MINACCIATO PICCHIATO E SANZIONATO. IL PROF DI TREVISO SCRIVE ALLA FEDELI: “LASCIATO SOLO”

DI CHIARA FARIGU

E mentre a Succivo, paese nell’entroterra casertano, ieri si è consumato l’ennesimo atto di violenza nei confronti di una maestra della Scuola d’Infanzia, per un prof di Treviso l’aggressione subita da parte di un genitore  si sta trasformando, oltre  che in danno, in beffa.
I fatti risalgono al 23 dicembre scorso, giornata in cui, nelle scuole italiane, si respira aria di festa. Tra rappresentazioni teatrali e scambi d’auguri le ultime ore di lezione scorrono veloci, leggere, il pensiero è già lì, alle vacanze che avranno inizio con lo squillare del campanello d’uscita.
Non poteva certo immaginare, neanche nel peggiore dei sogni, il prof del trevigiano, che per lui quella giornata si sarebbe trasformata nel peggiore degli incubi. Una vicenda iniziata due giorni prima, all’ora della ricreazione che, per regolamento, gli alunni dell’Istituto scolastico “Casteller di Paese” devono trascorrere all’aperto. Uno di loro, poco avvezzo a rispettare le regole, si rifiuta di uscire perché fa freddo, dice. Così il prof, lo riprende e, appoggiandogli la mano sulla spalla, lo invita ad uscire insieme ai compagni. Quel gesto però non piace al ragazzo che, tornato a casa, racconta a modo suo quanto accaduto a scuola. Due giorni dopo, appunto il 23 dicembre, padre madre e fratello di 16 anni piombano a scuola e si avventano contro l’ignaro insegnante che le piglia di santa ragione dopo essere stato pesantemente insultato e minacciato. Solo l’intervento dei Carabinieri metterà fine a quello che ormai sta diventando prassi nelle scuole italiane: malmenare gli insegnanti.
Per il prof, ferito nel fisico e nella dignità, i veri guai dovevano ancora cominciare. Al rientro dalle vacanze lo attende un provvedimento disciplinare. Diventa tout court vittima e “indagato” nell’inchiesta giudiziaria in corso: un boccone troppo amaro da mandare giù. La peggiore delle beffe che avrebbe potuto aspettarsi dopo quello che aveva subito.
Nessuna sanzione o provvedimento invece nei confronti del ragazzo che non rispetta le regole scolastiche.
“E’ un atto dovuto, anche a sua tutela, dopo l’esposto dei genitori del 13enne” si giustifica la preside. Dovuto a che? si domanda il docente che non si capacita perché ad essere sanzionato sia lui dopo essere finito al pronto soccorso per i pugni ricevuti. “È stato sollevato un dubbio sul comportamento del professore, chiarisce la preside, ed è mio dovere capire cosa sia successo”.
Il prof non ci sta. Tutti hanno confermato che non ha usato violenza verso l’alunno restio ad uscire per fare ricreazione, ribadisce. Si aspettava ben altro dalla “sua” scuola che ha servito con passione e spirito di dovere per oltre quindici anni, non un ulteriore schiaffo che brucia più di quelli incassati quel maledetto 23 dicembre.
Decide così di rivolgersi direttamente alla ministra Fedeli: “Gentile Ministro, è ammissibile per buonsenso e messaggio educativo che un docente aggredito, ingiuriato, minacciato e abbandonato a se stesso debba anche difendersi dal fuoco amico? Mi chiedo come mai la parola di minorenni diseducati e le minacce di famiglie aggressive mettano in discussione la serietà di chi ogni giorno lavora per costruire conoscenza e competenza ma anche le donne e gli uomini di domani”.
Una brutta storia che evidenzia, ancora una volta, la solitudine dei docenti nel momento del bisogno. Costretti a vivere perennemente in allerta, a guardarsi le spalle anche dal “fuoco amico”.
Dalla parte del prof, i genitori dei suoi alunni: “Conosciamo le sue qualità umane, il suo rigore di pensiero e la sua correttezza”, hanno scritto. Non è da meno l’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan: “La scuola ha bisogno di rispetto e i professori devono poter esercitare il loro ruolo”. Parole che hanno l’effetto di un balsamo per lenire, almeno in parte quel sentimento di rabbia misto a delusione e senso di impotenza che pervade l’animo del docente.
Risponderà la ministra? Chissà, la campagna elettorale è nel vivo e richiede tempo e impegno. Il prof può attendere …

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