CENE, REGALI E RAGAZZE: RICUCCI CI RICASCA E TORNA IN CARCERE

DI CHIARA FARIGU

Non cambia stile di vita Stefano Ricucci. L’ex immobiliarista, meglio noto come “il furbetto del quartierino”, per il suo approccio spregiudicato e le regole “fai da te” con le quali intrattiene rapporti personali e lavorativi, torna in carcere per la terza volta con l’accusa di corruzione in atti di ufficio. Con lui, agli arresti, anche il suo socio in affari Liberato Lo Conte. Oltre al magistrato, s’intende, al momento ai domiciliari.

I due avrebbero corrotto il giudice tributarista Nicola Russo che, in un contenzioso col fisco, avrebbe loro assicurato una sentenza favorevole oltre al rimborso di 20milioni di euro per l’Iva versata precedentemente. Un do tu des alquanto distante da ogni regola di legalità: cene lussuose, regali e seratine osè in cambio di un ritorno piuttosto considerevole.

Le prove, secondo gli inquirenti che hanno seguito il caso, non lascerebbero dubbi sui rapporti intercorsi tra i due con il magistrato: videoriprese, intercettazioni e documenti rinvenuti durante alcune perquisizioni, non c’è che l’imbarazzo della scelta. Indagini che quasi certamente si estenderanno anche ad altre sentenze, probabilmente pilotate, e rientranti all’interno di un “sistema corruttivo ben più ampio”.

Un personaggio sui generis, Stefano Ricucci. Esageratamente sempre fuori dalle righe, debordante, prepotentemente presenzialista nella cronaca mondana, spregiudicato, arrivista senza scrupoli: sono queste alcune delle caratteristiche per le quali è stato definito, a suo tempo, il furbetto del quartierino. L’immobiliarista, classe 1961, originario di Zagarolo, terminati gli studi, si diploma come odontoiatra. Presto però si accorge che quella non è la vita che sogna. Abbandona il camice bianco e gli strumenti dentistici per rincorrere la sua vera passione: gli affari immobiliari. E’ scaltro e dimostra subito di saperci fare. Su di un piccolo lotto di un terreno familiare, fa costruire un piccolo centro commerciale che rivende a suon di milioni, nel lontano 1982. Da qui inizia la sua scalata negli affari. Compra terreni a basso costo che poi, a distanza di tempo, rivende a prezzi più che raddoppiati. Il conto in banca cresce. Al pari delle sue ambizioni. Con i soldi dati in prestito dalle banche acquista terreni spostando i suoi interessi da Zagarolo a molte zone della capitale. Il rientro dalle vendite è un successo, il suo nome gira tra gli immobiliaristi, le amicizie si fanno sempre più importanti, fonda una società finanziaria, la Magiste.

E’ tutto un susseguirsi di investimenti, acquisti e vendite anche in borsa, col conto in banca sempre più pesante. Le amicizie, sempre più altolocate, le preferite quelle coi banchieri Antonio Fazio, Fioravanti e Riccardo Gnutti, grazie al quale, entra nella Hopa, finanziaria che nel 1999 ottiene il controllo di Telecom. Un anno dopo, Stefano Ricucci viene nominato membro del Cda di Telecom Italia. Sono gli anni d’oro per l’ex odontoiatra di Zagarolo. Il suo successo da immobiliarista va di pari passo con quello mondano, numerose le sue relazioni con star e starlette del mondo dello spettacolo. Poi il suo matrimonio con l’attrice Anna Falchi e la ricerca compulsiva di manovre e manovrine per continuare la scalata negli affari. Non sempre chiari, non sempre puliti.

Nel 2005 scoppia il caso “bancopoli” e per Ricucci cominciano i guai. Il giudice Clementina Forleo, dopo alcune indagini sulle sue attività, lo accusa di aggiotaggio e bancarotta fraudolenta. Pesanti le ripercussioni: viene interdetto dalla Borsa e dichiarato il fallimento della sua società Magiste. Nel 2006 viene arrestato poiché sussistono i pericoli di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato di aggiotaggio. Dopo tre mesi torna in libertà.
Due anni dopo viene arrestato e condannato a risarcire all’Erario 1 miliardo di euro e a scontare tre anni di carcere che però patteggia in quanto i reati sono stati commessi prima del maggio 2006 e la pena è coperta da indulto. Alla condanna si aggiunge l’ interdizione per tre anni da uffici direttivi, rappresentanze tributarie e contrattazione con la pubblica amministrazione.

Complicato stare dietro alla turbolenta vita di Ricucci fatta di affari, il più delle volte illeciti o al limite della legalità, scalate, fallimenti, confische e condanne di ogni tipo. Per fatture false, evasione fiscale, manovre oscure, corruttele.
E siccome i guai non vengono mai da soli, anche la vita di coppia entra in crisi e si sfalda. Ricucci e la Falchi divorziano, molte amicizie si dileguano, molte delle sue società falliscono. E’ il secondo divorzio per l’immobiliarista, dopo lo scioglimento del 1° con Linda Imperatori, cugina dell’ex vicepresidente del banco di Santo Spirito.

Passare da affarista/finanziere a furbetto del quartierino è un tutt’uno. Condanne che probabilmente poco hanno inciso su un vero cambiamento, visto che il modus operandi è rimasto quello di sempre: manovre poche chiare nel condurre gli affari, vita spericolata di sempre, atti di corruzione per un tornaconto personale.
Sino ad arrivare a pochi giorni orsono con nuove accuse e una nuova condanna. Per la serie, il lupo perde il pelo, non il vizio.

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