CONSIDERAZIONI SUL VOTO DEL 4 MARZO

DI CARLO PATRIGNANI

L´antipasto del 4 marzo quando si andrà, ma non più del 60-65%, alle urne per esercitare il diritto/dovere di votare, è già così inacidito da essere incommestibile. La rissa – o la caciara – tra partiti (?) partitini (?) movimenti (?) e movimentini (?) ha superato l’apice di qualsiasi aspra ma civile dialettica per diventare in assenza di una cultura degna di tal nome la gara a chi la spara più grossa.
Detonatore del degradato teatrino della politica andato in scena a Macerata non è stata la grave crisi economica generata dall’ideologia neoliberista del “meno Stato più mercato” e del dogma thatcheriano” la società non esiste, esiste l’individuo” ma l´immigrazione che da sempre fa parte della storia dell’uomo, la sicurezza, l’ordine sociale, il paventato fascismo di ri-torno.
Un pò meglio dei teatranti ignoranti della politica, ha fatto Luca Maniero con il suo ‘Sono tornato’ interpretato da Massimo Popolizio: nulla a che vedere il ‘Mussolini ultimo atto’ di Rod Steiger per la magistrale regia di Carlo Lizzani.
Due pellicole che danno lo spaccato tra il livello culturale e politico degli anni Settanta e l’attuale: in ‘Mussolini ultimo atto’ del 1974, l’anno della straordinaria vittoria del No al referendum abrogare la legge sul divorzio, si può ascoltare il netto rifiuto “alla resa senza condizioni” chiesta dal Duce, dell’ingegnere azionista Riccardo Lombardi “croce e delizia” di tutta la sinistra italiana per i suoi lungimiranti progetti del “riformismo rivoluzionario” e le “riforme di struttura”; della “trasparenza” del sistema bancario e la “umanizzazione” del capitalismo: sognava “una società più ricca perché diversamente ricca”.
Oggi invece chi ha idee e progetti di un modello di società aperta, multietnica, che ha al centro il benessere psico-fisico dei cittadini? Nessuno, parafrasando il grande Totò: “scusate la mia ignoranza in questa specie di politica”, sia partito (?) partitino (?) oppure movimento (?) o movimentino (?).
E lo si è visto chiaramente di fronte ai fatti di Macerata: una ragazza 18enne, Pamela, caduta nella micidiale rete della droga – tema eluso totalmente da tutti – scappa dalla comunità di recupero, perde il treno per Roma, va dove stanno gli spacciatori e poi a casa del nigeriano Innocent il brutale inumano delitto.
Piomba a Macerata il gunman, freddo e determinato, Luca Traini e semina il panico per le vie della città sparando contro qualsiasi africano gli capiti a tiro: ne ferisce sei. E mai si pente di quel che ha fatto.
Le risposte – lasciando da parte gli aberranti sproloqui leghisti – girano tutte attorno alla punizione esemplare per i nigeriani “fino all’ultimo giorno” tuona ´il ministro di polizia´ Marco Minniti così chiamato dal politologo Marco Revelli, al gesto di “rappresaglia cieca” di Traini che ha voluto vendicare Pamela (ancora il ministro di polizia) o di “terrorismo”, per il Guardasigilli Orlando, come per i manifestanti alla marcia antifascista di Macerata.
Per tutti, da quel che è accaduto a Macerata, bisogna cancellare due parole “cultura della droga” che prescrive per essere felici ecstasy, crack, eroina, e la pillola della felicità Prozac o Valium ma non ricerca del perché ci si sente depressi, ansiosi, angosciati etc, e malattia mentale che come prescritto da Franco Basaglia non esiste e curarla è fascismo.
E se il paventato ‘Sono tornato’ fosse la negazione della patologia della normalità assassina, ossia della malattia mentale nella normalità, andata per la 18esima volta dall’inizio dell’anno in scena a Parkland in Florida con strage di 17 vittime e 14 feriti tra studenti e insegnanti per mano del folle suprematista bianco Nikolas Cruz?
Una manifestazione di piazza per ri-affermare i principi della Costituzione repubblicana, per quanto nobile possa essere, è sufficiente a esorcizzare la vera emergenza sociale segnata dal ripetersi di omicidi e suicidi nel luogo sacro della famiglia e sparatorie nel mucchio per le vie di Macerata o di Pisa affollate di persone?
Ce ne è abbastanza, insomma, per non smetterla di seguire la splendida performance di Totò: ca nisciuno è fesso per cui il 4 marzo vota Antonio, vota Antonio, senza però perdere la speranza di un Corbyn o di un Sanders.