FRECCIA(TA) BIANCA

DI MARIA PIA DE NOIA


I disagi più grossi ieri sono stati sul trasporto ferroviario nazionale. Ritardi di 260-300 minuti su Freccia/Italo anche della tratta Milano-Torino e Milano-Venezia che notoriamente non passano da Roma. Non conoscendo le ragioni del ritardo metto in conto, per buon senso ed esperienza, che potessero essere motivati in una giornata con stato di allerta nazionale e di emergenza. Smettiamola di dire che succede solo in Italia. No succede anche a Parigi, a Monaco, a New York. Magari lì è diversa l’assistenza e l’informazione prima, durante e dopo. Quando capita gli utenti vengono seguiti. Ma capita. Da noi il deserto informativo.
Però anche ritardi motivati e giustificati hanno un responsabile cui chiedere conto.
Ieri è stata costruito talmente bene lo storytelling nazionale sull’Apocalisse a Roma per 3 cm di neve che però erano di più (mamma, stiamo bene, non dare adenza ai TG) e le scuole chiuse o che scandalo signora mia, che a parte pochissimi di noi non c’è stato nessuno sdegno virale contro Trenitalia/Italo. Nessuno che abbia chiesto Delrio dove fosse.

Ora a me di Raggi non frega nulla (non voto i 5S e mai li voterò, considero lei poi il prototipo dell’incapacità al potere, certo non diversamente da tanti altri), di difendere Roma mi frega il giusto (vivendoci h24, dipendendo dai mezzi pubblici per scelta, sarebbe masochismo rappresentare un Eden che non c’è, come non c’è l’Apocalisse). Ma vorrei vivere in un paese dove poter costruire la mia idea su tutto liberamente non sotto dettatura di TG e media asserviti al potente di turno.
Per questo finché durerà questo trend – iniziato già con Ignazio Marino (quando per esempio un nobile giornalista di una nobile testata nazionale annunciò l’imminente chiusura di un museo romano con annesso ristorante, notizia da me letta seduta comodamente in quel ristorante che è ancora aperto) – io continuerò a sentirmi romana e a smontare le narrazioni finalizzate non a informare ma a formare un pensiero unico.