ECCO COME VOTERO’ IL 4 MARZO ALLE POLITICHE E ALLE REGIONALI

DI MATTEO MARCHETTI

Vigilia di silenzio elettorale e, quindi, tempo di endorsement. Perché sta cosa che ci si occupa di politica ma poi si tengono segrete le proprie scelte non è proprio il massimo, e quindi è il momento della trasparenza.

1) Partiamo dalle cose facili: le Regionali del lazio. Bisognerebbe essere matti per non votare Zingaretti. Il lavoro fatto in questi anni – l’uscita dal commissariamento della sanità, l’ammodernamento dei trasporti, l’idea di un ente regione dinamico e sempre presente – deve continuare ad ogni costo. Ci sono alcune cose meno brillanti, ovviamente, ma teniamo conto che le alternative sono Parisi (con tutto il centrodestra laziale al pizzo) e Roberta Lombardi. Oh, Roberta Lombardi, regà. Dai, fate i bravi. La testimonianza, in un ente praticamente monocratico, è ancora più inutile. Su, non fatevi pregare.

2) La preferenza alle Regionali andrà all’amico Alessandro Capriccioli. Ci ho riflettuto, e – sarà che è appunto un amico, sarà che quando parla mi ipnotizza – avrà il mio voto convinto. Se proprio avete un problema con +Europa, mi permetto di suggerire allora, nella Civica Zingaretti, la specchiata figura di compagna ed eccellente consigliere uscente di Marta Bonafoni. Rinuncia dolorosa il mio voto a lei, ma Cap è nu piezz’e core.

3) Politiche, capitolo dolente. Perché il cuore, la testa e la logica dicono cose diverse. Ho trovato tragicomico – come da tradizione – il percorso che ha portato a Liberi e Uguali. Progetto con mille difetti, ma pur sempre meno di Potere al Popolo. Chiarisco: la mia attività politica (saltuaria, insufficiente e veramente bourgeois) si è svolta sempre, negli ultimi quindici anni, in strutture che oggi si trovano in PaP o comunque nella sua area di riferimento. Eppure, non posso che guardare con un punto interrogativo sulla fronte gente che dice “andiamo in Parlamento per non trattare con nessuno”. Perché significa che non hai capito l’argomento, che non hai idea di come funziona un Parlamento (l’abusato quanto efficace “sangue e merda”) e se pensi di uscire immacolato da cinque anni di Aula significa che non vuoi fare niente, a parte qualche carnevalata che peraltro detesto. Insomma, la candidatura anche di persone valide in PaP mi fa lo stesso effetto che avrebbe l’annuncio dei Boston Celtics di partecipare alla prossima Champions League. Sport diversi, che dovrebbero rimanere separati. Dunque, niente PaP. La scelta dovrebbe andare quindi a LeU.

Tuttavia, ogni volta che uno dei “dirigenti” di LeU apre bocca, finisce che mi interrogo sul da farsi. In più, la mia situazione di collegio (Roma 10) alla Camera è particolare, perché LeU candida Fassina, già votato nel 2016 alle Comunali e che in questi mesi da consigliere comunale (?) è riuscito a brillare per rappresentare il peggio immaginabile: è all’opposizione, ma appoggia la (disastrosa) maggioranza in ogni modo possibile. Quando li critica, spesso è per dire una cialtronata ancora peggiore. Quindi mi dispiace, ma no, Fassina no. In più, il centrodestra si presenta con Olimpia Tarzia, mentre il M5S candida l’attore diventato Iena Dino Giarrusso. E lasciatemi dire “NON PRAEVALEBUNT”. Anche perché il “centrosinistra” si presenta con l’eccellente Riccardo Magi. Quindi, pur ribadendo la mia ostilità al progetto politico che la sua coalizione rappresenta, non posso che scegliere ancora una volta (come sempre, dal 2013) lui: non so cosa succederà nel prossimo Parlamento, ma so che tra Tarzia, Giarrusso e Magi deve assolutamente esserci lui, e non gli altri due.

4) Sul Senato valgono tutti i discorsi di cui sopra, ma voterò LeU, perché non c’è Fassina e non c’è Magi, quindi vale la politica generale. E la politica mi dice che non ci si può trovare con un Parlamento in cui Andrea Orlando è l’estrema sinistra. LeU ha mille difetti, ma potrebbe rappresentare in prospettiva una “infrastruttura” su cui ricostruire una sinistra radicale ma anche “parlamentare” e non gruppettara. Il ragionamento che mi ha portato a Magi ovviamente sarebbe stato diverso se – alternativamente – il centrosinistra mi avesse propinato l’Orfini di turno (a quel punto, meglio un Fassina, tanto non è che vince l’uninominale) o se LeU si fosse presentato con i volti pieni di passione e di idee di Claudio Riccio o Claudia Pratelli. Se avete l’occasione di votare per loro, non fatevela scappare.

Questo è quanto. Buon 4 marzo a tutti. E soprattutto stringiamoci forte per il 5, perché comunque vada sarà una catastrofe. Nei commenti o in privato accetto comunque suggerimenti su “uno bravo” che, a partire dal 6, mi spieghi come sia possibile che uno che si bulla di essere comunista poi dia due voti su tre ai Radicali

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