscritti alla Loggia si erano garantiti negli anni della dittatura contratti e commesse con l’Argentina. Il Venerabile aveva ottenuto la cittadinanza ed riuscito addirittura a farsi nominare consigliere economico dell’ambasciata argentina a Roma.
Quello che si stava realizzando in Argentina durante la dittatura interessava Gelli. E non parliamo solo di desaperecidos e centri di tortura, ma soprattutto dell’ideologia economica sottesa. Scomparsa della figura dell’intellettuale indipendente, sostituita con quella del tecnocrate, fintamente non ideologico. Smantellamento dello stato sociale e liberalizzazioni selvagge. Crollo dei salari. Stato di polizia. Non a caso, oggi per l’Argentina la storiografia non parla più di dittatura militare, ma civico-militare. Non si crede che i militari abbiano preso il potere con la complicità della classe padronale, ma che i militari abbiano eseguito ciò che il capitale chiedeva loro.
Ma il piano Rinascita 2 prevedeva molto di più: la polarizzazione della politica a due partiti principali, peraltro nemmeno tanto lontani come programmi, riduzione del numero dei parlamentari, ripartizione di competenze tra Camera e Senato, controllo sui media e trasformazione del giornalismo in intrattenimento, delegittimazione dei sindacati, abolizione delle provincie, abolizione del valore legale del titolo di studio.
Tutto questo, dopo 40 anni, si è in parte realizzato, da una parte e dall’altra dell’Atlantico. Per quello che manca, ci si sta provando. E senza nemmeno bisogno di fare un altro colpo di stato.