ADDIO A FOLCO QUILICI, HA SAPUTO RACCONTARCI IL MARE E LE TERRE LONTANE

DI MARINA POMANTE

Un sabato triste per gli amanti della natura, degli animali, del mare, dei viaggi in terre lontane, questo fine febbraio segna anche la fine di un grande documentarista italiano. Aveva 87 anni ed il nove aprile ne avrebbe compiuti 88. Folco Quilici si è spento all’ospedale di Orvieto, lasciando un enorme vuoto nel mondo dei reportage giornalistici e documentaristici. I funerali si terranno mercoledi 28 a Roma.
Alla moglie Anna e al figlio Brando è giunto, a nome del Paese, il cordoglio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Scompare una figura di intellettuale moderno che ha saputo dare alle immagini il senso profondo della narrazione del nostro pianeta. La duplice dimensione che ha saputo offrire nelle sue opere, con una asciutta e ricca documentazione di sapore antropologico e con quella legata, invece, alla vita degli animali, ci ha proposto letture dei territori, a partire da quello marino, di una originalità insuperata, aprendoci a mondi e civiltà sino ad allora solo fantasticate dal grande pubblico. Il contributo dato ha rappresentato un passo decisivo nella crescita di una educazione e di una cultura ambientalista”.
Nato a Ferrara nel 1930, figlio di Nello Quilici, giornalista e di Emma Buzzacchi, pittrice.
Il padre, perse la vita sull’aereo di Italo Balbo, abbattuto dal fuoco amico nel cielo di Tobruk. Era molto legato alla Ferrara umida e nebbiosa in cui era nato, ma il suo orizzonte è sempre stato l’intero pianeta.
Fin da giovane si appassionò ad attività cineamatoriali e si specializzò in riprese sottomarine, riscuotendo popolarità anche all’estero e studiò regia presso il Centro sperimentale di cinematografia.

Folco Quilici è stato divulgatore, naturalista, scrittore e la rivista Forbes nel 2006, grazie ai suoi film e ai suoi libri sull’ambiente e le culture mondiali, lo inserì tra le 100 firme più influenti al mondo.
Con più di mezzo secolo di continua attività ha saputo comunicare gli aspetti maggiormente rilevanti dei vari territori e della cultura geografica, storica e artistica della società umana del passato e del presente. La sua capacità comunicativa ha introdotto i fruitori delle sue opere in ambienti sconosciuti rendendoli addirittura familiari e di facile “esplorazione”. Si deve a lui l’abitudine alla scoperta di luoghi distanti da noi, non solo geograficamente e delle culture e tradizioni di popoli diversi, come pure i segreti del mondo sottomarino, ci sono arrivati grazie alla passione di questo grande documentarista.
Nel 2008 la Società Geografica Italiana gli ha assegnato il Premio “La Navicella d’Oro”, proprio a testimonianza del suo impegno e della sua azione di documentarista.

Anche il cinema ha potuto avvalersi del lavoro di Quilici e i suoi film dedicati al rapporto tra uomo e mare, sono stati distribuiti nel mondo:
Sesto Continente (Premio Speciale alla Mostra del Cinema di Venezia del 1954)
Ultimo Paradiso (Orso d’Argento al Festival di Berlino del 1956)
Dagli Appennini alle Ande ( 1959)
Ti-Koyo e il suo pescecane (Premio Unesco per la Cultura del 1961)
Le Schiave esistono ancora (1964) co-regia con Maleno Malenotti e Roberto Malenotti
Oceano (Premio Speciale Festival di Taormina del 1971 e Premio David di Donatello 1972)
Il Dio sotto la pelle (1974)
Fratello Mare (Primo Premio al Festival Internazionale del Cinema Marino, Cartagena, 1974)
Cacciatori di Navi, 1991 (Premio Umbria Fiction, 1992)

La Compagnia petrolifera Esso, nel 1965 commissionò a Folco Quilici la realizzazione di una serie di documenti sull’Italia filmata dall’alto dall’elicottero e dal 1966 al 1978 furono realizzati 14 di questi documentari, tutti aventi come titolo L’Italia vista dal cielo. A questi furono collegati sedici volumi illustrati. I commenti dei quattordici filmati furono affidati a importanti letterati e storici d’arte dell’epoca come Cesare Brandi, Mario Praz, Italo Calvino, Guido Piovene, Michele Prisco, Ignazio Silone e Mario Soldati.
Nei cinema, anche fuori dei confini d’Italia, altri suoi film sono stati: “Dagli Appennini alle Ande” (1959) vincitore della “Concha de plata” al Festival Internazionale di San Sebastian. E “Il Dio Sotto la Pelle” filmato in tutto il mondo nel 1974.
Anche per la nota pellicola: L’orca assassina del 1976 venne chiamato da Dino De Laurentiis per le riprese subacquee.
Tantissimi sono poi i suoi lungometraggi che fin dagli anni 60/70 ad oggi sono stati commissionati o proposti, come i tantissimi programmi televisivi che hanno proposto i suoi documentari fin dal 1957 con “Djerid – I tre volti del deserto” il primo di una lunghissima serie di programmi televisivi culturali.
Dal 1971 al 1989 ha diretto e curato la rubrica Geo, in onda su Rai 3. Dal 2002 collabora con importanti serie televisive a Sky e per le trasmissioni sul canale Marcopolo è stato dichiarato “personaggio dell’anno” 2006.

Lo scrittore Folco Quilici ha pubblicato anche moltissimi libri in Italia e all’estero, dalla Saggistica alla Narrativa e numerose sono le sue collaborazioni con la Stampa italiana ed internazionale ad iniziare dal 1954 con LIFE.

A Quilici sono stati assegnati tantissimi premi ed un’infinità di riconoscimenti in vari settori, dalla fotografia alla letteratura, dal cinema al mondo della cultura… Il 5 agosto 1983 gli è stata conferita dal Presidente Pertini la “Medaglia D’Oro” ai benemeriti della cultura e dell’arte.

Una vita dedicata ad una passione che è valsa all’uomo, prima che al professionista, riconoscimenti e tributi da più parti, la sua dedizione alla scoperta e all’osservazione di tutto e dovunque, ha sicuramente contribuito all’informazione scientifica, storica, culturale, degli italiani che restavano incollati davanti alla televisione o si perdevano nei suoi racconti scritti, con dettagli e descrizioni che facevano del lettore, parte integrante degli scenari descritti.
Una volta Folco Quilici disse a Ettore Bernabei (lo storico direttore generale della Rai, uno degli uomini più potenti d’Italia), “Direttore ho una proposta per lei” e Bernabei: “Mi dica Quilici”, e Quilici disse: “Un grande reportage sugli indiani…”. Bernabei saltò in piedi: “Ottima idea! L’India è più grande Paese del mondo! L’India è il futuro dell’umanità! Scelga il produttore, la troupe, il regista, parta subito, si prenda tutto il tempo che vuole, anche un anno, e mi faccia una grande trasmissione”. Folco Quilici tacque… Il reportage lo voleva fare sugli indiani d’America. Poi però pensò: “Quando mi ricapita di passare un anno in India?”. Così partì e produsse una grande trasmissione per la Rai, e un long-seller per Mondadori, “L’India di Folco Quilici”. Ecco, in questo che successe con Bernabei, c’è molto del carattere di Folco Quilici e della sua passione, del saper sfruttare l’opportunità di andare ovunque e… documentare.
Anche l’amore per gli animali era per l’uomo Folco Quilici, qualcosa di imprescindibile, seppure affermasse che non avrebbero mai potuto sostituire gli esseri umani.
Il luogo più bello della Terra, soleva dire che fosse la Polinesia ed aveva il rammarico di non esser mai stato in Irlanda.

Un lavoro che non era solo colmo di soddisfazioni ma che a volte ha presentato il conto dei rischi e che per fortuna di Quilici, la buona sorte o il caso, non lo hanno mai abbandonato. Una volta in Africa si immerse nelle acque di un ruscello trasparente ma si trovò circondato da un nugolo di zanzare… La crisi di malaria che ne seguì fu terribile ma un guaritore lo salvò.
Un’altra volta rimase senza ossigeno mentre esplorava un relitto nelle acque di Capo Gelidonya, in Turchia, ma anche qui, l’intervento di un sub americano, fu provvidenziale…
Alle maldive, dopo un’immersione mattiniera, Folco Quilici fu dato per disperso e le ricerche non davano esito né speranza di ritrovarlo, fu rintracciato di notte, ustionato ma vivo! Una corrente sottomarina, lo aveva trascinato lontano dal punto dell’immersione.

Il rivale di sempre era Gualtiero Jacopetti, l’autore di Mondo cane il film documentario del 1962 che mostrava gli aspetti cruenti e violenti dei popoli in tutto il mondo, con speciale attenzione alle realtà italiane. Quilici non si ritrovava in certe esasperazioni, nel gusto macabro e nella morbosità. Una sera mentre era a cena “Dar Moschino” un’osteria della Garbatella (quartiere romano) un cameriere gli disse: “Io la conosco, Lei è Jacopetti!”, confondendolo col suo rivale… Quilici gridò “Noooo” e poi scoppiò a ridere… Era caratterialmente allegro e difficilmente lo si trovava di cattivo umore.

Tra le ultime cose dette al figlio Brando c’è una esortazione/raccomandazione che indica profondamente il sentimento di Folco: “Bisogna fare una grande battaglia per salvare le balene”. Considerava il mondo come il suo cortile di casa, e la sua casa di campagna in Umbria come il mondo. Ha insegnato a generazioni di italiani il gusto di guardare oltre l’orizzonte. Per questo gli saremo tutti un po’ debitori.

Da monitoraggioattivo.com