IL SUD AL VOTO: IL GRANDE FREDDO E IL CAPPOTTO MARCA 5S

DI RAFFAELE VESCERA

C’è qualcosa di nuovo oggi nell’aria, anzi d’antico, un popolo vessato, per secoli insultato, trattato da popolo di serie B dai “fratelli” d’Italia, privato del necessario per vivere, costretto a faticare altrove per arricchire gli altri, tenuto a bada da bande mafiose al comando del potere politico, si sveglia e fa la rivoluzione, questa volta nelle urne.

I capi del centrodestra, parlottando tra loro, paventano un sicuro cappotto del M5S nelle regioni meridionali, meravigliandosi del dato. Loro, che hanno lasciato al freddo e al gelo il Sud, più di tutto da un ventennio in qua, con l’avvento di una Lega nord sponsorizzata dall’industria settentrionale, intimorita dalla crescita di quella meridionale, e coccolata da partiti e “opinionisti” e intellettuali dei miei stivali che le riconoscevano false ragioni per disprezzare e punire il Sud. Loro, che hanno lasciato mezzo Stivale senza ferrovie, strade, aeroporti, asili, ospedali, lavoro.

E se ne meraviglia anche Fitto, eterno democristiano pugliese, che s’accompagna ai nemici del Sud, sperando in un ministerello di serie B, come è giusto che spetti a chi si rende complice di un potere coloniale. Di Berlusconi che dire? Si sa tutto, parlano i giudici, come parlano di Bossi, mentre la Meloni, per scongiurare botte da orbi nell’urna, va a Budapest a parlare con Orban, che di fascismo e razzismo se ne intende più di lei.

E si lamenta persino Renzi del Sud “ingrato”, ingrato di che, di te che lo chiamavi “piagnone” quando investivi i fondi dello Stato, di cui ti sei fatto padrone, quasi tutto al Nord, fino all’assurdo del 98% per l’Alta Velocità e fino a spendere in servizi pubblici per un meridionale 4.300 euro in meno l’anno rispetto a un cittadino settentrionale, come facevano i precedenti governi? 4.300 che, moltiplicati per 20 milioni di abitanti del Sud, fanno 85 miliardi di euro l’anno, 850 in dieci anni, 8.500 in cento, e chissà quanti in 167.

Tutti a meravigliarsi del popolo del Sud, bollato come disonesto per natura, che si rivolge a un movimento come quello dei Cinque stelle che parla di onestà, e più di tutto parla finalmente di dare al Sud quello che è del Sud, il 34% delle risorse pubbliche per il 34% dei cittadini che lo abitano, come rivendicato da una petizione da noi lanciata, che nel nome di Pino Aprile ha unito politici e uomini dello spettacolo, scrittori e giornalisti, rettori e docenti universitari, di gran fama, insieme a oltre 20.000 sottoscrittori.

La nuova travolgente consapevolezza diffusa dai movimenti meridionalisti che, seppure non ancora organizzati in partiti politici divulgano la verità seguiti da centinaia di migliaia di persone, spinge per la prima volta nella storia un movimento politico a proporre una squadra di governo composta da sei ministri meridionali su 17, più il premier, quando nei passati governi i ministri si contavano col contagocce. Che il 34% che spetta al Sud si dia in tutto, a partire dal suo onore perduto, infangato dalla comunicazione dei media che gli dedicano appena il 9% delle notizie, quasi tutte di cronaca nera, ignorando l’antica e presente civiltà di un popolo che ha informato il mondo di tutto ciò che oggi si chiama umano sapere e democrazia.

Dopo l’ondata di gran freddo che precede il voto del 4 marzo, un cappotto al Sud è benvenuto. Ma sia ben chiaro, la fiducia di un popolo non è mai data per sempre, i Meridionali, semmai il M5S dovesse andare al governo, gli chiederanno senza sconti la piena applicazione del patto di equità stabilito, al di là dei prevedibili condizionamenti dei poteri forti del Nord, che pur persistono, nell’economia, nell’editoria e quant’altro. E nel caso al governo non dovesse andare, si aspettano che si batta seriamente in Parlamento per i diritti negati al Mezzogiorno. Nessuna cambiale in bianco sarà firmata. Il Sud, deluso da destra e sinistra, non accetterà supinamente nuove delusioni. Noi saremo qui a vegliare disincantati affinché gli sia restituito il maltolto accumulato in un secolo e mezzo di unità nazionale fatta a fin di Nord. Se ciò non dovesse avvenire, ne trarremo le debite conseguenze.