IL MONDO TACE DI FRONTE AL MASSACRO DI GHOUTA

DI MONICA TRIGLIA

Una tragedia umanitaria, un massacro di cui nessuno parla, che si consuma nel silenzio colpevole del mondo. E’ quello che sta avvenendo a Ghouta, in Siria, dove – dicono le Nazioni Unite – la situazione va oltre l’immaginabile.

Nell’area alla periferia nord-est della capitale Damasco, ancora controllata dalle forze ribelli anti regime, i civili uccisi dai barili-bomba sganciati dagli aerei di Bashar al-Assad si contano ormai a centinaia, 300 morti e più di 1.000 feriti in tre giorni.

Tra loro tanti bambini. Ed è proprio di una bimba che viene salvata da un soccorritore in un edificio sventrato dalle bombe, la foto (sotto) diventata il simbolo della tragedia dei civili vittime dei bombardamenti nella guerra civile siriana. Nell’immagine diffusa sulla pagina Facebook dei White Helmets, la bimba indossa un pigiamino rosa.

Ghouta è circondata dal 2013: per diverso tempo i ribelli e la popolazione si sono riforniti di beni utilizzando i tunnel sotterranei, ma da quando le forze alleate di Assad hanno preso il controllo dei territori circostanti non entra più niente.

Denuncia Medici senza Frontiere che ora nell’area assediata manca tutto, a partire dalle medicine. L’assedio impedisce che arrivino materiali salvavita fondamentali. Anche quando qualche raro convoglio delle Nazioni Unite e della Croce Rossa Internazionale riescono a entrare, materiali come le scorte di anestetici sono bloccate.

«Il bisogno di cure mediche salvavita a Ghouta orientale è più alto che mai dall’inizio della guerra» spiega Lorena Bilbao, coordinatore dei programmi di Medici senza Frontiere in Siria. «Noi di Msf siamo in grado di garantire linee di rifornimento per alcuni materiali medicali essenziali alle strutture che supportiamo, e stiamo fornendo donazioni mediche ad hoc a strutture che non supportiamo in modo regolare quando ne hanno bisogno urgente. Ma ci sono farmaci e prodotti medicali a cui non abbiamo accesso che potrebbero fare la differenza per il lavoro salvavita dei medici siriani nell’area. Molte vite dipendono da questo».

Aggiunge Diana Semaan, ricercatrice di Amnesty International sulla Siria: «Il governo siriano, sostenuto dalla Russia, sta intenzionalmente colpendo i suoi cittadini della Ghuta orientale. Non solo questa popolazione soffre a causa di un assedio crudele che si protrae da sei anni, ma ora è anche intrappolata sotto intensi bombardamenti quotidiani che hanno lo scopo di uccidere e ferire civili e che per questo costituiscono evidenti crimini di guerra. Da sei anni la comunità internazionale sta a guardare di fronte ai crimini di guerra e contro l’umanità commessi dal governo siriano nella completa impunità».

L’Onu ha moltiplicato gli appelli per un cessate-il-fuoco umanitario. Gli attacchi, che hanno colpito anche sei ospedali, sono stati definiti inaccettabili dal coordinatore per la Siria dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari Panos Moumtzis: «Questa sofferenza indicibile è intollerabile. Questo incubo deve terminare e terminare ora».

«Nessuna parola renderà giustizia ai bambini uccisi, alle loro madri, ai loro padri e ai loro cari» aggiunge Geert Cappelaere, direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa. «Non abbiamo più le parole per descrivere la sofferenza dei bambini e la nostra indignazione. Coloro che stanno infliggendo queste sofferenze hanno ancora parole per giustificare i loro atti barbarici?».

Nessuno sembra in grado di fermare il governo siriano in un’area che è quella che nell’agosto del 2013 venne colpita con i gas. Allora si arrivò a un passo dall’intervento dell’America di Obama contro il regime di Assad.

Lo stesso Assad che ora vuole chiudere la partita, intenzionato pare ad avviare anche un’operazione di terra in modo da riprendere il controllo del territorio e sconfiggere definitivamente i ribelli in quest’area.

Intanto si fa sempre più tesa la situazione nell’area di Afrin, nord di Damasco, dove la Turchia ha fatto fuoco contro l’avanzata delle forze che andavano a supportare i curdi assediati dall’esercito turco.