TRAGEDIA DI CISTERNA. RITA, UN’AMICA DI FAMIGLIA: ” SI STAVANO SEPARANDO”

DI CLAUDIA SABA

Nostra inviata a Cisterna di Latina

 

Luigi Capasso dopo la moglie, ha sparato anche alle sue figlie Alessia e Martina di 8 e 14 anni.
Poi si è suicidato.
Non poteva finire in modo peggiore, la vicenda che ha visto coinvolto il carabiniere di Cisterna. Prestava servizio a Velletri e viveva qui, con la moglie e le sue figlie.
Poco fa l’irruzione dei carabinieri, nella casa dove l’uomo da questa mattina aveva preso con sé le sue bambine e le aveva tenute in ostaggio.
La scena che si è presentata davanti agli occhi dei carabinieri è stata l’immagine della tragedia peggiore che potesse capitare. L’uomo si era infatti suicidato pochi minuti prima e le bambine erano per terra colpite dal padre con la pistola di ordinanza, già da questa mattina. I timori del comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Gabriele Vitagliano, si sono rivelati fondati.
L’uomo aveva continuato a ripetere per tutta la mattinata che le bambine stavano bene.
Luigi Capasso aveva colpito la moglie Antonietta Gargiulo all’alba di oggi, sparandole nel garage della loro abitazione. La donna è ricoverata in gravissime condizioni all’ospedale San Camillo di Roma dove è stata sottoposta a una delicata operazione chirurgica. Sotto l’abitazione, oltre alle forze dell’ordine anche tanta gente in ansia per le piccole come racconta
Rita, una donna di Cisterna che conosceva la famiglia Capasso.
– So che conosceva la famiglia Capasso. Può dirmi qualcosa di loro?-
“Lui lo conoscevo poco, ma non mi è mai piaciuto. Troppo borioso con gli altri ma soprattutto con Antonietta, la moglie, che invece conoscevo abbastanza bene.
-In quale occasione ha conosciuto la signora Antonietta? Mi può dire qualcosa di lei?-
“Ho avuto la fortuna di conoscerla un mese e mezzo fa tramite una mia amica.
Mi aveva contattata per sapere se poteva fare qualcosa in più, tramite la mia associazione, rispetto a ciò che stava facendo.
Quando l’ho incontrata mi ha raccontato che il marito l’aveva aggredita
al lavoro nel mese di settembre. Mi ha informato sui passi che aveva già fatto e gli ho detto che stava facendo tutto ciò che era possibile fare.
Lei era da sola qui. Non aveva nessun familiare che potesse aiutarla. Ha chiesto il nostro aiuto perché il marito la perseguitava continuamente.
Io le ho detto che per qualsiasi cosa poteva contare su di noi.
Il 29 marzo avrebbe avuto la causa per la separazione in tribunale e mi aveva chiesto di accompagnarla. Lo avrei certamente fatto….Purtroppo lei temeva proprio quanto é successo oggi.
Magari non questo ma aveva paura che gli succedesse qualcosa.
Il dolore è davvero troppo.
Lei lavorava, manteneva e viveva solo per le figlie.
Una donna degna. Ragazza Mamma e Donna.
Le bimbe stavano con lei vedevano il papà attraverso terze persone.
Non ha mai allontanato le figlie da lui. Questo lo so per certo”.