CROLLANO RENZI E BERLUSCONI. TRIONFA IL M5S. MA ENTRO L’ANNO SI TORNERA’ AL VOTO

DI LUCIO GIORDANO

A caldo, e a notte fonda, il primo dato incontrovertibile di queste elezioni politiche   è la fine politica di Renzi e Berlusconi. Non ci sarà ‘inciucio, niente grandi intese. Per il semplice motivo che i mortificanti risultati  ufficiali che  iniziano ad arrivare alle 4 del mattino mostrano chiaramente che i numeri per farlo non ci sono proprio. E’ altrettanto  inconfutabile che a vincere queste elezioni sia il Movimento 5 stelle con il 32. 5 per cento circa. Un trionfo in alcune circoscrizioni, un successo in altre. Egemonia vera, addirittura,  in quasi tutto il sud.

L’altro vincitore, a sorpresa, è Salvini. Vincitore soprattutto contro il suo alleato per finta ,  Silvio Berlusconi. E’ chiaro che le carte da ora in poi le darà il leader della Lega, all’interno della destra radicale, e non più l’ex cavaliere. Sono numeri esaltanti per una Lega quasi sparita dai radar cinque anni fa e che ora si porta a casa intorno al 17 per cento ma che sono solo un buon risultato, non certo un successo clamoroso. Gli altri: Berlusconi è al 14, Fratelli d’italia poco sopra il 4 per cento, dunque numeri residuali che consentono  però al partito della Meloni di superare la soglia di sbarramento.

Ma il vero dramma è in casa Pd. E’ chiaro anche ai ciechi che Renzi ha fallito su tutta la linea. Il 19 per cento, forse, è una Caporetto e a questo punto appare evidente che oggi stesso l’ex sindaco di Firenze dovrà dimettersi da segretario del partito e dire addio, come del resto Berlusconi, alla politica attiva. Sconfitta anche la sinistra di Liberi e Uguali. Ed è questa forse la sorpresa più importante. Un partito che puntava a viaggiare a due cifre si ritrova con un 3.3 che consente a Grasso di superare la soglia di sbarramento ma che non nasconde le ferite e i problemi. Evidente:  è il metodo che non funziona più. Il buon successo di Potere al potere ( più dell’1 per cento), fa capire che  la sinistra, se vuole rinascere, deve abbandonare i salotti e tornare a fare politica nelle periferie. Disastrosi infine  i risultati di tutti gli altri, da Fitto alla Bonino, fino ad arrivare a Casapound. Bocciati senza appello.

A risultati definitivi, si potrà analizzare seriamente cosa se ne farà del trionfo incontestabile del partito di Di Maio.  Il M5s Non ha i numeri per governare, a meno che non trovi un accordo con la Lega nord. Scelta rischiosissima: vorrebbe dire snaturarsi politicamente e  soprattutto vorrebbe dire  l’abbandono dei 5 stelle di sinistra, con conseguente  perdita del 70 per cento dei voti del movimento. Peraltro nemmeno a Salvini converrebbe fare la ruota di scorta di Di Maio. Ha in mano la destra radicale e alle prossime  elezioni,  entro l’anno, potrebbe fare rubamazzo dei voti di Berlusconi.  Già, perchè con un’armata brancaleone che insieme  raccoglie  gli stessi i voti del M5s, anche la destra non potrà governare. Non ha i numeri per farlo.  Ci sarà allora  un esecutivo del presidente, per varare una nuova legge elettorale e tornare subito al voto. Di nuovo al voto, come capitato alla Spagna. Se non quella certa è la soluzione molto, molto  più probabile.