E’ MORTO DAVIDE ASTORI, IL CAPITANO DELLA FIORENTINA

DI- STEFANO ALGERINI

Accendi la televisione e da Genova c’è l’inviato di Sky che piange, il pubblico applaude e sul tabellone c’è la foto di un giocatore della Fiorentina. Il capitano della Fiorentina, Davide Astori. L’effetto di straniamento è devastante. Ci metti un po’ per rimettere insieme le tessere totalmente scombinate nella tua testa ancora imbottita dal sonno prolungato della domenica mattina. Però poi si fa strada l’unica ipotesi praticabile: Davide Astori è morto.

Lo aspettavano per la colazione stamattina nel ritiro della Fiorentina ad Udine, non arrivava, sono andati a cercarlo e lo hanno trovato senza vita nella sua camera. La notizia è tutta qui: due striminzite righe di cronaca. Ma l’effetto che fa questa piccola notizia è moltiplicato per mille. Perché è una di quelle cose che “non possono succedere”. Un ragazzo di trentuno anni al top della forma fisica, e super controllato giornalmente da uno stuolo di medici, preparatori, nutrizionisti e quant’altro, nella percezione generale non può andare a letto il sabato sera e non svegliarsi la domenica mattina.

E invece è capitato. E le facce dei giocatori di Genoa e Cagliari, raggiunti dalla notizia mentre effettuavano il riscaldamento prima della partita delle dodici e trenta, erano una definizione vivente per la parola “basito”. Poi è arrivata la comunicazione del rinvio della partita e tutto lo stadio si è messo ad applaudire. Sarebbe stato troppo anche per gli ultras vedere giocare una partita tra ventidue uomini con un retropensiero grosso come il pallone a cui correvano dietro. In questi momenti si sta decidendo se anche il resto della giornata avrà la stessa sorte.

Faceva parte della nazionale Davide, anche se giocava poco, e aveva vestito le maglie di Cagliari e Roma prima di approdare a Firenze. Quasi trecento partite in serie A. Uno conosciuto dunque e che, si può dire con ragionevole sicurezza, era rispettato e benvoluto da tutte le tifoserie avversarie. Un bel ragazzo dal sorriso aperto, “un tronco di pino”, come lo avrebbe chiamato la Litizzetto quando faceva l’inviata di “mai dire gol”. Uno che probabilmente avrebbe potuto ancora aspirare a palcoscenici più importanti rispetto a quello che gli offriva la squadra viola, ma che apprezzava la vita tutto sommato tranquilla del capoluogo toscano. E anche la possibilità di fare il capo, ed il portavoce, di un gruppo di ragazzi provenienti da un po’ tutte le parti del mondo. Un melting pop un po’ scombiccherato che non poteva fare grandi risultati ma che a lui piaceva guidare dal centro della difesa.

E in questo contesto Davide ultimamente si prendeva anche la libertà di andare a giocare nella metà campo avversaria, facendolo in maniera molto più che dignitosa grazie a qualità tecniche insospettabili guardando al fisico imponente. Un fisico che, chissà perché, stanotte ha detto “basta”. Uno di quegli avvenimenti che dovrebbe consigliarci, costringerci quasi, a fermarci un attimo. A riflettere su quanto possa essere insensato correre ogni giorno dietro a questo torrente impazzito, che ci porta su strade intasate con una mano sul volante e l’altra sul maledetto telefonino che grida pretendendo attenzione.

Ma si sa, sono discorsi filosofici che non hanno grande presa sulle masse questi. E anche la decisone di fermare una intera giornata di campionato (che poi intera non è mai visti gli anticipi) probabilmente troverà oppositori che sventoleranno il vessillo del mai troppo maledetto “Show must go on”. No, non c’è nessuno motivo per cui lo spettacolo debba continuare, si può benissimo farne a meno per una volta. E mandare un pensiero ad uno dei nostri eroi, quelli che “sono tutti giovani e belli” come diceva Guccini, che giovane e bello lo era davvero. E che in una fredda domenica di fine inverno ci ha lasciati senza parole e con il groppo in gola.