ELEZIONI 2018: MANUALETTO DI ISTRUZIONI

DI GIORGIO DELL’ARTI

Oggi è il 4 marzo 2018, una data che potrebbe essere storica.

Perché si vota.
Già. E la sensazione è che sarà un voto di svolta radicale. La sensazione, cioè, è che tra domani e dopodomani, quando sapremo i risultati, il quadro politico risulterà completamente diverso da quello che conosciamo. Non voglio dire di più, perché rischierei di infrangere la norma che vieta di far previsioni alla vigilia. Intanto però è storico il fatto che si voti in un giorno solo. Nel 2013 si tennero le urne aperte per tutta la domenica e ancora il lunedì fino tre del pomeriggio. Stavolta invece si comincia alle 7 di stamattina e si chiude alle 23. Subito dopo comincerà lo spoglio, partendo dal Senato e dall’uninominale. Non ho idea di che cosa riusciremo a capire nei primi minuti dopo la chiusura, quando saremo costretti a scrivere comunque un articolo a copertura dell’avvenimento basandoci solo sugli exit poll. Ma il lettore, come sempre, sarà indulgente.

Intanto: il sistema elettorale è nuovo e il modo di votare è nuovo. Lei ha pronunciato quella parola, «uninominale». E ci sono pure le elezioni regionali, nel Lazio e in Lombardia.
Il nuovo, e criticatissimo, sistema elettorale per la camera e per il senato viene chiamato Rosatellum, dal nome dal capogruppo dem Ettore Rosato che l’ha progettato. È un misto di proporzionale e maggioritario. Mi spiego: quando si vota col sistema proporzionale, ogni partito prende un numero di seggi proporzionale alla percentuale di voti ricevuti. Dieci per cento di voti e dieci per cento di seggi. Nel maggioritario a un turno, invece, si confrontano persone fisiche, candidati. E quello che arriva primo, anche se ha appena un voto di vantaggio sul secondo, entra in parlamento, mentre il secondo rimane a casa. Per ragioni storiche e di convenienza che oggi sarebbe troppo lungo elencare, il Rosatellum distribuisce un po’ di seggi con il sistema maggioritario e un altro po’ di seggi col proporzionale. Precisamente: alla Camera 232 eletti col sistema maggioritario, o uninominale (un solo nome), e 386 col sistema proporzionale, o plurinominale. Al Senato: 116 con il maggioritario e 193 col proporzionale. Bisogna aggiungere i parlamentari eletti all’estero.

Avremo due schede? Che cosa bisogna fare per non sbagliare?
Avremo due schede (una una rosa e una gialla), ma nel Lazio e nella Lombardia, dovendosi eleggere anche i consigli regionali, le schede saranno tre. Avvertenza numero 1: portarsi dietro, oltre alla tessera elettorale (chi non la trova può richiederla anche oggi in comune, previa denuncia di smarrimento ai carabinieri o alla polizia), un documento di identità valido. Prima di entrare in cabina lasciare il cellulare al presidente del seggio, è vietatissimo fare fotografie alla scheda. Usciti dalla cabina con la scheda ripiegata secondo le istruzioni, non infilarla nell’urna, ma consegnarla al presidente del seggio, che controllerà il tagliando che si trova su un lato della scheda e lo rimuoverà. È il cosiddetto «tagliando antifrode», un codice scritto su un adesivo. Il presidente di seggio lo annota prima che l’elettore entri in cabina e poi, quando questi esce, controlla che la scheda sia proprio quella che è stata consegnata. Se durante le votazioni ci si sbaglia, basterà uscire, consegnare la scheda sbagliata al presidente, chiederne un’altra e rientrare in cabina. Non bisogn fare correzioni sulla scheda, perché qualunque segno diverso da quelli previsti annullerà il voto.

Quali sono questi «segni previsti»?
Al massimo: una X sul simbolo della lista prescelta e, se si vuole, su uno dei candidati che fanno parte della medesima lista. Niente più di questo. Se si vota per una lista e per un candidato che non corre in quella lista, il voto viene annullato, cioè non è ammesso il cosiddetto «voto disgiunto». Nella scheda sono presenti sia i candidati per l’uninominale che quelli per il proporzionale, non più di quattro non meno di due per ciascuna lista. Se si traccia la X sul nome del candidato all’uninominale, e basta, il voto è valido e sarà attribuito, oltre che al candidato, anche alla lista in cui corre. Se il candidato è supportato da una coalizione, il voto sarà ripartito tra i componenti della coalizione secondo le percentuali raccolte da ciascuno. In altri termini: se la coalizione è formata da due forze politiche A e B, e A ha avuto il 60% dei consensi e B il 40%, il voto dato al candidato dell’uninominale sarà ripartito 60 e 40 tra A e B.

E nelle regionali?
Nelle elezioni per scegliere il governatore e i membri dei consigli regionali di Lazio e Lombardia, il voto disgiunto invece è ammesso. Cioè si può votare per la lista A e nello stesso tempo per il governatore sostenuto dalla lista B. Differenziare in questo modo elezioni politiche e elezioni amministrative è un modo per complicarsi la vita. Ma che ci vuol fare? Noi italiani siamo fatti così.