REFERENDUM TRA I SOCIALDEMOCRATICI TEDESCHI. PASSA LA GRANDE COALIZIONE, LA MERKEL RINGRAZIA

DI ALBERTO TAROZZI

Certo, rispetto alle consultazione passate non è stato un plebiscito per i leader dell’Spd. Ma neppure quel testa a testa all’ultimo voto, previsto da coloro che davano per “non scontato” l’esito del referendum tra gli iscritti del partito socialdemocratico.

La posta in gioco: l’accettazione della proposta di una replica del governo di coalizione tra la Cdu, il partito di Angela Merkel (con appendice dei cristiano sociali bavaresi), e la Spd. Una proposta approvata dai delegati dopo una trattativa lunga e faticosa, con qualche reciproca concessione di poltrone e di contenuti.

Alle origini, elezioni disastrose per l’Spd e “non vittoriose” per la Cd; accompagnate da un iniziale no secco del segretario Schulz al solo sentir parlare di Grossekoalition; poi il fallimento di una trattativa Cdu+liberali+verdi; indi la lavata di capo del Presidente della Repubblica socialdemocratico a Schulz, la sua recalcitrante marcia indietro; una trattativa notte e dì tra i due elefanti della politica tedesca; l’accettazione dell’accordo da parte dell’apparato Spd (sotto la condizione dell’accettazione referendaria degli iscritti); le pressioni della Ue; il siluro dei compagni di partito che affonda Schulz senza ritorno; l’affiorare di una nuova figura di spicco nella persona di Scholz, socialdemocratico grande esperto di relazioni franco-tedesche, prossimo ministro delle finanze; la sconfitta dei giovani della sinistra, che per un attimo avevano sperato in un assalto con successo al cielo del partito.

Cinque mesi e rotti di paese senza governo per arrivare a un referendum in cui il 66% si dichiara favorevole alla ratifica dell’accordo.
“Tutti contenti”. La Merkel in prima fila, al suo quarto governo, che aveva ricevuto critiche per qualche concessione fatta, secondo alcuni, con troppa generosità e che avrebbe visto dissolversi il suo prestigio di grande mediatrice; ma anche l’establishment Spd che in caso di delegittimazione dei propri iscritti si sarebbe dovuto seppellire; poi l’Europa, naturalmente, che si batte per la stabilità in ogni dove.

Magari a Trump un po’ più di caos avrebbe fatto comodo, ma non cambia gran ché. Putin alla finestra, nell’attesa di un conflitto Usa/Ue..

Tra la brace di nuove elezioni, che li avrebbe visti sprofondare sotto il 20% e la padella di una coalizione che è solita erodere i consensi poco per volta, i socialdemocratici hanno scelto la cottura a fuoco lento. Col timore che tra qualche tempo vedremo levarsi il fil di fumo della frittata- E non sarebbe certo un bel dì per Scholz e compagni.