ORSI, ORSETTI, ORSACCHIOTTI

DI ALBERTO CRESPI

Penserete che questo sia un commento ai premi della 68esima Berlinale. Nossignori. In questo ultimo pezzo che scrivo al ritorno da Berlino vorrei raccontarvi due film francesi che, nell’ordine: 1) mi hanno molto colpito 2) testimoniano una capacità di catturare il reale trasfigurandolo in racconto fuori dal comune 3) hanno un legame forte con il CSC, perché sono ambientati in un universo scolastico e perché parlano, direttamente uno e indirettamente l’altro, di come si insegna il cinema calandolo nella vita.

I due film sono “Premières solitudes” di Claire Simon e “Mes provincials” di Jean-Paul Civeyrac. Nelle foto qui sotto, vedete i due registi.

Mentre vedevo il film non riuscivo a non pensare a quanto sarebbe bello, se un regista uscito dal CSC volesse raccontare la SUA esperienza di “provinciale a Roma”. E al tempo stesso mi dicevo, da solo, che il film sarebbe quasi sicuramente molto, molto diverso. Probabilmente sarebbe impossibile, girando il film in una realtà come Roma, evitare almeno qualche spunto grottesco o tragicomico: si finirebbe, sempre e comunque, dentro la commedia all’italiana, o quel che ne rimane. La cosa affascinante di “Mes provinciales” è invece la sua assoluta serietà e la totale mancanza di ironia: quest’ultimo potrebbe apparire un difetto, ma a un francese bisogna riconoscerlo come un pregio. Perché Civeyrac racconta un ambiente, una cultura – e quindi un Paese – nei quali studiare cinema è una cosa terribilmente seria. La Francia ha inventato la cinefilia, ovvero un modo di intendere e vivere il cinema come se tutto, nella vita, dipendesse da esso. E Civeyrac ce lo trasmette così: con studenti e professori che non hanno paura di scannarsi dialetticamente su idee di cinema radicalmente diverse. E quando uno di loro, di fronte alle mattane cinefile tipiche dei ragazzi di oggi, sbotta: “Ma voi che ne sapete di Jean Vigo, o di John Ford?”, a un vecchio critico come il sottoscritto parte spontaneo l’applauso! “Mes provinciales” è stracolmo di citazioni letterarie, musicali (l’Adagetto di Mahler usato da Visconti in “Morte a Venezia”!) e ovviamente cinematografiche, ed è girato in un bianco e nero che fa tantissimo Nouvelle Vague: ma ciò che in un film di altre culture suonerebbe artefatto qui ha una profonda autenticità. Non si può vederlo senza commuoversi per il suo protagonista e per i suoi amici, senza rimpiangere un’epoca (forse mai esistita?) in cui fare e pensare cinema era essenziale come mangiare, bere, respirare, sognare.

“Premières solitudes”, di Claire Simon, è anch’esso una storia di ragazzi (ne vedete due qui sopra, nella foto), di sogni e incubi giovanili. Parla della primissima presa di coscienza, da parte di un gruppo di alunni di un liceo, di quanto si possa essere soli nella vita. La regista si è recata in una scuola della Banlieue parigina per tenere, anche in questo caso, un laboratorio con gli studenti. Ma il progetto è cambiato in corso d’opera: Claire Simon ha cominciato a lavorare con i ragazzi, a raccogliere le loro confidenze – sempre con un presupposto fondamentale, pratico e teorico al tempo stesso: lasciarli liberi di esprimersi davanti alla macchina da presa, senza filtri, senza mediazioni da parte degli adulti. Il tema ricorrente di queste conversazioni è la famiglia, o meglio: la sua assenza. Famiglie spezzate, genitori separati, solitudini premature, contesti dolorosi. Un film di toccante verità, in cui tutto lo spirito “pedagogico” di una cineasta come Claire Simon viene per così dire riassorbito dal linguaggio, dall’immediatezza dei racconti.

Qui sotto vi proponiamo i link alle due puntate di “Hollywood Party” in cui Simon e Civeyrac sono stati nostri ospiti. Nella prima, quella definita “Berlino giorno 5”, dopo Civeyrac parlano i gemelli D’Innocenzo e i protagonisti del film “Land”, di cui vi abbiamo già riferito: puntata ricchissima!

Orsi, orsetti, orsacchiotti