60 ANNI ALLE PORTE E UNA STATUETTA. L’ECLETTICA CARRIERA DI GARY OLDMAN

DI COSTANZA OGNIBENI


Con tutti quei chili in più, la calvizie, l’Homburg e il sigaro in bocca era dir poco irriconoscibile, eppure è stata proprio questa trasfigurazione a decretarne le sorti durante la notte che ci ha tenuti incollati allo schermo fino alle cinque di mattina, da decidere se per il polverone che si stava sollevando sulla nostra amata penisola o per vedere in diretta chi avrebbe impugnato il premio cinematografico più antico e ambito del mondo.
In ogni caso, che si sia deciso di seguire la maratona di Jimmy Kimmel o quella di Enrico Mentana, nel giro di 24 ore tutti abbiamo saputo che l’Oscar come migliore attore è stato assegnato proprio a lui, al camaleontico Gary Oldman. Un Oscar meritato quanto sudato, si può dire, poiché all’estenuante preparazione cui un attore da Oscar deve inevitabilmente sottoporsi, si sono sommate 200 ore di trucco e un’intossicazione da nicotina, dovuta ai 400 sigari fumati durante le riprese.
Eppure l’espressione sorniona e i lineamenti finalmente rilassati accompagnati dal “Put the kettle on, I am bringing Oscar home!” (“metti su il bollitore, sto portando l’Oscar a casa!”) rivolto alla madre novantanovenne (da lui definita “ninetynine years young”, anziché “old”), non tradiscono minimamente la fatica di quei mesi, seppur intervallata da momenti in cui si rilassava e scaricava la tensione, come il celebre balletto sulle note di James Brown divenuto ormai virale.
Dopo averne dunque testato la simpatia e le indubbie doti artistiche, ora sigillate dalla storica statuetta accalappiata alla soglia dei 60 anni, viene spontaneo chiedersi qualcosa di più sull’attore londinese e ci meraviglieremmo nello scoprire che non fu affatto figlio d’arte – il padre ex saldatore, marinaio e alcolista abbandonò la famiglia quando Gary aveva appena sette anni – e che la sua prima vocazione non fu il cinema, bensì la musica, che lo spinse ad imparare a suonare il pianoforte da autodidatta. Ma quando nel 1971 assistette alla performance di Malcom McDowell nel film “Raging Moon”, capì quale sarebbe stata la sua vera strada e abbandonò ogni aspirazione nel campo musicale per dedicarsi, anima e corpo, alla recitazione. E mai espressione fu più calzante di “anima e corpo”, nel suo caso, poiché nel giro di pochi anni, partendo dall’interpretazione del cantante dei Sex Pistols Sid Vicius, passando per quella di un violento Holligan o del Conte Dracula diretto da Francis Ford Coppola, fino a ad arrivare a quella di Beethoven nel film di Berbard Rose o di Sirius Black nella saga di Harry Potter, l’attore ha dimostrato delle doti trasformative così spiccate, da essere riconosciuto come uno degli artisti più versatili di Hollywood, in grado di interpretare qualsiasi ruolo.
Sposato per ben cinque volte, e con i nomi di Uma Thurman e Isabella Rossellini nella rosa delle sue conquiste, si può dire che l’attore britannico non si sia fatto mancare proprio nulla. Se poi a tutto ciò si aggiunge una solida amicizia con David Bowie con cui ha perfino registrato un brano negli anni 90 (You’ve Been Around), ecco che davanti ai nostri occhi si delinea il ritratto di un star hollywoodiana a tutti gli effetti, di quelle destinate prima o poi a far parte della Hollywood Walk of Fame.
Se poi, navigando per i Social Network, incappiamo in una foto su Instagram dove, pigiama a righe indosso, tiene fra le braccia la sua “ninetynine years young woman”, ecco che torna a essere il simpatico e affettuoso Gary, un uomo qualunque che un giorno ha deciso di fare l’attore. E gli è andata decisamente bene.