ARMI E STRAGI NELLE SCUOLE, LA RISPOSTA DEGLI STUDENTI USA

DI MARINA VIOLA

Da gennaio le sparatorie tra i banchi sono state 17. Quella di Parkland la più grave. Mentre i Repubblicani continuano a osteggiare ogni proposta di legge, gli alunni si preparano a manifestare. Per dire basta.

Il 14 febbraio, giorno in cui si celebra l’amore, un ragazzo di 19 anni è entrato nel liceo da cui era stato espulso con un fucile semiautomatico nascosto in una borsa di nylon e ha cominciato a sparare contro i suoi ex compagni e i suoi ex insegnanti, ammazzandone 17 e ferendone 16. È la 17esima volta dall’inizio del 2018che qualcuno porta un’arma in una scuola e spara. Da gennaio, negli Stati Uniti ci sono state 7.300 sparatorie – 34 delle quali di massa – che hanno causato più di 2 mila morti.

IL MURO DEI REPUBBLICANI. Il Partito repubblicano, che ha spesso accettato appoggi finanziari dalla National Rifle Association (Nra), ha sempre bloccato, sia in Senato sia al Congresso, qualsiasi proposta di legge che proponesse non di togliere le armi a chi le possiede o di cessarne la vendita, ma semplicemente di compiere maggiori accertamenti su chi vuole acquistarle. Insistono sul fatto che il secondo emendamento della Costituzione permette il possesso di armi, e che sono le persone ad ammazzare, e non le pistole. Aggiungono che pure le macchine sono pericolose, eppure non si ritirano dal commercio.

I PARADOSSI DELLA LEGGE. A questo appunto aveva risposto molto efficacemente l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Disse che prima di tutto nessuno ha intenzione di togliere armi a chi le ha, ma soprattutto che, a differenza delle pistole e dei fucili semi-automatici, le macchine sono state messe a punto per evitare morti inutili: negli anni si sono aggiunte le cinture di sicurezza, l’airbag e chi vuole comprarsi un’auto deve avere una patente. Aveva ricordato inoltre che le persone sospettate dal Fbi di far parte dell’Isis, per esempio, non possono prendere aerei, ma possono legalmente comprarsi una qualsiasi arma semi-automatica. In Florida, un 18enne può comprare un fucile anche senza il porto d’armi, ma prima di comprare una pistola, deve aspettare un certo periodo di tempo prima di portarla a casa (o a scuola). In compenso, non può comprare birra o nessun alcolico fino al compimento dei 21 anni.

Il risultato di questa politica irresponsabile appoggiata con orgoglio dalla destra americana è il numero agghiacciante di vittime. Parkland, la cittadina della Florida in cui è avvenuto il massacro, è sotto choc. I genitori delle vittime, disperati, raccontano davanti alle telecamere di come sia assurdo che i loro figli in una mattina come tante siano usciti per andare a scuola per essere trucidati in classe.

LA PROTESTA DEGLI STUDENTI. La comunità ha organizzato veglie, manifestazioni, sistemi di supporto alle famiglie. Gli studenti della Florida sopravvissuti alla tragedia, estremamente turbati, hanno giurato che questa sarà l’ultima strage in una scuola e hanno cominciato a organizzarsi a livello nazionale. La loro strategia, che trovo intelligente, è quella di protestare il 17 marzo davanti ai palazzi dei loro Stati per chiedere più controlli. Hanno infatti capito che dal punto di vista federale può essere fatto molto poco, ma che dal punto di vita locale invece si possono proporre leggi per limitare l’acquisto di certe armi. Lo Stato in cui vivo io, per esempio, il Massachusetts, ha delle regole molto restrittive per quanto riguarda il porto d’armi, e infatti stragi come quella successa in Florida, dove invece è tutto molto più permissivo, non ce ne sono state.

LA LEZIONE DI EMMA. Mentre i genitori delle vittime preparavano i funerali per i loro figli, il presidente Trump si trovava in Florida, a 80 miglia da Parkland, a giocare a golf. Il suo commento sulla tragedia è stato quello di ricordare agli americani di pregare. Subito dopo ha criticato aspramente il Fbi per non aver controllato l’assassino più attentamente. D’altronde, ci ricorda Emma Gonzalez, la studentessa del liceo di Parkland portavoce del movimento studentesco contro le armi il cui discorso ha fatto il giro del web, che il presidente, durante la campagna elettorale, ha ottenuto ben 30 milioni di dollari dall’Nra, non può certamente criticare la potentissima lobby. Adesso, quando i miei figli escono per andare a scuola, non posso fare a meno di sperare che non siano loro le prossime vittime.

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