DELITTI IN FAMIGLIA: E’ EMERGENZA SOCIALE LA PATOLOGIA DELLA NORMALITA’

DI CARLO PATRIGNANI

La strage di Cisterna di Latina, l’ennesima di una lunga sequenza di efferati delitti consumati tra le mura della sacra famiglia, è il segnale drammatico di una emergenza sociale che dovrebbe essere una priorità inderogabile per la politica e soprattutto per la sinistra che da sempre ha a cuore il benessere delle persone.
Dovrebbe però non inseguire un concetto astratto di felicità ma favorire la realizzazione dell’identità di ciascun essere umano, è l’incipit di questa intervista-analisi su quanto accaduto a Cisterna di Latina con la psicologa e psicoterapeuta Marzia Fabi che si è formata all’Analisi Collettiva di Massimo Fagioli.
Siamo in presenza di una emergenza sociale anche per i devastanti effetti che queste tragedie hanno sulle persone: spesso psichiatri, psicologi, psicoterapeuti brancolano nel buio e al di là del raptus o della perdita improvvisa del senno, non vanno…
Ma non è così, interviene la Fabi, in psichiatria il raptus o la perdita improvvisa della ragione non esistono: esiste invece la malattia mentale che si struttura pian piano nel tempo e che poi emerge di fronte a uno stimolo forte della vita che rompe una sorta di equilibrio sul quale la persona si reggeva. Come ad esempio la separazione da una donna. Bisogna poi rifiutare nettamente certi dogmi ripetuti in queste drammatiche vicende e cioè che siamo tutti figli di Caino, quindi cattivi e violenti per natura, oppure che a tutti potrebbe capitare di svegliarsi e di ammazzare i propri figli. Non è assolutamente vero! La natura umana non è violenta e se un uomo arriva a una tale disumanità è perché si è ammalato e ha perso il sentire e il rapporto con la realtà, in particolare con la realtà umana dell’altro.
E allora come si può uscire da questo infernale tunnel che pare senza sbocchi?
Bisogna aver il coraggio di andare oltre il comportamento cosciente e manifesto, per capire se la persona si è ammalata. Se c’è anaffettività nella realtà interiore. Anaffettività che è connessa e legata alla pulsione di annullamento, una reazione mentale per cui si fanno sparire i propri affetti e il rapporto affettivo con gli altri, rendendosi non più umani.
Il carabiniere di Cisterna ha sparato prima alla moglie ferendola gravemente, poi alle due figlie uccidendole e, solo dopo ore e ore, si è suicidato. A settembre – a quel che si è scritto – aveva chiesto l’alloggio in caserma per via della separazione e aveva, però, rifiutato di essere seguito da uno psicologo della Asl dicendo di essere già in cura da un privato. Sottoposto a visita psicologica era stato ritenuto idoneo al servizio e al possesso della pistola di ordinanza in quanto ritenuto individuo non pericoloso.
Quel che colpisce, stando agli organi d’informazione, è una certa sottovalutazione del caso, tenuto anche conto che la moglie, a più riprese, si era rivolta ai servizi sociali, ai carabinieri, alla questura, per cercare l’aiuto necessario per sé e le figlie. Non voleva che il marito stesse da solo con loro perché era aggressivo e violento. Era andata anche a parlare con i superiori di lui per chiedere aiuto, aveva fatto un esposto per cercare di tenerlo lontano, almeno fino all’udienza di separazione che ci sarebbe dovuta essere a fine marzo. Ma non è stata ascoltata, non è stata presa sul serio.
Sicuramente – aggiunge la brillante psicoterapeuta – servirebbero controlli regolari e periodici per chi svolge lavori di questo tipo e impugna un’arma e invece non sono previsti se non in caso di comportamenti anomali. Non posso entrare nello specifico, non è il mio campo, ma penso sia importante dire, basandomi sulla mia formazione clinica che la prima cosa che va indagata in una persona in difficoltà è la realtà interna. Bisogna valutare il pensiero e l’affettività/sensibilità della persona e capire se sono alterati o se addirittura c’è una freddezza, una lucidità che sarebbe il risultato di un grave impoverimento della realtà interiore. Per far ciò bisogna conoscere la pulsione di annullamento, scoperta dallo psichiatra Massimo Fagioli.
In queste tragedie familiari, ci si imbatte spesso in persone del tutto normali, che però hanno perso, come dice Lei, il rapporto con la realtà interna degli altri e non sono più in grado di fare rapporti interumani validi?
Nessuma diagnosi a distanza, avverte subito la Fabi, che non tralascia di evidenziare un dato: è agghiacciante star lì in casa con i corpi senza vita delle due figlie per ore e ore e sostenere una situazione del genere!
Quindi prosegue: questo di Cisterna, come altri delitti inquietanti, inumani, può rientare in quella che noi chiamiamo ‘patologia della normalità’ per cui persone perbene e precise nel lavoro, con un rapporto congruo con le cose e con gli oggetti, direi con una capacità d’intendere e di volere, commettono delitti così efferati e incomprensibili che lasciano sgomenti e atterriti familiari, parenti e amici che, purtroppo, non si sono accorti di nulla. Poi, a posteriori, qualche dettaglio viene fuori: era un pò strano, parlava poco, a volte non salutava, era aggressivo, era geloso, era stato già esonerato dal lavoro per una denuncia per truffa alle assicurazioni. Ma in fondo era una persona normale…Ecco piccoli o grandi segnali ci sono sempre ma spesso vengono sottovalutati o non visti. In questo caso non sono stati visti – come riportato dagli organi di informazione – da chi si sarebbe dovuto accorgere: chi ha effettuato i controlli psicoattitudinali e le visite psicologiche.
Un breve stacco necessario e poi: noi psicoterapeuti, psichiatri e psicologi, abbiamo il dovere di riconoscere la malattia mentale, se presente, e di capire se quella persona può essere pericolosa per se stessa o per gli altri. E, se riscontriamo una patologia o una pericolosità, dobbiamo pensare di curarla attraverso la psicoterapia che deve agire a livello della realtà non cosciente e non fermarsi alla gestione del comportamento manifesto.
Tutto questo lavoro mirato al profondo prima che avvenga il patatrac…
Bisogna aprire con coraggio questo nuovo fronte dell’interesse e dell’attenzione massima ai rapporti interumani, quasi mi vien da dire a elevarli a statuto di scienza, se si vuol capire qualcosa di come funziona la mente umana per prevenire fatti del genere che non appartengono all’umano.
Insomma nonostante Freud che sancì l’inconoscibilità del non cosciente e Basaglia che teorizzò che la malattia mentale non esiste, la via d’uscita c’è?
C’è dal 1972 da quando venne pubblicato ‘Istinto di morte e conoscenza’ cui seguirono ‘La marionetta e il burattino’ e ‘Teoria della nascita e castrazione umana’: i tre volumi con cui lo psichiatra Massimo Fagioli ha reso di dominio pubblico la scoperta della pulsione d’annullamento e la Teoria della nascita. Scoperta che nel tempo ha approfondito ulteriormente delineando quella che ha chiamato patologia della normalità che è basata sulla lucidità, sulla freddezza, sull’odio freddo, sull’anaffettività nascosta.