OPUS DEI: LA MASSONERIA BIANCA?

DI MARINA POMANTE



L’Opus Dei (letteralmente: Opera di Dio) è una prelatura personale della Chiesa cattolica, tale nome, scelto dal fondatore, Josemaria Escrivà de Balaguer, esprime il concetto di santificazione del lavoro e sta ad indicare che il lavoro deve essere offerto “a maggior gloria di Dio”. Escrivà afferma che l’essere umano è fatto per lavorare, quindi supera e respinge il pensiero teologico medioevale che il lavoro sia conseguenza del peccato originale. Escrivà, ritiene inoltre che sia una via primaria per l’incontro con Dio.
Il fondatore, Josemaría Escrivá de Balaguer (1902-1975) fu un sacerdote cattolico spagnolo che nel corso di un ritiro, il 2 ottobre 1928 ebbe un’ispirazione mistica e sempre secondo quanto raccontò, comprese il compito che Dio gli aveva assegnato: si doveva far capire ai cristiani che le normali attività, lavorative, la famiglia, gli amici, le aspirazioni e qualunque attività umana, potessero costituire occasione di incontro con Cristo e quindi sono strade di santità e di apostolato.
Questo, era naturalmente in contrasto con l’idea che per diventare santi ci si dovesse dedicare interamente a Dio per mezzo dell’appartenenza allo Stato religioso.
I membri dell’Opus Dei, agiscono individualmente e non in gruppo, con le responsabilità e le libertà personali e proprio perché devono santificarsi nel mondo, collaborano con le altre persone con cui sono in contatto, nella vita sociale e nel lavoro.
L’Opus Dei a partire dal 14 febbraio1930, prevede un ramo femminile dell’Opera stessa.

SORGE IL PRIMO CENTRO OPUS DEI
Presso l’accademia DYA (Derecho y Arquitectura – DIritto e Architettura) a Madrid, nel 1933 apre il primo centro dell’Opus Dei. Gli studenti possono accedere a corsi integrativi di formazione cristiana.
In questi colloqui con gli studenti, Josemaria Escrivà de Balaguer, parla di santificazione del lavoro e delle altre attività umane che sono svolte con cura per la propria formazione cristiana e sono la strada per amare Dio.
Durante la guerra civile spagnola, scoppiata tre anni dopo e terminata nel ’39 l’accademia venne evacuata ed i membri dispersi e Escrivà trovò rifugio in Andorra dove era stata mantenuta la libertà di culto, poi trasferitosi a Burgos, continuò a mantenere i contatti con i membri dell’Opera fino alla fine della guerra civile.
Escrivà tornato a Madrid, riprese i contatti con i giovani che lo avevano seguito prima del conflitto (una decina in tutto) e con l’inizio della seconda guerra mondiale, propose l’espansione oltre i confini spagnoli.
Il fondatore dell’Opus Dei, nel 1939 pubblicò “Cammino” una raccolta di 999 massime di spiritualità e dietro richiesta di alcune diocesi spagnole predicò durante gli esercizi spirituali del clero.
Iniziarono però anche le prime critiche contro l’Opera e nel 1941 il “tribunale civile per la repressione della massoneria” istituito da Franco, avviò una formale inchiesta contro l’Opus Dei.
Ma il vescovo di Madrid, Leopoldo Eijo y Garay si schierò in difesa dell’Opera e nel 1941 l’approvò come Pia Unione di diritto diocesano, conferendogli una consistenza costituzionale (almeno per il territorio di Spagna) e nel 1944 il vescovo ordinò i primi tre sacerdoti dell’Opus Dei. I sacerdoti vennero inquadrati in una struttura giuridica apposita, la Società Sacerdotale della Santa Croce.

UNA SEDE OPUS DEI A ROMA
Escrivà, per sottolineare il carattere universale dell’Opera, volle che la sua sede principale fosse a Roma anche per uno stretto legame col Pontefice, infatti il 16 giugno 1950 la Santa Sede concesse l’approvazione col decreto “Primum inter”. Nell’Opus Dei si consentiva l’inserimento anche a persone sposate e sacerdoti diocesani.

OPUS DEI NEL MONDO
Dal 1946 l’apostolato si iniziò a diffondere in molti Paesi del mondo e molte iniziative con finalità educative promosse dai fedeli vennero attivate.
Papa Giovanni XXIII diede a Escrivà l’incarico di formare il Centro Internazionale per la Gioventù Lavoratrice.
Monsignor Giovanni Benelli della segreteria vaticana, chiese ad Escrivà, dopo la morte di Franco, l’intercessione verso il popolo spagnolo per arrivare a costruire una formazione democratica-cristiana sul modello della Democrazia Cristiana italiana, ma Escrivà si rifiutò poiché non poteva imporre ai membri dell’Opus Dei scelte politiche. Dopo quel rifiuto non ci furono più progressi per l’organizzazione…
Quando il Fondatore dell’Opera morì a Roma il 26 giugno 1975, facevano parte dell’Opus Dei 60 mila persone di 80 Paesi diversi.

L’OPERA DOPO LA MORTE DEL FONDATORE
Il successore alla guida dell’Opus Dei, fu il suo collaboratore, Alvaro del Portillo che venne ordinato vescovo da Giovanni Paolo II il 6 gennaio del 1991.
Portillo promosse l’espansione dell’Opera e ne diffuse la conoscenza.
il 28 novembre del 1982 con la costituzione apostolica Ut Sit si completa l’iter giuridico dell’Opus Dei con la sua erezione, da parte di Giovanni Paolo II, a Prelatura personale. Álvaro del Portillo viene nominato primo Prelato.
La Prelatura personale è una figura giuridica prevista nel Concilio Vaticano II che si caratterizza come struttura idonea a svolgere una particolare opera pastorale, ha un carattere nettamente secolare, dispone di un clero proprio e può incorporare fedeli laici celibi o sposati. Venne così riconosciuta l’unità di sacerdoti e laici dell’Opus Dei.
Nel 1984, Álvaro del Portillo realizzò il desiderio di Josemaría Escrivà, inaugurando il Centro accademico romano, che in seguito si trasformò in Pontificia Università della Santa Croce con le facoltà di teologia, diritto canonico, filosofia e comunicazione.
Il 17 maggio 1992 Giovanni Paolo II beatificò Josemaría Escrivá, anche se ci furono critiche per la rapidità con la quale si arrivò alla canonizzazione. Sarà Giovanni Paolo II che il 6 ottobre del 2002 in piazza San Pietro lo proclamerà santo.
Portillo morì il 23 marzo 1994 e fu beatificato a Madrid il 27 settembre 2014.

JAVIER ECHEVARRIA RODRIGUEZ
Dopo la scomparsa di Portillo, fu Javier Echevarria, suo stretto collaboratore, ad assumere la guida del’Opus Dei. Il 6 ottobre del 2002 in occasione della santificazione di Josemaría Escrivá, con il contributo dei partecipanti all’evento, fu costituita Harambee Africa International, una onlus con lo scopo di avviare progetti di istruzione e sviluppo nell’Africa sub sahariana. Nei suoi primi dieci anni di vita sono stati avviati progetti in Benin, Camerun, Kenya e Mozambico.

GLI OBIETTIVI DELL’OPUS DEI
In ragione del volere del suo fondatore, l’Opus Dei si propone di incentivare fra le persone di tutti i ceti della società, la ricerca della santità cristiana. L’Opus Dei, intende aiutare ogni persona che vive nel mondo, (l’uomo comune, l’uomo della strada) a condurre una vita pienamente cristiana, senza dover cambiare il suo modo di vita quotidiana, né il suo lavoro abituale, né i propri ideali o aspirazioni.
I fedeli della Prelatura si definiscono: “numerari”, “aggregati” e “soprannumerari” in base alla disponibilità di ciascuno nel dedicarsi ai compiti di formazione e ad altre specifiche attività apostoliche dell’Opus Dei. Tutti hanno la medesima vocazione divina. Le disponibilità sono in base alle diverse circostanze di carattere personale, familiare, professionale, nelle quali ciascuno si trova. Ci sono poi i “cooperatori”, persone anche non cattoliche, non cristiane o non credenti che vogliono tuttavia contribuire allo sviluppo dell’Opus Dei, condividendone la spiritualità.

L’Opus Dei non è un ordine religioso: i suoi sacerdoti e diaconi appartengono al clero secolare, mentre gli altri fedeli sono laici. L’attività principale dell’Opus Dei consiste nel dare ai suoi fedeli, e a tutte le persone che lo desiderano, i mezzi spirituali necessari per vivere da buoni cristiani. Incoraggia i fedeli della Prelatura a dar vita ad iniziative assistenziali, formative e sociali. In Italia, dal 1964 esiste un centro di formazione professionale riconosciuto e finanziato dalla Regione Lazio: la Scuola di Formazione ELIS a Roma. Sono molti i centri formativi, professionali, scolastici e di livello universitario creati in tutto il mondo con l’aiuto dei fedeli della Prelatura.

Nell’agosto del 1979, durante un’udienza a Castel Gandolfo, Giovanni Paolo II disse ai membri dell’Opus Dei: “Grande ideale veramente il vostro, che fin dagli inizi ha anticipato quella teologia del laicato, che caratterizzò poi la Chiesa del Concilio e del post-Concilio. Tale infatti è il messaggio e la spiritualità dell’Opus Dei: vivere uniti a Dio, nel mondo, in qualunque situazione, cercando di migliorare se stessi con l’aiuto della grazia e facendo conoscere Gesù Cristo con la testimonianza della vita”.

Nell’articolo Lasciare operare Dio, l’allora cardinale e futuro papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, scrisse di Josemaría Escrivá e l’Opus Dei: “un concetto sbagliato della santità, quello in cui la santità diventa una cosa riservata ad alcuni grandi e che sono tutt’altro rispetto a noi normali peccatori. Una percezione errata che è stata corretta proprio da Josemaría Escrivá. Essere santo è nient’altro che parlare con Dio come un amico parla con l’amico”.

LE ATTIVITA’ DELL’OPUS DEI
L’Opus Dei si incarica di fornire cura spirituale e dottrinale di determinate istituzioni educative, assistenziali e di promozione umana, per esempio tra le favelas delle città sudamericane, nelle isole indonesiane, ecc… O con programmi di cooperazione tecnica nei Paesi in via di sviluppo, Filippine, Ecuador, Perù, ecc…
Anche in Italia ci sono centri Opus Dei nelle diocesi di moltissime città. A Roma dal 1993 è attiva l’Università Campus Bio-Medico, che si articola in due facoltà, un centro di ricerca e un Policlinico.

Nell’ambito educativo, 9 città italiane ospitano 19 collegi universitari. La Pontificia Università della Santa Croce, nata a Roma dal 1984, è un centro superiore di studi ecclesiastici articolato nelle facoltà di Teologia, Filosofia, Diritto canonico, Comunicazione istituzionale. Gli studenti provengono da tutto il mondo.

Anche per la formazione professionale sono presenti delle realtà, dal 1964 il Centro ELIS conduce a Roma, nel quartiere Casal Bruciato, corsi per la formazione di operai specializzati, l’istituto professionale nel campo dell’enogastronomia e dell’ospitalità alberghiera SAFI ELIS, corsi di formazione specialistica per laureandi e neolaureati, e due scuole sportive.

L’opus Dei è presente con moltissime attività in Spagna (per ovvie ragioni storiche), ma anche in Africa, in Asia, in Oceania e nel continente americano. Le scuole sono anch’esse presenti in tutto il mondo grazie all’azione dell’Opera e spesso la Prelatura dell’Opus Dei assegna un sacerdote per la formazione spirituale degli alunni.
La caratteristica delle scuole che si ispirano agli insegnamenti del fondatore dell’Opus Dei è l’educazione differenziata. Esistono quindi scuole maschili e scuole femminili. A livello universitario invece le attività didattiche sono miste.

LE CRITICHE ALL’OPERA DI DIO
Come per tutte le organizzazioni, le critiche non sono mancate anche per l’Opus Dei.
Qund’era ministro dell’Interno, Oscar Luigi Scalfaro, rispondendo ad una interpellanza parlamentare nel 1986, affermò: “L’Opus Dei è senza dubbio una istituzione ecclesiastica, le cui norme attengono all’ordinamento canonico, in nessun modo può qualificarsi come associazione segreta”.
Il gesuita Wlodzimierz Ledóchowski (1866–1942), scrisse alla Santa Sede che considerava l’Opus Dei “molto nocivo per la Chiesa in Spagna”. Ne descrisse le caratteristiche di “segretezza” e ne vide dei “segni di una inclinazione mascherata a dominare il mondo con una forma particolare di massoneria cristiana”.
Nel 1963 il teologo cattolico svizzero Hans Urs von Balthasar, in un articolo intitolato Integralismus, criticò l’Opus Dei, ritenendola un’espressione dell’integralismo cattolico. Pochi mesi dopo Von Balthasar cambiò posizione e alleggerì le sue affermazioni sull’Opus Dei parlando di “sospetta grossolanità”, mentre nella sua opera uscita postuma “Integralismo oggi” non citò affatto l’Opus Dei.
Nel 1997 il Parlamento belga ha sollecitato un rapporto sulle sette, che in realtà mette sotto accusa gran parte delle religioni storiche (Buddismo, Ebraismo, Islamismo, Protestantesimo, Cattolicesimo). L’esperto in sette Massimo Introvigne ha definito questo rapporto “una iniziativa di stampo giacobino”. L’Opus Dei è rientrata nell’elenco dei gruppi (alla pari della Comunità di Sant’Egidio e del Rinnovamento nello Spirito) che la Commissione parlamentare d’inchiesta ritenne pericolosi per l’azione di reclutamento effettuata nei confronti degli adolescenti e per gli episodi di manipolazione psicologica segnalati da molte famiglie belghe. Dopo il 1997 non c’è stato, da parte delle autorità del Belgio, alcun provvedimento contro nessuna delle istituzioni cattoliche citate nel rapporto.
Il cardinale Luigi De Magistris espresse perplessità sul processo di beatificazione del fondatore (pur non avanzando dubbi sulla sua virtù), in particolare sul fatto che la maggior parte delle testimonianze raccolte fossero quelle del suo confessore, il beato Álvaro del Portillo e che troppo poco tempo fosse trascorso dalla morte.

Dopo il Concilio Vaticano II, arrivarono critiche all’Opus Dei per la sua connotazione ultraconservatrice e reazionaria. L’accusa all’Opus Dei di avere la forma di una setta massonica (massoneria bianca) è stata ripresa per contestare l’appoggio alle dittature in Sudamerica ed in Spagna e l’influenza di idee di stampo fascista.

Il 7 maggio 2007 il ministro dell’Interno Giuliano Amato, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare sulle pratiche di “mortificazione corporale”, affermò che le decisioni in queste materie sono assunte liberamente dagli aderenti, nell’esercizio della libertà religiosa riconosciuta dalla Costituzione della Repubblica italiana e dal Concordato tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica. Aggiunse che l’Opus Dei è un’istituzione della Chiesa cattolica, con personalità giuridica in quanto ente ecclesiastico civilmente riconosciuto e che le attività svolte dai fedeli dell’Opera a titolo di volontariato non sono assimilabili a un rapporto di lavoro subordinato, come accertato dal Ministero del lavoro e dalla Previdenza Sociale. Le residenze universitarie poi, sempre secondo Amato, sono collegi universitari legalmente riconosciuti, non gestiti direttamente dall’Opus Dei, e fruiscono legittimamente dei benefici previsti dalla legislazione vigente.

UN LIBRO CHE HA SCOSSO
Nel ’92 un ex membro dell’Opus Dei, Maria Del Carmen Tapia, nel suo libro “Oltre la soglia”, racconta di manipolazione, segretezza, affari illegali, plagio e violenze.
La Tapia descrive nel libro la propria esperienza di 18 anni di appartenenza, dal 1948 in poi, nel corso dei quali ricoprì anche l’incarico di direttrice di un centro femminile in Venezuela, soffermandosi in particolare sulle mortificazioni corporali come” l’uso del cilicio e della disciplina”, la pratica della doccia ghiacciata in qualsiasi stagione dell’anno e il dormire su panche di legno. Nel suo libro la Tapia parla della sua esperienza all’interno della prelatura, come “viaggio nel fanatismo”. L’autrice descrive l’Opus Dei come una congregazione in cui gli adepti sono separati dalla realtà esterna, soffrono costrizioni economiche in un ambiente permeato del culto del fondatore e controllato con la tecnica della delazione e subiscono un “lavaggio del cervello”, divenendo di conseguenza come pupazzi manovrati dai superiori, persuasi a rinunciare alle loro migliori capacità, al fine dell’unità e del buono spirito.
Qualche anno dopo, però, la Tapia, in prossimità della canonizzazione di Josemaría Escrivá, dichiarò: “La canonizzazione di monsignore Escrivá è stata per me motivo di gioia, poiché parecchie volte dopo la sua morte, ho chiesto a lui dei favori che, in verità posso dire, tante volte mi ha concesso… sarebbe un altro errore, e grave errore, servirsi dell’informazione contenuta nel mio libro per mettere in dubbio la santità del fondatore dell’Opus Dei”.

I RAPPORTI CON LA POLITICA
All’inizio degli ’40 tra Opus Dei e Falange filonazista ci fu un forte inasprimento; un rapporto del 1943 del Servizio investigativo della Falange concludeva che: “lo spirito dell’Opus Dei è l’esatto opposto dello spirito falangista”.
Si trattava quindi di un nemico del regime, che andava eliminato.
Un ambasciatore informò Escrivá che alcuni falangisti stavano organizzando la sua eliminazione fisica perché il sacerdote era considerato pericoloso giacché si opponeva alla strumentalizzazione della religione ad opera della politica nella Spagna di Franco.
Durante il governo franchista, alcuni membri dell’Opus Dei furono perseguitati e incarcerati, e in qualche caso costretti all’esilio, perché non seguivano la politica governativa o la criticavano esplicitamente. Nel 1953 Rafael Calvo Serer fu espulso dall’equivalente spagnolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche perché aveva pubblicato a Parigi un articolo contrario al governo franchista.

LA FIGURA FEMMINILE NELL’OPUS DEI
Grazie alla rappresentanza di un “Assessorato” che opera a Roma in stretto contato col Prelato, le donne godono di autonomia di governo sia a livello locale che nell’organizzazione centrale. Il compito dell’Assessorato, come riferiva nel 2005 la direttrice Marlies Kücking, è di “informare il Prelato delle questioni relative al lavoro apostolico dell’Opus Dei svolto tra le donne in tutto il mondo”.
Nell’Opus Dei, le donne sono incoraggiate alla loro vocazione professionale quanto i loro colleghi uomini.
Negli anni ’70 il fondatore dell’Opus Dei auspicava un ruolo della donna nella Chiesa sempre più centrale e ricordava: “lo stupore, e addirittura la disapprovazione, con cui avevano reagito alcune persone quando l’Opus Dei aveva incoraggiato le donne a laurearsi in teologia”.
Sono tuttavia pervenute voci critiche all’Opus Dei, che accusano l’organizzazione di sfruttamento della donna, sostenendo che le donne sono relegate ai lavori domestici come la cucina e la pulizia, mansioni che effettivamente sono svolte nei centri dell’Opus Dei, esclusivamente dalle numerarie ausiliarie e sono retribuite secondo le Leggi vigenti nei diversi Paesi. In Italia sono regolarmente assunte da enti come la Fondazione Rui, la Cedel – cooperativa sociale educativa ELIS, l’IPE e altri. Tutte le donne dell’Opus Dei nel mondo seguono corsi di studi interni per la propria formazione spirituale e teologica e ci sono molte laureate, soprattutto tra le numerarie, le aggregate e le soprannumerarie. Negli ultimi anni in Italia anche alcune numerarie ausiliarie si sono laureate in corsi come dietistica o scienze dell’alimentazione.
Secondo una recensione del Telegraph, una ex soprannumeraria, la francese Véronique Duborgel, ha raccontato il travagliato percorso dei suoi 13 anni nell’organizzazione che la Duborgel definisce rigida, insensibile, settaria e misogina. Sempre nel suo racconto Véronique spiega che veniva rimproverata di incrociare le gambe in quanto era cosa irrispettosa e immodesta, di vestire dei pantaloni ritenuti un indumento sessualmente provocante. La donna ricorda di essere stata redarguita per aver confidato ad alcuni appartenenti, inclusi dei sacerdoti, delle frequenti e ripetute violenze subite dal marito (che determinarono infine il divorzio), che vennero definite “una croce da portare”.

L’Opus Dei è soprattutto un’influente organizzazione cattolica da cui dipendono vescovi, politici, importanti uomini del mondo economico.
Non sono molte le notizie che riguardano la sua attività e quel poco che trapela è studiato ad arte per dare un’impressione di potenza. Basti ricordare i politici italiani presenti alla canonizzazione del suo fondatore Escrivà de Balaguer: otto ministri, Casini, Andreotti, Follini, Letta, Storace, D’Alema, Veltroni. Del resto l’Opus ha sempre vantato delle adesioni di uomini-chiave, fuori e dentro il Vaticano: Navarro-Valls (scomparso da poco), il portavoce del Vaticano durante il pontificato di papa Giovanni Paolo II, era uno di loro.

Hertel, nel suo libro I segreti dell’Opus Dei: documenti e retroscena, a cura di Manuel Kromer, cerca di fare luce su questa realtà. E lo fa pubblicando alcuni documenti riservati dell’Opus stessa. È così venuto alla luce il vero volto dell’organizzazione: un volto fatto anche di doppiezza, di settarismo, di “fini che giustificano i mezzi”, quasi una loggia massonica per metodi e scopi. Scopi non esclusivamente religiosi.
L’autore (che è comunque uno studioso cattolico) sottolinea come l’Opus Dei, attraverso i suoi fortissimi legami, voglia ritornare a una realtà autoritaria e clericale non solo ecclesiastica, ma anche politica e sociale.
Negli anni Cinquanta e Sessanta l’Opus Dei spagnola giunse ad avere dieci ministri nei Governi del regime dittatoriale di Francisco Franco.

Se quindi secondo alcuni, la fondazione di Josemaria Escrivà de Balaguer è un’Opera di Dio nel vero senso della parola, per altri invece essa costituirebbe un vero centro di potere controllato in qualche modo dal clero e il fine principale dell’Opus Dei, sarebbe quello di arrivare ad avere “infiltrazioni” nei Governi mondiali.
Un ragionamento dietrologico ma che tuttavia porta in suo suffragio elementi, fatti e persone che ricalcherebbero questa teoria.
Il controllo da parte della Chiesa (almeno nei Paesi del mondo dove è radicata la religione cristiana) è una teoria ampiamente dibattuta in diverse sedi e da molti osservatori del sociale e della politica, ma anche pareri di economisti pro o contro questa possibilità di controllo, hanno disegnato scenari possibilistici in merito.
Da sempre l’umanità ha permesso e in taluni casi favorito, che una filosofia prettamente religiosa, sconfinasse e prendesse possesso di ambiti prettamente laici, andando ad influenzare le scelte dei Governi e delle stesse masse. Se ne vedono esempi evidenti anche nell’emisfero islamico e in passato, scandali e rivelazioni, sono trapelate dalla segretezza vaticana, aprendo la porta a critiche e paure di un sovracotrollo sugli Stati.
Va riconosciuta all’Opus Dei, la grande ed importante azione profusa nel mondo. Le scuole, i centri medici, le assistenze sociali, e quant’altro costituisce apporto all’umanità, ma è innegabile che un’organismo che disponga servizi e aiuti per l’umanità, finisce col divenirne parte dominante.