ADDIO A GIAN MARCO MORATTI

Di Letizia Magnani
Se ne va Gian Marco Moratti, imprenditore dal tratto gentile. Sempre un passo dietro alla moglie, Letizia Moratti, già sindaco di Milano, con lei ha condiviso le grandi passioni e avventure della sua vita matura di uomo e di imprenditore.
Una vita – leggerete – ricca di successi e di incarichi, ma, per chi l’ha conosciuto, va ricordato, soprattutto piena di cose buone realizzate.
Non si può scrivere oggi, appresa la triste notizia della sua scomparsa, tralasciando il suo impegno, profondo per San Patrignano. Al di là delle polemiche, delle luci e delle ombre, quando incontravi Gian Marco e Letizia a San Patrignano sapevi di essere in una casa, con radici profonde, durevoli e autentiche.
Gian Marco era così, sorriso intelligente, disarmante, eleganza innata, una passione smisurata per il vino e per quella comunità nella quale aveva creduto da subito, forse per motivi personali (qualcuno dice per via del fatto che Muccioli aveva salvato sua sorella dalla droga, forse per altro, di ancora più profondo, su cui perfino la curiosità del cronista si deve fermare).
Scrivono i suoi ragazzi, a SanPa, dove troveranno riposo i suoi resti umani: “Se n’è andato un padre. La grande famiglia di San Patrignano piange la scomparsa di Gian Marco Moratti, avvenuta nelle prime ore di lunedì 26 febbraio. Una presenza costante, riservata ma sempre rassicurante, che infondeva coraggio e forza alle migliaia di ragazze e ragazzi della comunità. La comunità in cui aveva creduto fin dall’inizio, per cui aveva lottato, gioito e sofferto”.
E proseguono: “Era il 1979 quando conobbe Vincenzo Muccioli, incrociato per caso tramite un’amicizia comune. Fu subito conquistato dal progetto di accogliere quei ragazzi che nessuno voleva. A San Patrignano trovò persone che volevano cambiare il mondo secondo valori e ideali in cui lui stesso aveva deciso di spendersi in prima persona fino all’ultimo. Con estrema umiltà, insieme alla moglie Letizia e spesso accompagnato dai figli, visse i tempi duri degli inizi nelle roulotte, nel fango, nel freddo. Sacrifici ripagati da uno spirito comunitario che ogni fine settimana lo spingeva a tornare, per risolvere problemi, progettare il futuro, condividere i giorni di festa.
Fu il suo un aiuto completamente disinteressato e portato avanti negli anni fedele al patto iniziale: poter continuare ad aprire la porta agli ultimi, agli emarginati”.
Poi ci sono il petrolio, con un ruolo fondamentale giocato dall’imprenditore nello scacchiere nazionale ed internazionale, le assicurazioni, dove soprattutto Letizia ha brillato e continua a brillare, e il calcio, naturalmente. La Milano migliore, insomma, quel salotto buono che ha reso possibile all’Italia quasi tutto (perfino non fallire) negli ultimi decenni, un allontanamento travagliato (veramente da fogliettone) con Lina Sotis, quattro figli, due avuti dal primo letto, due dal secondo e tutto ciò che ovunque leggerete. Resta la sua generosità straordinaria, che lo ha reso in questi anni il “primo dei volontari”. La sua era una intelligenza emotiva che emergeva in ogni incontro, da ogni sguardo, quasi da ogni stretta di mano.
Non sono mancate le scelte dolorose, i momenti difficilissimi (come i due processi a Vincenzo Muccioli e l’allontanamento del figlio del fondatore, Andrea), ma nemmeno i risultati, che hanno portato lui e Letizia a volere fortemente un’economia “positiva”, che fosse concretamente fondata dal lavoro di ciascuno e sul bene per una comunità, reso possibile co l’impegno quotidiano. Dove, spiegava lui, “positivo e perfino meglio di etico”. Come dargli torto, tanto più oggi? Sullo sfondo, ma illuminati, il petrolio, i cavalli e il vino.
“Gian Marco – scrivono ancora i suoi ragazzi – era un uomo straordinario, dotato di una generosità fuori dal comune, di un’intelligenza emotiva che lo rendeva capace di dialogare con tutti. Un capitano coraggioso che fu in grado di affiancare Vincenzo Muccioli in acque tempestose, e per il bene di San Patrignano fu risoluto nel prendere decisioni anche molto dolorose. Amava il miracolo della vita che vedeva nei ragazzi che in comunità abbandonavano la maschera delle sostanze e si rivelavano nell’unicità di persone certamente fragili, ma di cui intuiva il potenziale. Aveva piacere di sedersi a tavola con i ragazzi ogni volta che ne aveva la possibilità, ascoltando le loro storie, condividendo le loro conquiste, le loro speranze”.
Gian Marco Moratti è stato molto più di un imprenditore e di un filantropo. E’ stato il primo dei volontari e contemporaneamente un esempio dal quale trarre insegnamenti concreti, quotidiani, costanti. Ora riposerà su quella colline, a metà strada fra Romagna e Marche, a due passi dal monte Titano, quelle dove si recava ogni fine settimana da oltre quarant’anni, quelle che danno buon vino e nuova speranza.