WENDERS COME NUOVO. ANZI NUOVISSIMO

DI ALBERTO CRESPI

Stamane, nella sala del Kino-Arsenal 1, si è svolto un interessante evento “cinetecario” ai margini della retrospettiva della Berlinale (dedicata al cinema della Repubblica di Weimar) e della sezione Berlinale Classics. Entrambe le sezioni sono curate da Rainer Rother, direttore della Kinematek, che ha introdotto la mattinata. Ma la star era, ovviamente, Wim Wenders: forse il regista tedesco più amato, sicuramente il più “berlinese” grazie a quell’indimenticabile film che è “Il cielo sopra Berlino”. Wenders ha illustrato i lavori della Wim Wenders Stiftung, ovvero la fondazione WW che sta lavorando al restauro digitale di tutti i suoi film. 

Le immagini e il filmato che vedete in questo post sono stati da me ripresi con il mio I-Phone, in sala, quindi perdonerete la scarsa qualità. Wenders ha illustrato i restauri di tre film: “La paura del portiere prima del calcio di rigore”, “Alice nelle città” e appunto “Il cielo sopra Berlino”, che è stato proiettato nell’ambito di Berlinale Classics e uscirà nuovamente in sala, distribuito da Studio Canal, in aprile.

Per il “Portiere”, girato a colori, la parte più difficile del restauro ha riguardato la parte sonora. E più che di un restauro, si è trattato di una vera e propria “riscrittura” del film. “Avevo 25 anni – ha raccontato Wim – e ho messo nel film tutta la musica che mi piaceva. Elvis Presley, Roy Orbison, un sacco di rock’n’roll. E non ho mai pagato i diritti! Mai avrei pensato che il film potesse andare all’estero, vincere premi ai festival. Quando ho pensato a rieditarlo (è stato invisibile per trent’anni) mi sono trovato di fronte a un problema enorme: i diritti delle canzoni. Ad esempio, ho scritto a Van Morrison, gli ho spiegato che nel film c’è il suo pezzo ‘Gloria’. Me l’ha data gratis. Ma è stato l’unico.
La musica e il dialogo erano su un unico tape: per cui abbiamo rifatto alcuni pezzi facendoli reinterpretare a un gruppo formato per l’occasione e  abbiamo tolto la vecchia musica con il software Spectral Repair (originariamente usato per togliere il rumore dei passi dalle registrazioni di dialogo). Le nuove musiche sono state registrate analogicamente, è stato fatto un vinile, poi le abbiamo ri-digitalizzate e inserite nel film”. Per quanto riguarda “Alice” si è trattato invece di un lunghissimo restauro del vecchio negativo in 16 millimetri che era, parola di Wenders, “almost dead”, quasi morto. Qui sotto potete vedere due fotogrammi, uno prima e uno dopo la cura. Come vedete è cambiato il formato. Wenders ha detto che lui e Robby Muller, direttore della fotografia, volevano già allora girare in formato 1:66 ma la pellicola in 16 mm non lo permetteva. Per cui, approfittando del restauro, ha realizzato finalmente il film che voleva fin da allora. Parole sue. Fiducia all’autore, come suol dirsi.

er quanto concerne invece “Il cielo sopra Berlino”, la difficoltà è stata nel riequilibrare le sequenze a colori e quelle in bianco e nero secondo quelli che erano – allora – i desideri suoi e del direttore della fotografia Henri Alekan. Si è risaliti all’internegativo originale e si è effettuato un restauro digitale in 4K, del quale Wenders si dichiara enormemente soddisfatto.

Il lavoro della WW Foundation continua e l’incontro si è concluso con un appello per la ricerca di fondi. Se siete interessati, il sito della fondazione è questo:

http://wimwendersstiftung.

Wenders come nuovo. Anzi nuovissimo.