IL MANIFESTO DI ROBERTA LOMBARDI

DI VANNI CAPOCCIA

 
Il manifesto di Roberta Lombardi non è, come sembra un manifesto elettorale sul turismo nel territorio del Lazio. Ogni sua parola è stata pensata, pesata, limata per indicare come nemico il migrante.

Dietro quelle che Roberta Lombardi vuol far apparire parole di “buon senso” è evidente il rifiuto dello straniero.

Straniero non è qualsiasi persona estranea ad un territorio, non è il turista che oggi viene e domani va. Straniero è quello che oggi viene e domani resta, persone che non hanno né caratteristiche specifiche né un nome e cognome, spesso nemmeno una patria.

Straniero è l’arabo, l’asiatico, il negro, lo slavo. Definizioni che inducono indeterminatezza, indifferenza, diffidenza, differenze, paure. Innestando il classico cortocircuito tra contiguità e separazione che porta ad individuare l’altro come un costo, come un pericolo, come altro da sé. Tutti elementi che poi portano al razzismo e sui quali volutamente agisce il manifesto elettorale di Roberta Lombardi.

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