“LAS HEREDERAS”, LA VIOLENZA NEL SILENZIO

DI GIOVANNI BATTAGLIA

DAL NOSTRO INVIATO A BERLINO

“Las Herederas” del regista paraguayano Marcelo Martinessi è già dopo appena due giorni di festival un serio competitor per un premio.

Marcelo ha 43 anni e si presenta in concorso con il suo primo lungometraggio dopo aver portato a casa alcuni premi importanti con i cortometraggi tra i quali uno al festival di Venezia.

Il film parla di due donne Chela e Chiquita che sono definite appunto le ereditiere perchè costrette a vendere i bellissimi beni di famiglia per sopravvivere.

Ogni giorno nella loro casa è un andare e venire di persone che lentamente la svuotano degli oggetti e della storia che apparteneva alle loro famiglie; cristalli, argenterie, mobili, pitture.

Una lenta agonia.

Chela è depressa e non riesce nemmeno a parlare con le persone che entrano per acquistare gli oggetti; li osserva senza essere vista da uno spiraglio

La sua vita è questa; osserva di nascosto quello che le accade aprendo appena una porta della sala per vedere quale oggetto perderà.

Una rinuncia totale.

L’occhio di Marcelo è attentissimo, ci descrive il dramma di queste due donne con mille particolari, il suo ingresso nella loro intimità è profondo e delicato allo stesso tempo.

I colori del film sono volutamente spenti, opachi, si respira sia attraverso gli oggetti antichi sia attraverso il respiro affannoso della recitazione un senso di claustrofobia e le due donne hanno ormai rinuciato a loro stese oltre che al loro rapporto.

Resta il peggio.

Chela è una donna timida e distaccata; apparentemente vive tutto quello che le succede restando in superficie, Ciquita invece è una donna esuberante e molto pratica.

Il loro rapporto probabilmente dura da molto forse troppo tempo e si è trasformato in una specie di dominio di una sull’altra.

Ciquita riceve una comunicazione del tribunale per cui è condannata all’arresto per frode, ed è costretta ad andare in prigione per alcuni mesi lasciando sola la compagna.

Chela si trova a dover affrontare da sola tutte le sue paure ed inaspettatamente inizia una attività commerciale facendo da taxi ad un gruppo di allegre vecchiette – le sue vicine – che si riuniscono per passare il pomeriggio a giocare a carte e sparlare di tutti.

Qui incontrerà Angie una giovane donna che attratta dalla remissività di Chela, entrerà in sintonia con la donna suscitanto in lei desideri che sembravano perduti.

La prima lettura, quella del dramma familiare è solo il punto di partenza per Marcelo che invece ci racconta ben altro; la casa dove vivono è una prigione con tutte le regole della prigione ed il loro mondo si sta disgregando lentamente non solo attraverso la vendita degli oggetti ma anche con il ripetersi di inutili consuetudini di donne che provano a trovare un senso alla loro vita negli spazi angusti che le sono stati concessi.

“Las Herederas” sono le eredi di un paese in disfacimento.

ALGA NEWS “ la mia sensazione è che quando Ciquita va in carcere, l’ambiente della prigione sia paradossalmente più libero di quello esterno”

MARCELO MARTINESSI “ si ! volevo offrire proprio questo sguardo sulla nostra società dove ancora oggi le donne sono drammaticamente oppresse e possono andare in prigione per motivi futili. Mentre Ciquita è in carcere, continua a comandare le altre donne usando il proprio carisma, la propria forza e l’ambiente della prigione è – nel film – un ambiente con dinamiche molto più libere di quelle che ci sono all’esterno per assurdo si ride e si scherza più in prigione che fuori – chiaramente è una metafora ho usato delle caricature ma è una riflessione sulla situazione sociale del mio paese. Volevo spiegare l’immobilsmo che regna sovrano nella nostra società . C’è una grande repressione nel nostro paese a causa del regime Il mio paese ha vissuto una barbarie un regime orribile ”

MARGARITA IRUN “ per noi è molto importante c’è una grande discriminazione ed assenza di diritti nel nostro paese ed essere qui è assolutamente fondamentale per noi e dobbiamo essere tutti parte del cambiamento

ANA IVANOVA “Abbiamo una storia militarizzata nel nostro paese che come purtroppo hanno ricordato tutti è invisibile agli occhi del mondo; le donne non sono praticamente mai esistite nel nostro paese nella musica nel cinema nella letterature. Una donna diventa proprietà di un uomo in Paraguay e questa non è una estremizzazione è la triste realtà.Nella nostra società ci sono due tipi di violenze: una violenza visibile, tangibile ed un altra profonda invisibile che respiriamo ogni giorno e che ci opprime.

ALGA NEWS “ pensi che se il tuo film dovesse ricevere un premio sarebbe importante per il Paraguay che come è stato detto più volte in conferenza stampa è un paese invisibile che ha vissuto una dittatura molto dura”

MARCELO MARTINESSI “ io sono già molto contento di essere qui in concorso, non ho aspettative particolari perchè la presenza in concorso a Berlino è già un premio. In Paraguay si sta già parlando molto di questo perchè purtroppo siamo stati per anni un paese inesistente da un puto di vista cinematografico e non soltanto”

ALGA NEWS “il film è incentrato sulla figura di Chela mi potresti dire qualcosa di più “

ANA BRUN “ il film racconta molto di me; è stato difficilissimo per me ottenere la libertà. molte delle cose sono realmente accadute nella mia vita. Per questo quando sono entrata nella sala stampa sono scoppiata a piangere…è stata una liberazione…però adesso la mia vita è cambiata, mi sono lasciata alle spalle tante cose che mi hanno fatto soffrire e di cui non riuscivo a liberarmi e mi sento felice.”

“Las herederas” è un film bellissimo con un ritmo narrativo volutamente rallentato che mostra questa società che ormai è la parodia di se stessa dove tre donne, tre straordinarie attrici Paraguayane, con la loro umanità hanno incanto il secondo giorno del festival.