CAPITANO DE FALCO, CANDIDATO M5S: MAI STATO VIOLENTO, CAZZO!

DI CHIARA FARIGU

Avrebbe aggredito moglie e figlia durante un diverbio in famiglia, il Capitano di fregata De Falco. A riportare la notizia il Corsera, secondo il quale, la signora Raffaela, dopo il litigio si sarebbe recata alla polizia di Livorno per raccontare l’episodio, non sporgendo però alcuna denuncia. In men che non si dica per De Falco, candidato alle prossime elezioni col M5S, quel diverbio è diventato il caso. Da stigmatizzare e cavalcare in questa campagna elettorale già violenta di suo. A cominciare da Renzi che ha pure coniato uno slogan ad effetto: “Se candidato M5S picchia donne, dire tutti di NO” per proseguire con Anzaldi, sempre del PD, che parla di impresentabilità da far impallidire furbetti, truffatori e scrocconi, qualora i fatti venissero accertati.

“Mai stato violento, è evidente che si tratta di una strumentalizzazione mediatica volta alla denigrazione”, precisa il Capitano, alle prese con una delicata causa di separazione in corso. “Le difficoltà di trovare un accordo economico tra le parti e la tensione che ne deriva è il motivo scatenante dell’episodio di un recente alterco. Che comunque affermo e ribadirò sempre con onestà, non mi ha visto attore di violenze, ingiustamente attribuite alla mia persona, nei confronti dei miei familiari“, chiarisce in una nota all’Ansa.

Una vicenda che farà discutere ancora a lungo e che merita di essere chiarita per sgomberare qualunque ombra tendente ad offuscare l’immagine irreprensibile del prode Capitano.

Era il 13 gennaio di sei anni fa, quando in mezzo a quelle onde sporche di sangue innocente, in seguito ad un “inchino” finito in tragedia, L’Italia intera s’innamorò di lui, Gregorio De Falco. Mentre il caos regnava sovrano e la nave Concordia si adagiava di fianco sulle coste dell’Isola del Giglio, restituendoci 32 vittime tra passeggeri e persone dell’equipaggio, una figura si stagliava su tutte, la sua, del valoroso Comandante. Dalla Capitaneria di Porto di Livorno, con lucidità e piglio sicuro, ordinava il da farsi richiamando Schettino alle sue responsabilità dopo avergli intimato di risalire a bordo per occuparsi dell’equipaggio, trasmettendo, al contempo, sicurezza e rapidità negli interventi. Quel tono severo ma responsabile, quelle frasi perentorie, decise che non ammettavano tentennamenti nè repliche ne fecero subito l’uomo del giorno, l’anti-Schettino per antonomasia. E’ così è stato a lungo nella memoria degli italiani.
Oggi, quel gigante rischia di passare da orgoglio pentastellato a “impresentabile” e non solo come candidato, se su quell’episodio di presunta violenza non verrà fatta chiarezza.

Napoletano di nascita, classe 1965, si trasferisce a Milano dove consegue la laurea in Giurisprudenza. Il suo sogno però è la carriera militare, così nel 1994 si iscrive al concorso per entrare nel Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiere. A settembre di quello stesso anno, dopo aver brillantemente vinto il concorso, si trasferisce a Livorno per frequentare i nove mesi di Corso all’interno dell’Accademia Navale. Diventa Tenente di vascello nel 2003 a Santa Margherita Ligure, per divenire, nel 2005, Capo della Sezione Operativa al Compartimento Marittimo-Capitaneria di Porto di Livorno, con incarichi di comando operativo e soccorso all’interno dell’area labronica. Una carriera tutta in salita per il Capitano che ha raggiunto il massimo della notorietà proprio quel maledetto 13 gennaio.
Fece scalpore, qualche anno dopo il suo trasferimento a Nisida per occuparsi di demanio marittimo. Dopo tanta esposizione mediatica, e tanta attività operativa non arrivò comunque nessuna promozione. Solo riconoscimenti e un encomio solenne dall’allora viceministro ai Trasporti. Per un uomo tutta grinta e passione come De Falco era dura stare confinato tra le quattro mura di un anonimo ufficio. Chiede pertanto di essere trasferito, di tornare a Napoli, la sua città con un incarico di responsabilità. Lascia così Livorno e la sua amata Capitaneria per occuparsi di demanio marittimo.
Poi la svolta politica, a fianco al M5S per “cambiare la vita politica del Paese e dare un futuro migliore all’Italia”.
Dove candidarsi se non nel collegio plurinominale di Livorno, sua città d’adozione?

L’accusa di violenza è arrivata come un fulmine a ciel sereno. In attesa di fatti certi i pentastellati fanno quadrato attorno al loro candidato di lustro.

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