IL MISTERO DEI BUCHI NEL COLOSSEO

DI FABRIZIO FALCONI

Tra le molte leggende che hanno accompagnato la vita del Colosseo – se ancora oggi procura una così grande impressione ai turisti che vengono a vederlo, figurarsi cosa dovesse sembrare questo monumento in epoca medievale, già diversi secoli dopo il crollo dell’Impero Romano – alcune, assai curiose, hanno riguardato i famosi buchi, quelle fessure che costellano tutta la superficie visibile dell’Anfiteatro, nella sua parte più antica. 
 
Tra queste una delle più curiose e persistenti fu quella secondo cui i buchi erano stati fatti dai lanzichenecchi che li riempirono di polvere da sparo con l’idea di far saltare in aria il monumento. 
La stessa leggenda riferiva che il tentativo fosse andato a monte, ribadendo e rinforzando l’alone di immortalità che da sempre avvolgeva il Colosseo.  
 
Molto più prosaicamente, in tempi più recenti, si è giunti alla conclusione che queste fessure altro non sono che le tracce lasciate dalle cosiddette grappe, che i romani usavano – nel loro genio architettonico – per rinforzare le strutture del travertino, e collegare i diversi blocchi. 
Questo ferro – una quantità imponente che secondo alcuni raggiungeva il peso complessivo di 300 tonnellate – fu gradualmente asportato durante il Medioevo, rendendo certamente il monumento più fragile. Anche se, proprio in virtù della grandezza degli antichi costruttori, il Colosseo è riuscito a rimanere sempre in piedi, nonostante questo. 
Questi buchi, comunque, si sono poi dilatati con il tempo, e certamente anticamente non erano visibili, perché tutta la superficie del gigantesco monumento era rivestita da enormi lastre di travertino, anche queste spogliate senza ritegno nel corso dei secoli e usate per edificare dimore di nobili e principi romani.