RENZI ANNUNCIA DIMISSIONI POSTDATATE E SI PORTA VIA IL PALLONE. PER DISTRUGGERE IL PD

DI LUCIO GIORDANO

A questo punto verrebbe  davvero da dar ragione a quanti sostengono che Matteo Renzi, nel Pd, sia stato messo appositamente per distruggere in maniera definitiva l’ex più importante partito progressista d’Europa. Non si spiegherebbero altrimenti queste incomprensibili dimissioni post datate, annunciate  ieri sera intorno alle 18.  Incomprensibili solo all’apparenza. Perchè, come giustamente ha detto Luigi Zanda, le dimissioni si danno o non si danno. E un minuto dopo si lasciano sul tavolo i galloni di segretario di partito. Lo ha fatto Veltroni dopo la scoppola alle politiche del 2008,  con risultati doppi rispetto al Pd di oggi.  Lo ha fatto Bersani, dopo il tradimento dei 101 nei giorni dell’elezione del Presidente della Repubblica, nonostante poche settimane prima  l’ex leader Pd avesse  vinto di misura le  politiche del 2013, quelle grazie alle quali i dem hanno governato cinque anni .

Le dimissioni  post datate non sono serie. E non sono nemmeno credibili. LA catastrofe elettorale, seguita alle catastrofi del referendum del 4 dicembre 2016 e delle varie  amministrative  perse, dovrebbero portare alla consapevolezza che, come nel calcio,  per salvare un partito allo sbando serve che l’allenatore della debacle rassegni immediatamente  le dimissioni,  senza alibi e dopo aver fatto, a testa alta,  un’analisi  lucida  e approfondita della sconfitta . Controllare  questa fase,  congelare l’addio in attesa dell’incarico di MAttarella a Di MAio o Salvini, vuol dire solo non avere la consapevolezza del momento. O, al contrario,  averla perfettamente chiara.

C’è in fondo un’altra chiave di lettura che si collega all’altra. Renzi è stretto in un angolo: deve rinunciare alle larghe intese, al patto del Nazareno e, a differenza della minoranza dem,  non vuole alcun dialogo con i 5 stelle, come ha ribadito  in conferenza stampa. Ora, insomma,  vuole vedere come va a finire, magari potrebbe ritirarle queste dimissioni ,nel caso che  i mandati esplorativi  non portassero alla formazione di nessun governo politico. Ma in questo modo ammanetta alle sue decisioni  il Pd, confida in un congresso dai tempi lunghi e dalle primarie che potrebbero portarlo a vincere di nuovo. Intanto si circonda di fedelissimi.

E anche qui, con il senno di poi,  si spiegano bene le candidature  delle scorse settimane, di uomini legatissimi al segretario, di quel  giglio magico assediato in un bunker mentre tutto attorno crolla. Crolla soprattutto il Pd, che avrebbe invece   bisogno di uno scossone violento per ripartire subito  dopo il terremoto elettorale del 4 marzo. Perchè l’alternativa è morire, dilaniato da guerre intestine. Ed è ovvio che è quello che capiterà nei prossimi giorni, nelle prossime settimane. Un partito finito o quasi, se dovesse continuare il blocco di prospettive voluto da Renzi.

Sembra dunque tutto programmato nei minimi dettagli. Un partito scalabile, come ebbe a dire anni fa l’ ex sindaco di  Firenze. Un partito che con un autolesionismo che lascia sbigottiti elettori e commentatori politici, perde tutte le città più importanti, cambia pelle, elimina i ‘comunisti’, silenzia il dissenso interno, vara leggi che più di destra non si può, ad iniziare dal jobs act, si allontana sempre più dal Paese reale, dalle sue esigenze, dalle urla di disperazione di cittadini impoveriti e spaesati.  Delle due l’una. O Renzi è un incompetente e il tipo non sembra di certo esserlo. Oppure, come detto all’inizio, è stato pilotato dall’alto, da molto in alto e magari da un altro continente e magari ancora da ciniche  lobby di potere , per distruggere scientemente il partito, riducendolo in macerie. In tre anni, in effetti, Renzi ci è riuscito benissimo. Il suo obiettivo puà dirsi perfettamente raggiunto.

Ma è probabile che non basti. Adesso dovrebbe scattare la fase 2. Renzi, con queste dimissioni post datate, vuole forse non lasciare più traccia del Pd. Per fare cosa, oltre semplicemente a distruggere il partito? Mistero, che si diraderà a breve. Renzi  infatti non può portare con sè i fedelissimi per fondare un nuovo schieramento alla Macron. Il motivo appare scontato: politicamente non ha più la forza . Più che Macron oggi sarebbe Micron.  REnzi non può andare nemmeno alla guida di una Forza Italia fusa con quella che dovrebbe essere la sua nuova creatura, perchè i numeri sono quelli che sono. Avari.

Oggi Renzi ha in definitiva le mani legate. Sconfitto, fugge con il pallone portato da casa  e con tono di ripicca urla : ” Muoia Sansone con tutti i filistei”.  E intanto, corpo ormai estraneo in un partito in enorme affanno, decide che non farà alleanze con i 5 Stelle. Perchè vuole così, lo vuole lui e nessun altro. Dell’Italia, del Pd, a questo punto non gliene frega niente. Anzi, nel cortile dei dem,  non vuole che cresca più nemmeno un filo d’erba.  Altrimenti ieri sera avrebbe pronunciato la più logica delle frasi, quella  di tutti i leader battuti: ” Dopo la catastrofe elettorale mi dimetto. E le mie dimissioni sono irrevocabili”. Se non lo ha fatto ci sarà un perché. E sono in molti a volerlo scoprire già stasera.