LA MAFIA ITALIANA DIETRO IL DELITTO KUCIAK

DI CECILIA CHIAVISTELLI

Il mondo è scosso per la morte del giornalista slovacco. Domani, venerdì, migliaia di persone scenderanno in piazza per ricordare Ján Kuciak, il giornalista ucciso insieme alla sua fidanzata Martina Kušnírová. Nella Slovacchia e nella Repubblica Ceca hanno già organizzato dei cortei, ma altre manifestazioni sono previste a Parigi, Berlino, Londra, Stoccolma, L’Aia, Madrid, Pechino e Vancouver. Sulla pagina Facebook, https://www.facebook.com/events/872310236283631/, dedicata all’evento continuano le adesioni da tutto il mondo.
In Slovacchia i cittadini si riuniranno alle 17.00 in piazza Hviezdoslavovo a Bratislava con il motto: “Non vogliamo indietro anni ’90!“. Una delle organizzatrici Katarína Nagy Pázmány del giornale Aktuality.sk ha dichiarato: “Mi ha toccato personalmente. Ho anche io 27 anni, e anche mio marito è vicino al giornale. Personalmente non conoscevo Ján, ma l’ho apprezzato come persona che fa qualcosa per la Slovacchia e ho apprezzato il suo lavoro. La voce di Ján è stata ridotta al silenzio, ma noi non taceremo. E questo è qualcosa che non si può fermare”. Per questo ha organizzato la manifestazione. “Non c’è nessun politico o partito politico nell’organizzazione”, ha concluso Katarína Nagy Pazmány.

Intanto continuano a tappeto le indagini. I poliziotti seguono la pista della ‘ndrangheta italiana. Kuciak, prima di essere ucciso, stava indagando su quattro famiglie italiane, Vadalà, Cinnante, Roda e Catroppa, della Calabria, affiliate alla ‘ndrangheta, che operano nell’est della Slovacchia.
Nel pomeriggio, il portavoce della polizia Tibor Gašpar ha confermato che durante un blitz della polizia, nella Slovacchia orientale, a Michalovce e a Trebisov, sono state arrestate sette persone, Antonino Vadalà, 42 anni, Sebastian Vadalà., 40 anni, Bruno Vadalà, 62 anni, Diego Roda, 58 anni, Antonio Roda, 26 anni, Pietro Catroppa e Pietro Catroppa, 54 anni. Nella perquisizione, oltre a telefonini e computer, utili per le indagini, hanno recuperato anche due armi da fuoco detenute illegalmente. Sembra che due di loro si erano recati, lo scorso fine settimana, nel paese di Veľká Mača probabilmente per uccidere Ján Kuciak e Martina Kušnírová che abitavano lì dalla scorsa estate. La principale attività delle famiglie calabresi è l’agricoltura con centinaia di ettari di terreno a molte aziende, gestendo un patrimonio milionario.

Questo è il filmato del raid della polizia a Michalovce:

https://tivi.cas.sk/video/2515415/

Il ministro dell’interno slovacco Robert Kaliňák, su cui pendono opinioni controverse riguardo il suo coinvolgimento in questa vicenda, ha chiesto aiuto alle più importanti istituzioni investigative internazionali: “Lunedì sono state coinvolte le forze dell’ordine della Repubblica Ceca e italiana. Martedì abbiamo chiesto l’assistenza di Europol, dell’FBI americana e Scotland Yard”, ha detto.

Secondo la giornalista Jana Čunderlíková, “Il Parlamento europeo invierà una commissione per esaminare il rapporto del collega assassinato e vedere i risultati”. Sarà la stessa missione che, un anno fa a Malta, ha visionato le ricerche sull’omicidio della giornalista Daphe Caruana Galizia.
Le famiglie di Ján e Martina vogliono che sia fatta una supervisione da agenti stranieri, come afferma il fratello di Ján, Jozef Kuciak: “Vogliamo l’assistenza di investigatori stranieri in modo che l’indagine non sia soggetta unicamente all’influenza del nostro paese”.
Su internet all’indirizzo https://www.change.org/p/european-parliament-vyzva-eu-parla… è stata lanciata una petizione affinchè l’inchiesta sia affidata a un gruppo di esperti indipendenti per poter scavare meglio nell’omicidio di Kuciak e far luce sulla corruzione slovacca. In due giorni più di 13 mila persone hanno sottoscritto la domanda.

Lo shock per la barbara esecuzione non ha coinvolto solo i giornalisti e i cittadini del mondo, ma sta travolgendo anche il governo slovacco per le sue implicazioni con gli imprenditori di origine italiana. Il primo ministro Robert Fico ha promesso una ricompensa per chi aiuterà la polizia con delle informazioni. Ma poi i riflettori si sono accesi proprio su persone vicine al primo ministro Robert Fico, che è in carica dal 2015, come la sua assistente, Mária Trošková, che intratteneva legami d’affari con personaggi mafiosi e ieri si è dimessa. Come aveva scritto Kuciak: “Hanno cominciato a svolgere attività imprenditoriali qui e sfruttare i fondi europei, ma soprattutto a costruire rapporti con importanti persone degli ambienti politici, fino all’ufficio del Governo della Repubblica slovacca”. Anche Viliam Jasaň, dello stesso partito del premier è implicato. Al giornale slovacco Aktualny.cz, alla domanda se sapeva delle connessioni tra Vadalà e la mafia, ha lasciato questa dichiarazione: “Non ho avuto alcuna informazione che Vadalà fosse vicino alla mafia italiana e anche io non ne avevo idea”. Ma la sua risposta sembra costruita perché essendo segretario del Consiglio di sicurezza SR da lui passano tutte le informazioni top secret. Sempre Kuciak aveva scritto nel suo ultimo testo, “In passato Viliam Jasaň possedeva una società, la Prodest, dove, recentemente, Vadalà è diventato il maggiore responsabile. Inoltre, il figlio di Jasaň, Slavomir e gli italiani hanno una joint venture chiamata AVJ Real”. Il ministro della cultura, Marek  Madaric, uomo vicino alla Trošková, si è dimesso dopo la lettura degli ultimi scritti di Kuciak.
Lucia Zitnanska, ministro della Giustizia ha affermato che “è assolutamente inaccettabile che persone in contatto con la mafia possano ricoprire incarichi governativi”. E insiste sulle responsabilità di ministro dell’interno e vicepresidente del partito SMER, Kaliňák proseguendo: “ Se Kaliňák non se ne va entro sette giorni, mi ritirerò dalla mia carica”.
In Slovacchia le sue dimissioni sembrano imminenti.

Ján Kuciak, 27 anni, era un giornalista di Aktuality.sk. Nei suoi articoli, scriveva di frodi fiscali, corruzione e clientelismo. Si interessava di connessioni tra oligarchi ai leader politici. Ján Kuciak e sua compagna, Martin Kušnířová, sono stati uccisi nella loro casa di Velka Mača. “Vivevano in un vicolo tranquillo dove viveva la maggior parte dei cittadini più anziani, erano silenziosi e non conosco niente di controverso su di loro”, sostiene il sindaco Štefan Lancz. Il giornalista è stato ucciso con un colpo al petto, e la sua ragazza alla testa.
Il duplice omicidio è stato condannato con forza da tutte le organizzazioni giornalistiche nazionali e internazionali, i leader politici e varie istituzioni europee.