USA, ARMI PER TUTTI? I GIOVANI SVOLTANO CONTRO, MA TRUMP TIRA DRITTO

DI ALBERTO TAROZZI

Trump l’”omeopata”, propone di curare la diffusione delle armi diffondendo le armi.

Con le dovute scuse a chi della omeopatia, quella vera, è un sostenitore, è apparsa ai più bislacca la proposta di Trump che intenderebbe contrastare i giovanissimi pistoleros criminali in circolazione nelle scuole statunitensi, facendo diventare pistoleros una buona percentuale (si parla del 20/30%) dei relativi insegnanti. L’ipotesi è stata avanzata da Donald parlando con gli studenti che stanno organizzando per il 24 marzo una manifestazione contro la diffusione delle armi negli Usa, praticamente liberalizzata da uno storico secondo emendamento alla loro Costituzione.

In un primo momento pareva che il presidente avesse l’intenzione di muovere qualche passettino in una direzione più razionale: per esempio mettere al bando il bump stock, un congegno che consente di sparare senza interruzione una molteplicità di colpi, ma è evidente che qualcosa lo sta spingendo verso considerazioni che meno possano irritare una consistente fetta del suo elettorato. Quelli della potentissima NRA, l’associazione che propugna il diritto del cittadino americano alla difesa armata e che fa da portavoce a chi fa delle armi un business.

Il tutto mentre, dopo l’ennesima strage in una scuola, un Liceo della Florida, si comincia a delineare una generazione nuova, nel panorama Usa, che di armi da portarsi addosso pronte per l’uso ritiene se ne possa fare a meno. Una novità così come non risultano invece costituire una novità le stragi contro vittime innocenti generate da soggetti psichicamente in disordine o semplicemente incazzati col mondo o una parte di esso. E’ del 1999 un famoso film di Michael Moore, che già nel titolo “Bowling a Colombine” segnalava il costume diffuso a fare strike di vite umane scaricando addosso ai predestinati birilli una rafficadi colpi di arma da fuoco. In quel film si poteva prendere nota del fatto che la storia degli Usa era la madre di quegli episodi.

Si cominciò dalle origini contro quegli indigeni, che non gradivano l’invadenza di ondate di migranti violenti, dalla pelle chiara come un formaggio olandese. Si proseguì cacciando bisonti e animali di vario genere e quanto altro minacciasse i confini dei propri appezzamenti terrieri, compresi i vicini troppo impiccioni. Si arrivò al fare sistema di tutto questo con un circuito dalla produzione al consumo in cui, alla domanda di armi  di chi aveva l’intenzione di usarle, spesso corrispondeva l’offerta di un’industria che ci poteva lucrare sopra fior di profitti.

Personaggi famosi a sostegno di questa lobby che non ti saresti aspettato, come Charlton Heston. Sono cambiate le cose, più di recente? Sul fronte degli omicidi no di certo. Su quello di chi intende contrastarli qualche segnale: da Obama che nel 2012 ci aveva provato a modificare la legislazione in materia (perdendo però la battaglia), fino a Hillary Clinton che curiosamente, mentre predicava bombe a profusione su Siria e Libia, riteneva elettoralmente proficuo criticare Sanders per un suo voto del 2005, favorevole a una legge discutibile, da qualcuno ritenuta benevola nei confronti della NRA (si trattava di escludere la colpevolezza di produttori, distributori e venditori di armi nel caso in cui un’arma di loro provenienza fosse stata utilizzata nel corso di una strage).

Stanno cambiando le cose? Forse sì, con la dovuta lentezza, se è vero che in quel di Holywood puoi oggi incontrare un George Clooney che finanzia il movimento degli studenti contro le armi. Chi dimostra maggiori difficoltà nel modificare il suo modo di essere e di pensare è sicuramente lui, Donald Trump.

Il problema è che quel suo modo di essere e di pensare sta prendendo invece piede anche fuori dai patri confini statunitensi, Italia compresa.