GRANDI MANOVRE ALLA BCE PER IL DOPO DRAGHI. IN ITALIA E’ ALLARME SPREAD

DI ALBERTO TAROZZI

Si sapeva da tempo che in autunno a Francoforte, alla Banca Centrale Europea, allo scadere della nomina di Mario Draghi, le cose sarebbero potute cambiare. Per l’Italia cambiare in peggio.

E il peggio ha il volto gelido di Jens Weidmann il tedesco, campione dell’austerity e tenace oppositore delle scelte di Draghi in materia di quelle cannonate di liquidità che ci hanno permesso di contrastare le impennate dello spread grazie agli acquisti diffusi dei nostri Bot. Tenete inoltre presente che un aumento dello spread avrebbe oggi effetti più forti che in passato: lo spread infatti, altro non è che il differenziale dei tassi di interesse dei Bot italiani rispetto ai Bund tedeschi e visto che recentemente questi ultimi si sono considerevolmente alzati, causa competizione coi treasures statunitensi, fin da ora uno spread relativamente basso (sotto i 130) implica tassi di interesse intorno al 2% lordo paragonabili a quelli di cui soffrivamo quando il tasso dei bund era basso e noi veleggiavamo intorno a un 200 di spread.

Come mai suona fin da ora l’allarme, visto che la decadenza di Draghi scatterà solo in autunno?
La ragione è presto detta. Pare cosa fatta che tra pochi giorni Draghi si vedrà affiancato da un vice spagnolo, tale De Guindos e che la cosa sia gravida di conseguenze negative entro fine anno.

Il carneade De Guindos, carneade per la sua insipienza in materia economca, è invece un politico fedele alla linea di Rajoy. Come dire il nulla agli ordini del nulla. Rajoy è infatti quel premier di centro destra noto alle masse europee per aver fatto la faccia feroce coi catalani riuscendo così finalmente a mettersi in mostra. Prima della vertenza con Barcellona infatti si era potuto notare che il peso politico del governo Rajoy in Europa era praticamente analogo al peso della Spagna, soprattutto sui temi economici, quando a Madrid il governo, per lunghi mesi, non esisteva proprio. Come dire il nulla al posto del nulla. E De Guindos come in una canzone di Brel, “sarà solo l’ombra della sua ombra della sua mano”. E la mano del direttore d’orchestra, con De Guindos numero due, non potrà essere che quella di Berlino, che nominerà doverosamente il proprio Weidmanna a capo della Bce.

Non occorre essere dietrologi per capire che con la nomina di De Guindos a numero due di Draghi, nell’attesa del nuovo capo, la Germania (e in seconda battuta la Francia) hanno portato a asa un doppio successo: la nomina di un europeo del sud, che consente di sovrapporgli un europeo del nord; per di più un soggetto ligio, senza battere ciglio agli ordini dei capi, soprattutto quando questi fanno riferimento all’austerity cui la Spagna si è supinamente sottomessa.
La nomina di De Guindos segna inoltre l’assegnazione di un ruolo tecnico a chi tecnico non è. Lui è un politico di carriera e in quanto tale non è suscettibile di sparate autonome e originali nel nome delle proprie competenze.
Per Weidmann la strada è spianata, sia per la leadership della Bce, sia per quello che potrà fare in seguito.

Se la cosa andrà in porto, come sembra, per noi si prepara il peggio del peggio, ma i nostri politici giocano come gatti nel sole, perché tutto questo non lo sanno.