IL 4 MARZO IL PD REGISTRERÀ IL CONSENSO ELETTORALE PIÙ BASSO NELLA STORIA DELLA SECONDA REPUBBLICA

DI ALBERTO BENZONI

Il 4 marzo i socialdemocratici tedeschi si pronunceranno sull’accordo raggiunto con la Merkel per la riconferma della grande coalizione. Che vinca il sì o il no sarà di strettissima misura. E sarà di strettissima misura perchè l’alternativa che hanno di fronte è l’alternativa del diavolo: continuare una collaborazione di governo destinata ( come mostrano anche gli ultimi sondaggi) ad erodere ulteriormente il loro già ridotto capitale politico-elettorale; oppure passare all’opposizione per affrontare una prova elettorale in condizioni estremamente difficili e con una leadership screditata.
Il 4 marzo il Pd italiano registrerà il consenso elettorale più basso nella storia della seconda repubblica. Perchè è stato abbandonato a sè stesso ( e con lui il suo segretario) da una parte dell’establishment, preoccupato più del futuro di un fantomatico centrosinistra ( sinistra, il Pd; ma cos’è il centro e fin dove si spinge ? N.d.R.) che del presente del partito. Come dimostrato ampiamente dalla operazione Bonino.
Ma anche perchè ha fatto una campagna elettorale senza capo nè coda. Contro i “populisti”e non contro la destra. Con Di Maio come nemico principale,ignorando Berlusconi ( salvo che negli ultimissimi giorni). Parlando delle cose già fatte e non delle strategie future, possibili alleanze comprese. Con il risultato di apparire ( magari anche a torto) come il futuro partner minoritario di un inciucio di potere controllato dal Cavaliere e imposto da Bruxelles; e in un contesto in cui la leadership viene esercitata da un leader senza futuro.
Tra Roma e Berlino più di un parallelismo. Purtroppo.E diciamo purtroppo pechè la crisi della Spd ( come della quasi totalità dei socialisti d’Europa occidentale; oltre la vecchia cortina di ferro la situazione è ancora peggiore) è sì il frutto di una adesione senza se e senza ma all’ordine di cose esistente- e come tale è un fattore di chiarimento- ma lascia dietro di sè un grande vuoto; perchè se la sinistra che abbiamo conosciuto è in una crisi irreversibile, quella nuova è ancora tutta da costruire.