LO SGUARDO DI STIG DAGERMAN SULL’AUTUNNO TEDESCO

DI VANNI CAPOCCIA

Stig Dagerman, morto giovanissimo suicida, scrittore svedese e anarchico venne inviato alla fine della guerra come giornalista in Germania.

“Autunno tedesco” raccoglie i suoi resoconti che, pur essendo stato Dagerman antinazista attivo contro i nazisti svedesi, sono pieni di pietas verso una popolazione distrutta, come ridotta in macerie era la Germania di allora “serrata nel gelo d’autunno”.

Dagerman non raccontò solo quello che vedeva, ma anche l’umana pietà che provava. Ed i suoi scritti liberi da pregiudizi sono un compassionevole manifesto contro la guerra.

Il suo sguardo empatico si posò sulle cantine allagate occupate da vedove e bambini affamati, sui profughi cacciati dalla più salvaguardata Baviera stipati nei treni, sulle prostitute e sui giovani nati sotto il nazismo che avevano combattuto per la Germania, magari indossando la divisa delle SS, verso i quali i tedeschi più grandi sembrano volersi tenere alla larga: “In realtà si registra spesso nelle generazioni più adulte un vero e proprio timore fisico dei giovani, e anche questo spiega perché gli anziani della politica e della vita pubblica trattino le nuove leve con tanta prudenza, come per mantenere una distanza di sicurezza”.

Una distanza di sicurezza che il giovane anarchico svedese non tenne, raccontando i volti disperati e le vite disperate delle tedesche e dei tedeschi di allora senza volontà assolutoria, ma cercando di capire i loro pensieri.

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