BUIO SULLA ROMA

DI GIACOMO MEINGATI
La Roma dalla fine dell’era Sensi e con l’avvento della proprietà americana ha un problema di fondo, strutturale, di mancanza di identità di squadra, e di mancanza di personalità e spessore dei singoli. Non si scappa. 
Cambiano i volti, cambiano i tecnici, cambiano i Ds, ma questo dato di fondo dal 2011 rimane. La Roma ha, in questi anni, proposto sempre squadre di talento ma prive di queste qualità essenziali: l’identità e la personalità. Ed è naturale. Se tutti i calciatori che si mettono positivamente in luce vengono dopo due tre stagioni sempre venduti per fare plusvalenze e generare dunque introiti economici, è naturale che non si riesca mai a costruire un nucleo solido e un’identità collettiva, è naturale che non si riesca a dare continuità alla presenza di calciatori di personalità.
Così la squadra e il club diventano un supermarket in cui giovani talenti arrivano, si mettono in mostra, e poi vengono venduti.
Non vi sono, in queste condizioni, le basi per costruire una squadra solida, non vi sono, in queste condizioni, le basi per far crescere i calciatori nella personalità e non vi sono, in queste condizioni, le basi perché si consolidino calciatori bandiera, leader, punti di riferimento. I calciatori della Roma diventano professionisti che offrono prestazioni che servono per far crescere il loro valore sul mercato, per poi venderli meglio e al prezzo più alto possibile. La Roma è un supermercato che non ha, e forse non è previsto che abbia, basi per costruire nulla di solido.
La Roma questa sera, come in Champions, come sempre in questi ultimi due mesi, come molto spesso le succede da anni ormai, crolla e scompare dal campo a un certo punto. I calciatori che dovrebbero essere leader della squadra sono i fantasmi di loro stessi, Nainggolan è il fantasma di sé stesso, Dzeko è il fantasma di sé stesso, Schick è il fantasma di sé stesso.
E i fantasmi crollano, svaniscono, arrivano sempre un secondo dopo, evaporano, perdono. I fantasmi perdono.
Ho fatto fatica a registrare anche solo due passaggi in fila giusti dopo il goal di Cutrone a inizio secondo tempo, la Roma crolla fisicamente, mentalmente, e il Milan ha gioco facile contro i giallorossi.
Diverso invece il discorso per il Milan, dove nonostante un’annata non facile, esiste una tradizione societaria, esiste un dna, esiste un’identità che Gattuso è riuscito col lavoro a risvegliare nella testa dei suoi calciatori. La squadra appare molto più solida di qualche mese fa, fa poche cose, semplici ma bene, e adesso i rossoneri si rifanno seriamente sotto per la lotta alla Champions League.