È MORTO BEPPE SANTEUSANIO. L’UOMO CHE SCOVÒ LE SCHEDE DEI DEPORTATI MERIDIONALI

DI PINO APRILE


Beppe Santeusanio aveva l’età dei patriarchi e il fisico ormai di un bambino: piccolo era sempre stato, ma si rimpiccioliva sempre di più. Terrone dell’interno, la vita lo aveva portato a Livorno; e la sua passione per la storia, a rovistare negli archivi. Fu così che scoprì “prefetture” intoccate da 150 anni, al cui interno c’erano migliaia di schede di deportati meridionali in Toscana, specie nelle isole. E vennero fuori storie terribili di povera gente cui distrussero la vita, solo perché essere duosiciliani divenne una colpa, carne da macello per agrari subito al servizio dei Savoia, in cambio del furto delle terre demaniali, di prebende, “posti” nell’amministrazione pubblica. Povera gente che parlava la sua lingua, il napolitano, e si sentiva aprostofata in francese; che magari quasi non capiva cosa stesse succedendo e, per questo, classificata come “reazionaria”. Famiglie devastate; bambini separati dalle madri…
Fu uno choc per Beppe. In quegli archivi hanno poi scavato, fortunatamente, in molti. Alcuni, come Freddy Adamo, si son presi cura di Beppe come di un bene da custodire, venerare. E lo hanno aiutato a classificare il frutto delle sue ricerche.
Per “Carnefici” (come riporto nel libro) mi furono di generoso aiuto.
Beppe era angelico, lieve sulla terra. È tornato alla casa a lui più idonea, dove dei piccoli uomini si vede solo la grande anima.