ECCO PERCHÉ VOTERO’ LIBERI E UGUALI

DI LUIGI IRDI

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So bene che non glie ne frega niente a nessuno ma lo scrivo più che altro per mettere in ordine le idee con me stesso.

Voterò per Liberi e Uguali per due o tre semplici motivi.

Le linee di programma mi trovano d’accordo. In due parole, l’idea di mettere al centro dell’attenzione le diseguaglianze e la ricostruzione di un tessuto culturale più solido, in grado di rigenerare una classe dirigente ormai irrimediabilmente logora mi sembrano corrette. Senza grandi sparate, senza particolari sforzi retorici da farti venire l’ernia come fanno molti, senza sventolare testi sacri o libretti rossi, trovo Pietro Grasso convincente.

Grasso stesso è un altro buon motivo. E’ un uomo con un cursus honorum di alto valore, ha nella sua storia il maxi processo di Palermo contro la mafia come giudice a latere, l’incarico di Procuratore Nazionale Antimafia, il che dovrebbe dirci qualcosa sulle sue sensibilità per il rispetto della legge, ha fatto bene il presidente del Senato. Insomma è uno a posto.

Lo accusano di essere succube dell’antica dirigenza del Pci e segnatamente di Massimo D’Alema e io trovo questa affermazione una vera stupidaggine. Pensate un po’ voi se un uomo che ha superato la settantina e con il suo passato ha voglia di farsi mettere i piedi in testa da qualcun altro che vuole dargli la linea.
Quindi, voto Liberi e Uguali.

Ma ho considerato a lungo il voto per il Movimento 5 Stelle, pur giudicando numerose posizioni grilline assolutamente inaccettabili. Le idee ondivaghe sui rapporti con l’Europa, questo vezzo bastardo di strizzare l’occhio alle intolleranze razziste e di svicolare dalle pregiudiziali antifasciste, l’indeterminatezza delle ricette economiche e soprattutto l’aria di padronismo leninista che si respira nel Movimento.

Trovo invece risibili gli addebiti di impreparazione e di ignoranza mossi ai 5 Stelle, o le accuse di inesperienza giovanile. Ora, senza ricordare che Carlo V salì a 16 anni sul trono del Sacro Romano Impero, basta volgere lo sguardo in giro per vedere all’opera le mezze calze più improbabili, dai Salvini alle Lorenzin che oggi fa il ministro della Sanità avendo nel suo curriculum una collaborazione al Giornale di Ostia.
Cerchiamo anche di renderci conto che abbiamo avuto Angiolino Alfano agli Interni e poi agli Esteri, che la Costituzione italiana è stata affidata a giovane avvocatina di provincia come la Boschi, che oggi si sussurra di Mara Carfagna all’Istruzione o di Calderoli, quello del Porcellum alla presidenza del Senato. E della Gelmini alla Camera. E che abbiamo tutt’ora un pluripregiudicato che si candida a padre nobile del centro destra invece di stare come minimo in esilio a Oporto).

C’è anche di meglio in giro, eh, nessuno lo nega, tra cui alcuni buoni ministri del Pd. Ma considerando la diffusa miseria cultural politica del ceto dirigente in generale gente come Luigi di Maio o Alessandro di Battista non sfigurerebbero per niente.

Tuttavia il dato che mi ha fatto pensare al voto pentastellato è la potenzialità deflagratoria di un risultato elettorale decisamente favorevole ai 5 Stelle (che peraltro è del tutto possibile). Forse in un impeto di felice anarchia, mi piacerebbe vedere saltare per aria un intero establishment, un universo politico – economico così impestato di privilegi e opportunismo, di collusioni con i poteri dell’economia e del capitalismo familistico e relazionale, un humus social politico marcio, deprivato ormai di ogni spinta ideale.
Insomma. Mi piace l’idea del botto. Ci spero. Magari 5 Stelle e Liberi e Uguali troveranno il modo di innescarlo insieme.

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