LUIGI DI MAIO, DA STEWARD DEL S.PAOLO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

DI MARINA POMANTE

Si fa un gran parlare (e sparlare) di Luigi di Maio, l’attuale Vice Presidente della Camera dei Deputati, succeduto a Rosy Bindi il 21 marzo 2013.
Milita nel Movimento 5 Stelle dal 2007 e tre anni dopo, nel 2010 si è candidato come consigliere comunale a Pomigliano d’Arco, ottenendo 59 preferenze che non gli hanno consentito di essere eletto.
Di Maio, ha partecipato alle “elezioni parlamentarie” del M5S e viene candidato online con 189 preferenze ed eletto alla Camera dei Deputati per la circoscrizione Campania 1 al secondo posto nella Lista del Movimento 5 Stelle per le elezioni politiche del 2013.
Queste, furono la vera alba di Luigi Di Maio che venne eletto il 21 marzo 2013 (con 173 voti) Vicepresidente della Camera dei Deputati che per tale carica, risulta essere il più giovane della storia della Repubblica italiana.

Il suo interesse per la politica inizia fin da giovanissimo, nel liceo di Pomigliano d’Arco, partecipa ad una Lista di studenti contro le Liste di Sinistra, ben più forti e numerose ma riesce a vincere le elezioni d’istituto.
Detto “Gigino” dagli amici e “Luigiotto” in famiglia. Nato ad Avellino il 6 luglio del 1986, risiede a Pomigliano d’Arco, è il maggiore di tre fratelli. Il padre Antonio Di Maio, è stato esponente locale del MSI e successivamente di AN, di lui Luigi dice: “Mio padre ha sempre detto di stare con la vera destra. Io invece avevo le mie idee”, lasciando intendere che non si ritrova con gli ideali di quella politica o almeno che non li condivide appieno. La madre, Paola Esposito,  è professoressa di italiano e di latino e sarà anche per questo che spesso viene preso di mira per i suoi congiuntivi sbagliati (o presunti tali). Invece è proprio la madre che rimprovera il figlio di farsi vedere poco in famiglia, ma ciò è comprensibile pensando all’attività di Luigi Di Maio…

Non si è mai laureato, seppure dopo il diploma al liceo classico si iscrisse ad Ingegneria e poi a Giurisprudenza.
Nel 2013 l’anno della sua elezione a Vicepresidente della Camera, disse: “Mi mancano non molti esami, circa la metà. Sto valutando di chiedere il trasferimento per poter seguire i corsi on line”. Altra dichiarazione in merito alla sua laurea, Di Maio la fece l’anno successivo: “sto scrivendo la tesi…”
A chi lo accusò nel 2017 di non essersi laureato, risponde :”Non sono laureato, perché sono diventato vicepresidente alla Camera a 26 anni e mai avrei approfittato del mio ruolo per andare a fare gli esami”.
Dai vari siti internet che per motivi politici Luigi Di Maio frequenta, alla voce sulle informazioni sulla professione svolta, si ricavano indicazioni diverse: dal sito della Camera nel 2103 c’è la dicitura “giornalista pubblicista”, figura invece “studente” nel sito web “Blog delle Stelle” nel 2017. Il campo resta vuoto, sempre nel 2017, sulla piattaforma Rousseau, in occasione della votazione per la scelta del Capo politico del M5S.
Ha anche raccontato di se, di aver maturato esperienze lavorative nel campo della regia (come assistente), dell’assistenza tecnica informatica e della riparazione hardware. È stato anche agente commerciale, manovale e cameriere. In una realtà occupazionale come quella che si vive nel Sud-Italia, contrariamente a quanto accusano i suoi denigratori, in effetti il Capo politico del M5S, dimostrerebbe che in più occasioni non ha lesinato di cimentarsi in lavori diversi, indice di un’educazione con basi solide.

Luigi Di Maio è oggetto di critiche da parte degli avversari politici che evidentemente cercano di sminuire la figura di questo giovane politico che potrebbe diventare Presidente del Consiglio dei Ministri, e l’attacco che molto spesso gli è stato fatto è sulla sua “attività di venditore di bibite allo stadio S.Paolo di Napoli”, quasi come se fosse una cosa di cui vergognarsene, ma naturalmente i suoi detrattori, alludono alla sua inesperienza politica che in un’ottica di scandali e connessioni politiche che hanno investito la quasi totalità della politica italiana, parrebbe addirittura un paradosso…
Comunque “Gigino” ha sempre risposto di non vergognarsi di certo, per aver fatto lo steward allo stadio. “Lo facevo in tribuna autorità, accoglievo i Vip”, dice lui. Una risposta che denota una grande ironia.
Ha raccontato che prima di essere eletto, stava avviando una startup nel web marketing e aggiunse: “tornerò lì”. “Io volevo fare il poliziotto”, dice di Maio, “la politica è un’esperienza di passaggio, per essere davvero libero devi avere un’autonomia professionale. Coprirò al massimo due mandati, e poi, se mi andrà bene, a 37 anni ne sarò fuori e potrò dedicarmi alla società di webmarketing dove mi aspettano gli amici con cui l’ho fondata all’università. Creare network, per esempio nel mondo dell’agricoltura: ecco il futuro”.
Ma sono in molti a credere che ormai il destino lavorativo del Capo del M5S, sarà l’impegno politico.

Qualche tempo fa, era il 2014, disse di essere single per ragioni politiche e spiegò che le sue due precedenti ragazze importanti erano gelose della politica, che evidentemente assorbiva molto del tempo di Di Maio e raccontò anche che in quel momento però aveva finalmente trovato una persona giusta, che condivideva le sue passioni, Silvia Virgulti, laureata in Glottologia, esperta nella comunicazione e in neurolinguistica, una ragazza scelta da Casaleggio come coach per la comunicazione. Sempre in merito alla sua relazione, nel 2016, rispondendo ad una intervista, disse: “io preferirei il matrimonio in chiesa, mentre lei, ne vorrebbe uno civile. E nell’agosto del 2017 arrivò ad indicare sommariamente una data indicativa per un matrimonio, cioè “dopo le politiche”, intanto i due convivevano in una casa a Trastevere. Luigi Di Maio però, parlando della storia con Silvia nel novembre 2017, dice: “Da oltre un mese la nostra relazione sentimentale 
è finita, ma siamo rimasti in ottimi rapporti”.

Beppe Grillo ripone grande stima e fiducia in Di Maio, da sempre la sua palese ammirazione verso l’attuale Capo politico del M5S ha accompagnato il percorso di Di Maio, nel 2014 Grillo disse di lui: “Io imparo sempre da Di Maio, anche quando sta zitto” ed in una successiva dichiarazione, sempre Grillo, ironizzò che quando lo “presero” nel Movimento, “parlava come Bassolino…”, ad evidenziare quanto evidentemente fosse cresciuto anche nel linguaggio e come fosse preoccupato di apparire bene e di essere ben compreso da tutti gli italiani, non solo a Napoli e dintorni.
Per Silvio Berlusconi i giudizi su Di Maio, sono misti tra ammirazione e spregio politico, “buca lo schermo, , avercene come lui in Forza Italia”, disse una volta, un pensiero quindi che potrebbe far dedurre una certa ammirazione, ma poi alcuni mesi dopo dichiarò che Di Maio fosse solo “una meteorina della politica”.
Matteo Salvini in una recente dichiarazione è stato ancora più esplicito, criticando il leader pentastellato lo ha giudicato “un democristiano” e ha aggiunto: “parla come Cetto La Qualunque”. Salvini è invece stato tirato in ballo da Pippo CIvati che accomunando entrambi nel proprio giudizio negativo, ha detto di Di Maio che è “un Salvini senza felpa”.

Luigi Di Maio è sicuramente un esponente della parte dei “pragmatici” del M5S e dopo la morte di Gianroberto Casaleggio, uno dei fondatori del Movimento, nessuno può più sostenere che “decide Casaleggio” e per il vicepresidente della Camera, la strada è più in discesa.
Fu proprio Gianroberto Casaleggio a ritenere Di Maio pronto per la premiership. Nel 2014 disse: “Il premier ideale lo voteranno gli iscritti. Sarà una persona onesta, competente e trasparente. Luigi Di Maio ha le stesse possibilità di altri, avendo dimostrato ottime capacità in Parlamento”.

Il primo marzo, L’aspirante alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il Movimento 5 Stelle, ha presentato la sua lista dei ministri, che saranno designati se i pentastellati dovessero attestarsi come vincitori delle elezioni politiche del  prossimo 4 marzo. Un gesto questo, ha tenuto a sottolineare Di Maio in più occasioni, che sta a significare la volontà di trasparenza. L’elettorato sa già chi voterà e non ci saranno i soliti accordi sulle poltrone che invece è abitudine consolidata dei partiti tradizionali.
La lista dei componenti di quello che per ora è solo un ipotetico Governo è stata completata e prevede diciassette dicasteri: dodici uomini e cinque donne. Due nomine sono assegnate a parlamentari uscenti e per altre quindici sono invece indicate personalità esterne al M5S. Sono sette i nominati che sono stati candidati a Camera e Senato. Questa la Lista completa:
Affari regionali, rapporti con Parlamento e democrazia diretta: Riccardo Fraccaro.
Giustizia: Alfonso Bonafede
Pubblica amministrazione: Giuseppe Conte
Sviluppo Economico: Lorenzo Fioramonti
Politiche Agricole: Alessandra Pesce
Lavoro: Pasquale Tridico
Ambiente: Sergio Costa
Sport: Domenico Fioravanti
Economia: Andrea Roventini
Sanità: Armando Bartolazzi
Esteri: Emanuela Del Re
Interni: Paola Giannetakis
Difesa: Elisabetta Trenta
Infrastrutture: Mauro Coltorti
Istruzione: Salvatore Giuliano
Qualità della Vita: Filomena Maggino
Beni culturali: Alberto Bonisoli

Due indicazioni sul ruolo da ministro però, hanno destato critiche. Come riporta “Il Foglio.it”, la criminologa Giannetakis, figura tra i firmatari di un appello del 2016 per il SI al referendum sulla Costituzione.
Matteo Renzi ha dichiarato: “Siamo al paradosso che chi ha insultato chi ha fatto le riforme in questi anni, ora conferma quelle stesse riforme e fa ministri chi ha votato Sì al referendum. Nessun problema ma ci copiano le idee”. Ma la Giannetakis, smentisce e come riportato da fonti M5S, chiede come mai il suo nome possa essere accostato all’appello.
Renzi è evidente che si riferisce in particolar modo a Salvatore Giuliano, l’uomo designato da Di Maio al ministero dell’Istruzione, “È un nostro amico, è un consulente della Giannini e della Fedeli. È un preside, anche bravo, che ci ha aiutato a scrivere la riforma della Buona scuola. In tanti momenti, anche di polemiche e insulti, lo ricordo darmi il sostegno pubblico: presidente sono con lei, vada avanti”.
La scelta di questa nomina, potrebbe costituire quindi, il punto debole che presta il fianco alle accuse (giustificate) pervenute.

Al di là delle polemiche e degli attacchi da Parti politiche avverse, la rosa dei ministri è stilata e nel caso di vittoria del M5S, saranno questi gli uomini e le donne che avranno la responsabilità della conduzione del Paese.
Ci aspetta una pagina nuova per la politica italiana, come più volte è stato promesso da Di Maio e i suoi. L’incertezza sugli esiti elettorali non permette ancora ipotesi sulla formazione del Governo, se questa avverrà o se si dovrà procedere ad una nuova tornata elettorale, come annunciato da alcuni partiti, in sede di una impossibilità ad arrivare ad una maggioranza di Governo.
L’auspicio di molti è che oltre al contenimento delle astensioni al voto (che da alcuni sondaggi è indicato al rialzo), si arrivi ad una maggioranza e quali saranno i ministri, che questi operino per il bene di tutti, perché francamente negli ultimi decenni abbiamo assistito con una certa rassegnazione ad una politica deludente che ha portato più malcontento che soddisfazioni per noi italiani, abbindolati da promesse elettorali sistematicamente disattese.

Da monitoraggioattivo.com