8 MARZO, GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA. PERCHE’ LA MIMOSA

DI CLAUDIA BALDINI

Giovedì 8 marzo, Giornata internazionale della donna, in più di settanta paesi del mondo ci sarà uno sciopero delle donne organizzato dai diversi movimenti femministi e, in Italia, da Non Una Di Meno. Sarà uno sciopero femminista, sociale e politico, e non solo uno sciopero dal lavoro classicamente inteso: sarà un’astensione da ogni attività anche di cura, formale o informale, gratuita o retribuita e sarà uno sciopero dal consumo e dai ruoli imposti dagli stereotipi di genere. Lo sciopero inteso in questo modo ha una sua storia: comincia con lo sciopero delle donne organizzato a New York dal Women’s Liberation Movement nel 1970, è stato via via assunto da altri movimenti di donne nel resto del mondo, fino ad arrivare allo sciopero delle donne degli ultimi anni in Polonia e in Argentina che oltre a porre la questione delle discriminazioni sessuali sul lavoro hanno occupato uno spazio pubblico contro la limitazione del diritto di aborto.

Sul sito di Non Una di Meno si spiega che l’obiettivo principale della mobilitazione di domani sarà il contrasto alla violenza maschile e a tutte le forme di violenza di genere, per «unire le tante voci del #MeToo nella forza collettiva del #Wetoogether». Il riferimento è al movimento sociale iniziato grazie ai singoli atti di molte donne che hanno raccontato i casi di molestie subite nel corso delle proprie vite, dopo le accuse al produttore cinematografico Harvey Weinstein e che in Italia è stato trasformato in #quellavoltache.

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Perchè la mimosa

L’8 marzo del 1945 Luigi Longo, vicesegretario del P.C.I. nonché responsabile delle donne iscritte a tale partito, chiese ad un gruppo di partigiane quale potesse essere il fiore da distribuire per celebrare quella ricorrenza, in analogia con quanto avveniva in Francia, dove si distribuivano mughetti e violette alle compagne in quella data. Le socialiste indicarono l’orchidea, ma Teresa, che di lì ad un anno sarebbe diventata una delle 21 donne entrate a far parte della Assemblea Costituente, scelse diversamente. Consapevole dei costi del suddetto fiore e conscia delle difficoltà di reperire violette e mughetti in ogni località italiana, si inventò una leggenda cinese, inesistente, che raccontava come la mimosa rappresentasse il calore della famiglia e la gentilezza femminile. Forse, fu proprio questa “sua” leggenda a far breccia nei cuori di chi, alla fine, scelse proprio la mimosa come fiore-simbolo delle donne, anche se, come mi ha raccontato la stessa Teresa Mattei, “le socialiste storsero il naso perché avrebbero preferito l’orchidea”. Per anni la mimosa è stata considerata un fiore sovversivo e chi la diffondeva era passibile d’arresto.