JUVE, L’IMPRESA DI UNA SQUADRA FERITA: ALLEGRI TIENE VIVO IL SOGNO TRIPLETE

Di Vanni Puzzolo

 

I bianconeri, nel tempio di Wembley, hanno trovato la serata perfetta nel momento di massima difficoltà, qualcuno potrà pensare fortuna, altri strategia ed esperienza. Tutti i pensieri hanno diritto di cittadinanza nel calcio, anche perché la prova contraria non esiste.

Buffon profeta
“Quando la Juve perde un po’ di sangue, riesce a tirar fuori il meglio di sé”. Gigi Buffon, alla vigilia di Tottenham-Juventus, l’aveva detto.
In conferenza stampa, al fianco di Allegri, con le parole, aveva già giocato la partita che avrebbe portato la Juventus ai quarti di finale di Champions League.
Serviva l’impresa, e l’impresa è arrivata.
Nel tempio di Wembley, con la squadra sotto nel punteggio – e a maggior ragione sotto nel discorso qualificazione dopo il 2-2 interno dell’andata – la Juve appariva come una squadra ferita, sofferente, quasi impossibilita a reagire, tanto erano grandi le difficoltà nelle quali era venuta a trovarsi.
Difficoltà già conosciute nel derby, poi all’Olimpico con la Lazio, prima ancora a Genova e a Firenze, con una serie di infortunati da far invidia al San Raffaele e una lunga lista di calciatori ben distanti da una buona forma fisica.
Eppure la squadra ha la straordinaria capacità di rimanere in partita. Come la squadra avversaria abbassa un po’ il ritmo, il pressing, la concentrazione, ecco che implacabile arriva puntuale la zampata del campione di turno che mette a segno gol e partita.
Anche ieri sera è andata così. Poi la reazione, tipica di chi, nonostante le ferite, vuole la vittoria.

Allegri cambia e vince.
Ancora una volta da celebrare, ancora una volta da esaltare.
“Ho solo rimediato ai danni che avevo fatto prima” asserisce a fine gara.
Senza cambi offensivi, l’allenatore che per il terzo anno su quattro arriva a metà marzo con ancora vivo l’obiettivo Triplete, si è inventato il cambio di marcia a mezz’ora dalla fine con l’inserimento di due laterali.
“Non voglio i supplementari” aveva detto alla vigilia, nel ricordo di quel Bayern Monaco-Juventus di due anni fa, costato la qualificazione ai bianconeri proprio dopo un 2-2 interno nella partita di andata.
Lichsteiner e Asamoah, due scadenze di contratto a Giugno,
(!) hanno potuto dove, chi non era arruolabile, non sarebbe mai potuto arrivare.
Perché quando perdi sangue, l’emergenza va tamponata.
E loro, ormai quasi ex, lo hanno fatto.
Alzi la mano chi al momento dei due cambi avrebbe pensato che avrebbero modificato la partita.
Allegri re Mida? Alla Juve gira tutto bene? Può darsi. Riuscire a centrare il massimo risultato con il minimo sforzo non è da tutti.
Anche se un dubbio rimane: per vincere la Champions, questo è certo, non basterà giocare venti minuti.
A Cardiff l’ anno scorso i bianconeri lo hanno toccato con mano: se molli 20 minuti squadroni come il Barcellona, Il Real, il City o il Bayern, ti mettono sotto di brutto e da lì non ti rialzi.
Ecco il vero obiettivo primario di Allegri: in serie A colpire e gestire può bastare, ma in Europa no, bisogna arrivare a giocare almeno 85 minuti. Qualche piccola pausa è concessa, di più no.
Adesso, l’obiettivo della Juventus è arrivare alla sfida con la Spal del 18 marzo, leccando le ferite di chi ha combattuto fino ad ora, aspettando i rinforzi.
Prima della trasferta di Ferrara ci saranno gli impegni casalinghi contro l’Udinese e il recupero con l’Atalanta.
Poi la pausa per le Nazionali, infine il rush finale.
Una volata lunga due mesi, alla quale sarebbe meglio partecipassero anche Mandzukic, Cuadrado e Bernardeschi. il croato non desta particolare allarme, il colombiano potrebbe essere arruolabile da inizio aprile, mentre sulle condizioni dell’italiano regna ancora l’incertezza.
Alcune ferite, purtroppo, per rimarginarsi del tutto hanno bisogno di tempo.