ORA, I VOTI DEL SUD NON PUZZANO PIÙ

DI RAFFAELE VESCERA

Il Sud è il cugino povero messo in casa a lustrare stivali infangati, l’ospite indesiderato che non si può mettere alla porta, pena la perdita dei beni che produce per lor signori, è il servo malpagato utile a fare i lavori sporchi e ripulire l’industriosa casa dai rifiuti, tossici e no, e poi ha un sorriso solare, sa cantare, recitare, narrare, ballare, cucina da dio, dove trovarne un altro così? Purché non se ne parli pubblicamente per lodarne le virtù, pur se da lui affascinati, altrimenti si monta la testa, chissà che pretese, già si lamenta, meglio parlarne male, denigrarlo, insultarlo, bastonarlo. Così si tiene a bada, pur perdonandogli la vita un po’ lazzarona che conduce per sbarcare il lunario, mangi pure le briciole, deve pur vivere, purché non a spese della casa. Perché farlo sedere al tavolo da gioco quando al suo posto si può mettere un fantoccio disposto a fare il gioco a perdere?

Poi, quando davanti a un notaio si avrà bisogno del suo voto per stabilire la spartizione del potere casalingo, il Sud diventa il convitato di pietra che non si può più ignorare, i reggenti dei conti di casa tutti a blandirlo, a promettergli sorti magnifiche e progressive. C’è il parente libertino, col sorriso di cartapesta e la fedina non più limpida che gli prospetta affari propri. Quello antipatico che fingendosi solidale gli decurta la paga, lasciandolo in miseria e che bontà sua si ricorda di lui per promettere patti torbidi e amicizia breve. C’è quello cattivo che lo maltratta pubblicamente, dicendogliene d’ogni colore, puzzone, topo di fogna, coleroso da purificare con il fuoco del vulcano, che ora chiede il suo voto puzzolente.               Infine c’è il parente dall’aspetto perbene, nuovo arrivato, che promette di ripulire la casa infestata da ogni deiezione, bonificandola, così alleviando la fatica del cugino povero, pur tacendo sul suo destino futuro per non inimicarsi i parenti ricchi dei quali ha pur bisogno per accreditarsi.

E’ dunque il voto del servo a decidere chi dei tre padroni di casa terrà le chiavi della cassaforte e bisogna pur accattivarselo, ma nessun contratto di risarcimento sarà concluso, se non con firme false. Passato il voto passata la festa.

Fuor di metafora, il Sud in mancanza di un proprio partito, con il voto può decidere il proprio destino e quello dell’intero paese. Potrebbe decidere di votare per il peggiore dei suoi nemici come la Lega (eternamente Nord) e i suoi associati, che hanno fatto della destra liberale un accampamento per impresentabili, razzisti e fascisti. Oppure potrebbe votare per il centro (ex centrosinistra) campo avverso alla destra solo per finta, quel Pd disposto a spartirsi il bottino del potere con chiunque ci stia, Francia o Spagna purché se magna.

A sinistra, resta una pattuglia di delusi che promette giustizia, uomini dall’appeal consunto per via di passati compromessi e uomini sospetti agli occhi del Sud per via del loro silenzio sulle ingiustizie da questo lungamente subite. Liberi e uguali, speriamo sia vero, a questi si aggiungono liste minori, Potere al popolo, d’estrema sinistra e in Basilicata due liste locali.

Ma il Sud, in mancanza di un partito politico che lo rappresenti, voterà in maggioranza per l’outsider, il nuovo arrivato che promette di fare le radicali pulizie di primavera, il M5S, che agita la bandiera dell’onestà e dice di non praticare il voto di scambio. In questo voto che, secondo i sondaggi, darà una cifra prossima al 40% ai pentastellati, non c’è forse un’evidente contraddizione con l’immagine gomorroidea diffusa dai media di un Sud arretrato e propenso al malaffare? Evidentemente, i Meridionali, pur insultati dal degrado indotto dallo Stato, hanno ancora civiltà da vendere, ormai consapevoli delle ingiustizie e discriminazioni subite da un secolo e mezzo in qua, come testimonia la petizione “Agenda Sud 34%”, firmata, con altri ventimila, da uomini di cultura, rettori e docenti universitari, combattenti antimafia e ambientalisti, governatori e sindaci importanti, consiglieri regionali e candidati impegnati nel chiedere finalmente equità per un Sud che, pur con il 34% della popolazione italiana, dallo Stato riceve solo il 25% della spesa pubblica.

In quanto al Nord, che dire del suo voto che premierà un coalizione di destra composta da un partito dai forti connotati razzisti e antimeridionali, un altro comandato da un condannato in via definitiva di antica fama e un terzo che rivendica l’eredità del fascismo? C’è poco da stare allegri al di là del Po.

Al di qua, invece, resiste un’antica tradizione di sinistra divenuta caricatura di sé, composta da liberisti selvaggi e transfughi ex democristiani. Un partito quale il Pd ridotto all’osso per via della sua politica antioperaia e antimeridionale. E’ dalla classe operaia, che un tempo rappresentava, che sarà punito per via della supposta edulcorata chiamata Jobs Act, come sarà punito dagli insegnanti umiliati dalla eufemistica “buona scuola”. Ma più di tutto sarà punito da un Sud maltrattato come mai, al quale per ferrovie, strade e trasporti ha destinato le briciole degli investimenti pubblici, senza dire di università, scuole, asili, sanità.

In nessun programma dei principali partiti si spende un parola chiara per fare giustizia delle iniquità subite dal Mezzogiorno, eppure il fantasma del Sud, grande assente della politica dello Stivale, deciderà le sorti di queste elezioni giocate con il morto.