PROTESTA DEI MIGRANTI IN UN CENTRO D’ACCOGLIENZA A ROMA

DI MARINA POMANTE

L’agitazione a causa del mancato pagamento del Pocket money

Oggi a Roma è esplosa la protesta da parte di 200 migranti in un Centro d’accoglienza a largo Pesotti, nel quartiere aurelio. L’intervento immediato delle Forze dell’ordine ha riportato la calma. Anche se, in fondo, l’agitazione non è stata aggressiva da parte dei migranti, che si erano limitati a barricarsi all’interno della struttura.
La situazione è stata provocata dal mancato pagamento del pocket money, che gli ospiti non ricevono da gennaio.
Dopo qualche ora c’è stato un incontro con il responsabile del Centro che li ha rassicurati sulla risoluzione del problema a breve.

Alla notizia, il leader della Lega, Matteo Salvini, si è recato sul posto…

Ma cos’è il pocket money?
Sfatiamo immediatamente il mito che un migrante riceva dall’Italia 35 euro al giorno, nessuno riceve tale somma sia esso residente o rifugiato.
L’onda razziale e la scia della propaganda politica che strumentalizza questa “fake news”, soprattutto per mezzo dei social network, diffondono questa grave approssimazione. In realtà i migranti ospitati nei centri d’accoglienza, ricevono il pocket money, ecco di cosa si tratta:
I fantomatici 35 euro al giorno che poi secondo i momenti e secondo l’indignazione sociale, arrivano a diventare 40 o 50 euro, sono una bufala!
L’importo di 35 euro è in realtà la media di quanto lo Stato (anche attraverso fondi europei) spende ogni giorno per ospitare un migrante. La quota, viene quasi interamente assorbita dal Centro d’accoglienza e serve per le spese di vitto e alloggio ma anche per le pulizie, per gli stipendi del personale e in alcuni casi, le cooperative o le Prefetture, devono coprire i costi dell’alloggio nelle strutture alberghiere dove sono ospitati i migranti.
Alla fine, nelle tasche degli “ospiti” arrivano esigue cifre che in media sono di 2,50 euro al giorno. Anche se in taluni casi i migranti ricevono un solo euro.
Sono queste piccole somme che sono definite pocket money, che servirebbero per educare all’uso dell’euro, poiché molti di loro non sono avvezzi all’uso di questa moneta.
Daniela Di Capua, direttrice del servizio centrale del Sistema di protezione e accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo (Sprar), ha spiegato che dopo una quindicina di giorni, hanno circa venti – trenta euro in tasca e possono scegliere cosa comprare.

Lasciando alle spalle tutte le leggende che descrivono questi ospiti come fossero campeggiatori con le tasche piene di soldi e senza doveri o occupazioni sociali o lavorative, viene da fare la considerazione sulla dignità che si consegna a un uomo e quanto questa abbia solo il valore di un paio di euro al giorno. E’ allora comprensibile che anche per piccoli fatti, saltino i nervi, perchè il carico emotivo è messo sempre alla prova.
Da Monitoraggioattivo.com